Focus on Kobe: un incubo infinito

di Marco Tarantino

“Non si può che essere dispiaciuti per Kobe – ha commentato coach Mike D’Antoni – Ha lavorato così duro per tornare in campo”.
Non ce la fa proprio, il recupero sembra ancora lontano: Kobe Bryant alza bandiera bianca. Non solo non sarà in campo in questo fine di gennaio, ma non lo vedremo nemmeno alla prossima 63esima edizione degli All-Star Game in programma il 16 febbraio alla New Orleans Arena di New Orleans. Ma da dove nasce questo incubo? Perchè Kobe Bryant (considerato l’erede del più grande giocatore di sempre dell’ NBA, Michael Jordan) è passato dall’essere quasi un dio all’essere invece dimenticato da tutti? Quale sarà il suo futuro?

Kobe injury

Molti sono quelli che si fanno queste domande e noi oggi proveremo a dare delle risposte a tutte, o almeno a far chiarezza in questa vicenda che sta diventando un vero e proprio caso. Tutto ebbe inizio la sera del 12 Aprile 2013. Allo Staple Center andava di scena Los Angeles Lakers contro i Golden State Warriors. Tre minuti alla fine, palla tra le mani di Bryant, spalle al canestro. Girata improvvisa e scatto verso il tabbellone, sembra scivolare, cade, fallo per i Lakers. Rimane a terra per dei secondi infiniti (già si teme il peggio), si avvicina alla panchina dove riceve subito le prime cure mediche, si rialza e va in lunetta per i due tiri liberi. Il pubblico, il coach e i compagni di squadra tirano un sospiro di sollievo: realizza i liberi ma si avvia subito negli spogliatoi, di sicuro per motivi precauzionali. La partita finisce 118 – 116 per i padroni di casa. Ma la festa per la vittoria finisce ben presto, la diagnosi è grave: rottura del tendine di Achille, stop previsto di 8 -12 mesi, un’eternità. A 35 anni ormai, i più pessimisti, parlano di ritiro, ma non lui. Nell’intervista rilasciata a fine partita, usa parole pesanti, consapevole di quanto successo ma allo stesso tempo non rassegnato del tutto (o almeno nasconde bene la sua grande delusione e paura): “Sapevo che era il tendine, ma speravo che il dottore mi dicesse altro. Sono infuriato. Mi sento come se mi avessero preso a calci. E’ un movimento che ho fatto milioni di volte, ma ho sentito un pop nel tendine. Ho provato a caricare il peso sul tallone appena rialzato, ma non riuscivo quasi a camminare. E’ la più grande delusione della mia carriera: avevo lavorato così tanto. Continuerò a giocare, ma non ho mai avuto a che fare con niente del genere in passato. Cosa mi aspetta adesso? Risonanza magnetica, operazione e poi convalescenza. Sarà un processo lungo, ma lavorerò duro. E’ la sfida più difficile della mia carriera”. È vero, forse la partita più difficile della sua vita, più difficile di un gara 7 di finale dei Play-off. Senza di lui il cammino dei Lakers nei successivi Play-off si fa difficile e infatti vengono subito elimanti dai San Antonio Spurs di Tony Parker: la squadra è in caduta libera. Ma nonostante ciò il 5 volte campione NBA ricomincia da zero, si rimbocca le maniche e fa di tutto per poter tornare in campo a fianco dei proprio compagni il prima possibile. Si sente come un leone in gabbia, lavora lavora tra fisioterapia e palestra.

Passa l’estate, il campionato ricomincia senza di lui. Ma finalmente dopo 8 lunghi mesi può rimettere di nuovo piede nel campo che tante soddisfazioni gli ha dato. 8 dicembre 2013, partita contro i Toronto Raptors: Kobe entra in campo, indossa la maglia numero 24, è il ritorno glorioso di “Black Mamba”. Ci mette un po a curburare ed a far carburare la squadra che vive un brutto momento, che non riusce ad esprimere il gioco di Coach D’Antoni, ma anzi entra in una vere e propria crisi di risultati. Partita dopo partita recupera sempre di più la forma ritornando ai livelli pre-infortunio. Ma la buona sorte sembra davvero avergli girato le spalle. Partita con i Memphis Grizzlies, mancano di nuovo 3 minuti dalla fine del terzo quarto, di nuovo a terra, dopo un contrasto con Tony Allen. Per un secondo alla mente di tutti ritorna la scena del primo infortunio, ma subito dopo il sospiro di sollievo. Si rialza e torna in campo per goocare anche l’ultimo quarto portando alla vittoria finale la sua squadra per 96 – 92. Sembra nulla di grave, ma la prima diagnosi viene smentita subito dopo i successivi accertamenti: frattura del piatto tribale del ginocchio sinistro. Di nuovo un altro infortunio, di nuovo un altro stop. Stavolta però la faccenda sembra qualcosa di meno grave di quella precedente: “solo” 6 settimane di stop. Ed arriviamo ad oggi. Il suo ritorno era previsto per la fine di gennaio, massimo per gli inizi di febbraio, ma niente. Ancora non riesce a ritornare sul parquette ed anzi il suo rientro è stato postecipato a data da destinarsi. “Non si può che essere dispiaciuti per Kobe. Ha lavorato così duro per tornare in campo”: queste le prime dichiarazioni di coach D’Antoni. Di certo non ci voleva per la squadra della città degli angeli, che con Bryant, perdono un altro giocatore, dopo l’infortuni di Nash, Farmar e Blake. Il suo futuro? Di certo un’altra batosta per Kobe, morale e fisica, ma di certo se è riusciuto a rialzarsi dopo il primo infortunio, riuscirà a superare anche questo. La caduta è forte, ma forte è colui che riuscirà a rialzarsi.

Mario Ramogida

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