Volendo essere per un momento matematici, possiamo dire che Heat=Wade o Wade=Heat. Non importa. Comunque vogliate scrivere l’equazione, il risultato è sempre lo stesso. Il rapporto nato, cresciuto e che un giorno finirà (se finirà) tra lui e la franchigia della Florida è un qualcosa di ormai indissolubile come espresso dallo stesso Wade tante e tante volte. E i tifosi Heat non possono che apprezzare. Questa sarà ormai l’undicesima stagione che la guardia scelta al Draft del 2003 si appresta a giocare con la casacca in bianco. Ha vinto tante volte, perso altrettante. Si è divertito ma allo stesso tempo ci sono stati momenti difficili.
E, come riportato in una intervista a tutto campo rilasciata ad un noto giornale statunitense, uno di questi momenti poco divertenti sembra sia appena culminato: ”Non lo so, è difficile da dire. E’ stato grandioso, sai, andare alle Finals per quattro anni consecutivi. Era tutto ciò che desideravamo,
ma a volte tutto quel periodo, in certi momenti, non era per niente divertente” e continua: “Penso che ora sono al punto in cui voglio semplicemente godermi le partite. Una volta che vinci tre titoli e diventi così famoso, devi per forza avere una motivazione forte per cui continuare a giocare. E io voglio essere in grado di giocare per i miei compagni e semplicemente godermi le partite”. Parole che suonano sincere, come sempre è stato Dwyane Wade. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea. Perché? Perché Wade e compagni non riuscivano a divertirsi? Sarà stata la troppa pressione addosso? I più maliziosi potrebbero pensare che sia stata la presenza troppo ingombrante di LeBron James? A spiegarci meglio il quadro della situazione è lo stesso Wade:”Non so di cosa si sia trattato con certezza, so solo che ora stiamo meglio, siamo più liberi. Non sto dicendo ‘Oh, sono contento che questa persona ci abbia lasciato’ è più come dire ’Ok, è una sfida’”.

Chiuse ancor prima che nascessero, quindi, le polemiche che sarebbero potute scaturire, Wade ci sta semplicemente dicendo che lui, come Bosh, Chalmers, Haslem e tutti coloro i quali, all’interno dello spogliatoio si sentono Heat Lifer, vogliono semplicemente giocare divertendosi a differenza di quanto accaduto nella passata stagione, senza intaccare la voglia di continuare a vincere. Le loro chance si sono ridotte dopo l’addio di LBJ, questo è sicuro, ma Pat Riley ha magistralmente messo su un roster interessante, che a Est, come nei Playoffs, può dire senz’altro la sua per i piani alti. Non ci resta che attendere il verdetto del campo per capire quali potranno essere il destino e le ambizioni di questi Heat nell’era post-James.
Per Nba Passion
Mario Tomaino

