La free-agency è attualmente incentrata particolarmente sulle decisioni che verranno prese da DeAndre Jordan (la sua scelta dovrebbe essere fatta in giornata) e da LaMarcus Aldridge. Prendiamo dunque questo momento di calma apparente (per fortuna si dorme anche negli Stati Uniti) per soffermarci ad analizzare una operazione, conclusa ieri, che potrebbe aver cambiato in positivo il futuro prossimo della franchigia. Parliamo di Greg Monroe ed i Milwaukee Bucks.
E’ finalmente giunta al termine la lunghissima free-agency del centro ex Georgetown. Questa in realtà è infatti durata ben due stagioni. In scadenza di contratto la scorsa stagione, aveva già deciso di testare la free-agency 2014 essendo a conoscenza dei piani del coach Stan Van Gundy che prevedevano un progetto incentrato sul nuovo e più giovane centro Andre Drummond, a discapito proprio del povero Greg “scalato” impropriamente al ruolo di ala grande. Il suo stato di contratto da restricted free agent aveva però fatto disinteressare le franchigie bramose del giocatore. Gli sviluppi furono i seguenti: firma di un nuovo contratto annuale con la franchigia di Detroit e possibilità di cambiare canotta nel 2015 – questa volta da unrestricted free agent. Riprovaci ancora Greg. Dopo 82 partite ed una regular season deludente, di squadra (record di 32-50 e playoff visti solo in tv) ma positiva a livello individuale (16 PPG e 10 RPG) finalmente il giocatore è riuscito ad abbandonare il Michigan. Era uno sposo promesso dei New York Knicks fino a qualche mese fa poi si sono inserite molte altre franchigie che hanno intralciato i piani degli orange; come Celtics e Lakers. A sorpresa il centro ha scartato le franchigie più “nobili” dell’NBA decidendo, invece, di sposare la causa dei Milwaukee Bucks. Il suo trasferimento nel Wisconsin è dovuto al fatto che i cervi, a detta del giocatore, sono una squadra in una fase di costruzione più avanzata rispetto a tutte le altre pretendenti. “They are more playoff ready” queste sono le parole che il giocatore avrebbe privatamente pronunciato ad amici e parenti per giustificare la propria decisione. Andiamo a vedere come cambierà il gioco della squadra allenata da Jason Kidd e anche le scelte dirigenziali.
LA DIFESA:
Il diktat della squadra sarà sempre quello: le partite si vincono in difesa. Sicuramente obiettivo della squadra sarà quello di raggiungere (se non migliorare) il dato registrato nella scorsa stagione alla voce punti concessi. Questi sono stati 97.4 su 100 possessi, ottava migliore difesa della stagione in questa particolare statistica. Una statistica contrastante con l’arcigna difesa che l’ex playmaker dei Nets è riuscito a costruire in un roster estremamente giovane è rappresentata dai rimbalzi di squadra. Solo 42.1 a partita che hanno reso i Bucks la settima squadra peggiore dell’NBA. In tale ambito l’arrivo di Greg può essere una vera e propria manna dal cielo riuscendo (dati alla mano) a tirar giù dai tabelloni 3 rimbalzi in più rispetto al “vecchio” centro titolare dei cervi, vale a dire Zaza Pachulia. In più il giocatore nativo della Louisiana non farà rimpiangere il georgiano per quanto riguarda presenza fisica sotto canestro e capacità di difendere in post basso.
L’ATTACCO:
L’attacco rimane ancora il tallone d’achille del giovane allenatore ex Brooklyn Nets. E’ un aspetto che deve necessariamente migliorare ma, in memoria del modo in cui interpretava da giocatore il ruolo di playmaker, vuole che la squadra giochi da squadra. Nonostante in fase offensiva la squadra si affidi ancora troppo all’improvvisazione i giocatori cercano di arrivare sempre ad un canestro assistito. Grazie a questa mentalità la squadra si è classificata settima in tema di assist per partita, facendone registrare 23.6. Di sicuro per incrementare le proprie chance di vittoria del titolo la squadra dovrà riuscire a segnare più punti a partita (solo 97.8 la scorsa stagione). Il futuro però non sembra destare preoccupazioni. Considerando l’esplosione e la continua crescita di Khris Middleton e di Giannis Antetokoumpo più il rientro di Jabari Parker, i punti cresceranno automaticamente. Alla luce dei nomi appena fatti sembra altamente improbabile (se non impossibile) che Monroe diventi il go-to-guy della squadra. La sua utilità offensiva risiede dunque nella sua capacità di giocare spalle a canestro. A ciò va aggiunta una buona rapidità di piedi che gli consente spesso, fronteggiando il canestro, di battere il suo difensore per poi concludere al ferro. Non sarà la prima soluzione offensiva del team ma con i suoi 15-16 punti a partita che è abituato a segnare (tranne nella stagione da rookie) potrà dare una grossa mano.
IL MERCATO:
Con la firma del centro la dirigenza bucks ha occupato gran parte del salary cap a disposizione. E’ probabile che ora la dirigenza agirà solo in caso di trade favorevoli. A guardare oggi il roster la squadra sembra al completo fatta eccezione per il ruolo di ala grande. In quest’ottica il front office potrebbe pensare di utilizzare come merce di scambio uno dei centri ritenuti superflui. Oltre a Monroe nello stesso ruolo giocano il già citato Pachulia, il giovane Henson e il più grande dei fratelli Plumbee (Miles). Sembra al sicuro la posizione di Henson che rispecchia fisicamente il prototipo del giocatore ideale per i Bucks. Alto, magro, mani giganti e apertura alare simile a quella di un Boeing 767. L’inizio della stagione regolare dista comunque ancora molti mesi durante i quali la squadra potrà subire diverse modifiche. Nonostante ciò, già adesso, il roster appare competitivo per tentare la scalata nella conference orientale. Complimenti Bucks!
Per NBA Passion,
Leo Lucio Screnci



