Seppur col brivido finale in una gara 7 per il resto dominata, in casa dei Miami Heat, i Boston Celtics si sono guadagnati la prima finale NBA dal 2010, e la prima dell’era Jayson Tatum, Jaylen Brown e Marcus Smart dopo 3 tentativi sfumati nelle ultime stagioni.
Come coach Ime Udoka, che come fu per Nick Nurse a Toronto 3 anni fa è riuscito a raggiungere le NBA Finals al suo primo anno da capo allenatore NBA, si era augurato prima di gara 7, i suoi Celtics hanno fornito il miglior inizio di partita immaginabile per una gara dentro o fuori in trasferta. Con la difesa e i punti facili in transizione, Boston ha vinto il primo quarto per 32-17 e costretto Miami a una rincorsa lunga e estenuante.
Rincorsa quasi riuscita. Negli ultimi tre minuti di partita i Celtics hanno giocato troppo col cronometro e permesso agli Heat di rientrare sul -2 (98-96) con i canestri di Max Strus e Kyle Lowry. A 17 secondi dal termine, Jimmy Butler ha addirittura avuto in mano il tiro da tre punti del potenziale sorpasso, un pallone che resta per aria la più classica delle eternità e che si stampa sul primo ferro.
Jayson Tatum è stato il miglior realizzatore di serata per Boston, con 26 punti, 10 rimbalzi, 6 assist e 2 stoppate, e come Stephen Curry a Ovest, si è portato a casa il premio di MVP delle finali di conference. Tatum, Brown, Smart e il solito immenso Al Horford, anche in una serata da appena 2 su 9 al tiro, hanno vinto una serie senza il vantaggio del fattore campo, vincendo ben 3 partite alla FTX Arena di Miami, una piccola grande impresa.
Sono 24 i punti a testa per Brown e Smart, in una partita in cui le rotazioni per i coach sono cortissime, Grant Williams vince il duello dei sesti uomini contro Victor Oladipo, gli Heat tirano con un misero 6 su 30 da tre e 50 dei 96 punti finali arrivano dalle mani dei soli Butler e Adebayo.
“Oggi era il test più difficile della nostra stagione“, così Jaylen Brown “E per tutto l’anno abbiamo sempre saputo rispondere alle avversità. Dal punto di vista mentale, dopo aver perso gara 6 in casa così, era davvero il test più probante in carriera per molti di noi e lo abbiamo passato“.
Per Boston si è trattata in questi playoffs della seconda gara 7 vinta. Il premio per la prima finale NBA dal 2010 per i Celtics sarà ora la sfida contro i Golden State Warriors, l’avversario peggiore possibile in termini di esperienza di Finals, carisma e “aura”.
Per coach Udoka, la difesa è stata ancora una volta la chiave della vittoria dei suoi: “Come ho sempre detto, per noi pare che la strada vincente sia sempre quella più ardua possibile. La difesa è la nostra identità, ci ha permesso di restare lì, anche quando il nostro attacco non gira come dovrebbe. Possiamo sempre farvi affidamento. Abbiamo costruito un vantaggio importante e anche quando in attacco abbiamo balbettato un po’, li abbiamo saputi fermare quando contava, ovvero alla fine della partita“.
Marcus Smart e Jayson Tatum, reduci delle tre finali di conference perse dal 2016 a oggi, hanno parlato di “ostacolo finalmente superato (…) e soprattutto con questo gruppo, significa il mondo. Non tutti credevano in noi, siamo passati per la strada più dura ma ha funzionato“. Ora ci sono gli Warriors: “Con loro abbiamo una cosa in comune, abbiamo superato come squadra dei momenti duri e ci ricordiamo come ci si sente. Oggi abbiamo dato tutto in campo“.
Le NBA Finals 2022 inizieranno nella notte italiana tra 2 e 3 giugno al Chase Center di San Francisco, per gara 1 tra Warriors e Celtics, una finale inedita nella NBA moderna.
Visualizza questo post su Instagram

