Milano, 28 settembre 2025 – In occasione dell’attesissima finale di Supercoppa Italiana, abbiamo avuto l’onore di visitare il “dietro le quinte” di Sky Sport. Un viaggio esclusivo all’interno della macchina produttiva, che quest’anno ha acceso i riflettori su una grande novità: la nascita di Sky Sport Basket, il nuovo canale interamente dedicato alla pallacanestro.
Tra gli intervistati anche Flavio Tranquillo, “The Voice”.
Qual è la sfida più grande del raccontare il basket a chi non è al palazzetto?
“Io spero e credo che non sia una sfida. Spero e credo che sia un lavoro e possa essere un piacere, non legato necessariamente al racconto, per chi guarda. La parte facile è questa. Di pallacanestro ce n’è una, siamo noi che complichiamo le cose. Al massimo ce ne possono essere due, quella giocata un po’ meglio e quella giocata un po’ peggio, ma sempre di quella roba lì stiamo parlando. E quindi va raccontata così. Quella italiana è diversa da quella statunitense, che è diversa da quella greca. A me, non ponendomi il problema, viene facile dire che non è una sfida, ma un piacere”.
Oggi siamo all’Unipol Forum in occasione della finale di Supercoppa. Cosa ti aspetti da questa partita e cosa dalla stagione italiana in procinto di iniziare?
“Dalla finale di Supercoppa mi aspetto di scoprire una mezza sfaccettatura in più sulle due squadre che la giocano, perché mettere troppo peso analitico su una partita giocata alla fine di settembre sarebbe sbagliato. Però, le squadre hanno dentro qualche cosa che dura da settembre a giugno, nel bene e nel male, e magari potremmo vederla o intravederla oggi. Da un punto di vista stagionale secondo me è abbastanza facile, e del tutto inutile stare a chiedersi se il livellamento è verso l’alto o il basso, perché non c’è un punto di riferimento. C’è un livellamento, è continuo e riguarda tutta la pallacanestro mondiale. Veniamo dagli Europei, è naturale che determinati tipi di giocatori alla fine arrivino primi, secondi e terzi, ma c’è un livellamento. C’è perché le squadre sono più preparate, perché le informazioni circolano più velocemente, e questo varrà anche per il campionato italiano. E io, da fruitore del campionato italiano e della pallacanestro, credo che il livellamento significhi avere la possibilità di vedere partite a parità e quindi uno spettacolo più gradevole”.
Passiamo alla NBA. È fresca una notizia che riguarda Ja Morant, pronto a non affidarsi ad alcun agente per negoziare il suo prossimo contratto. Vista la sua carriera un po’ altalenante ma allo stesso tempo un talento tale, cosa ti aspetti da lui quest’anno?
“Bisognerebbe avere delle conoscenze che io non ho, non posso avere e non voglio neanche avere. Non perché potrebbero essere compromettenti, ma perché significherebbe conoscere troppo da vicino e troppo personalmente Ja Morant. Posso dire che il Ja Morant pubblico è un giocatore con ancora qualcosa di incompiuto, ma anche un upside, cioè un margine di miglioramento. Questa è una cosa importante da sottolineare, perché non tutti i giocatori di quell’età ce l’hanno. L’altra parte, quella del Ja Morant privato, è sempre più virtuale, da tutti i punti di vista. E onestamente io faccio un altro mestiere”.
Si ringrazia Sky Sport per la possibilità, e l’intervistato per la disponibilità mostrata.





