Quando l’argomento principe è il mercato NBA, i Los Angeles Lakers sono come il prezzemolo: vengono messi in mezzo dappertutto. Già, falsi o veri che siano, quando balzano agli onori della cronaca i classici rumors, la franchigia gialloviola viene spesso tirata in ballo. Quasi sempre, verrebbe da dire. Forse perchè la squadra è ancora un cantiere aperto e aggiungere un ulteriore tassello può essere una possibilità. O forse perchè, mediaticamente e non, i Lakers fanno sempre notizia e ci si aspetta da loro grandi manovre.
Nerlens Noel e Paul Millsap sono gli ultimi nomi accostati ai californiani. Scambio in vista prima della trade deadline? Chi lo sa. Fino all’ultimo tutto può accadere, fare delle previsioni certe risulterebbe azzardato. Quello che però trapela è che, qualora Mitch Kupchak decidesse di intraprendere un affare, i prospetti di belle speranze non verranno ceduti. D’Angelo Russell, Brandon Ingram, Julius Randle, Jordan Clarkson e Larry Nance Jr dovrebbero rimanere al loro posto. Il sito ‘Sporting News’, in particolare, ne è praticamente certo.
I rampolli di casa Lakers blindati nella Città degli Angeli a migliorare fisicamente, tecnicamente e mentalmente. Perchè proprio ora che si è creato un core dal futuro radioso (almeno sulla carta) bisogna smantellare tutto? Soprattutto dopo che il team ha trascorso annate buie prendendo mazzate praticamente da tutta la lega. Andare a togliere un tassello a questo puzzle non sarebbe una cosa tanto sensata: per questo si presume che il front office non lo farà. Perchè sarebbe avventato, folle (osando). Così immaginiamo Kupchak stare in tale frangente con le mani in mano, continuando sull’onda positiva intrapresa in offseason, iniziata con l’ingaggio di Luke Walton. Sì, perchè l’arrivo del figlio del grande Bill, nuovo salvatore della patria, è stata una delle poche mosse azzeccate ultimamente. Proprio sotto la guida dell’eclettico Luke i gialloviola stanno guardando la luce al di fuori del tunnel venendo investiti da una carica d’ottimismo.
Basta vedere come Russell abbia trovato il suo habitat naturale rispetto alla scorsa stagione, dove stagnava nel sistema (sistema?) architettato da Byron Scott; come Randle stia esprimendo a tratti quel mix di tecnica e versatilità potenzialmente letale; come Clarkson e Nance siano diventati colonne portanti della second unit e come Ingram sia un’arma devastante da poter utilizzare in futuro. Tempo al tempo, e le soddisfazioni arriveranno. Bisogna ricordare che praticamente i Lakers sono al vero anno zero della rebuilding e che per raccogliere i frutti del lavoro ci vorrà un po’. Andare a dividere il promettente gruppetto ottenendo in cambio gente più stagionata e che non alzerebbe troppo il livello tecnico del roster, sarebbe come prendere un abbaglio. Lasciarli maturare per poi aggiungendo pian piano elementi utili alla causa è la cosa giusta. Attendere, con pazienza. Più che altro per non rischiare di ripartire da capo. Poi si prenderà atto dei verdetti a lungo andare, in ogni caso.
Quindi il front office deve stare quieto a bighellonare? Se qualche occasione si presenta al varco va presa in considerazione (ovviamente tenendo conto dell’incedibilità dei ragazzi). Urge stare attenti. I veterani servono eccome in mezzo ai talentini in erba, sia dal punto di vista tattico che psicologico. Timofey Mozgov e Luol Deng stanno dando una grossa mano, mentre Lou Williams potrebbe attirare più acquirenti: in cambio dell’ex Toronto Raptors si potrebbe richiedere una scelta o comunque un giocatore funzionale alle idee di Walton. Come una guardia 3&D, lacuna del roster non ancora colmata.
I giovani non si toccano, dunque. Decisamente. “A chi sa attendere, il tempo apre ogni porta” – diceva il saggio.


