Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti I quintetti del millennio: Dallas Mavs

I quintetti del millennio: Dallas Mavs

di Michele Gibin
Dallas Mavs

Nel nuovo millennio, i Dallas Mavs si sono mantenuti costantemente in orbita playoffs, salvo pause occasionali. La crescita costante della squadra, guidata da Dirk Nowitzki, ha portato a una finale persa da favoriti e a un’altra vinta quando ormai la finestra sembrava chiusa. Il lento inabissamento nella mediocrità che ne è seguito si è interrotto sul finire degli anni Dieci, con l’arrivo di Luka Doncic. Ecco il quintetto ideale dei Dallas Mavericks dal 2000 in avanti.

Point guard: Steve Nash

Chiuso dall’agguerrita concorrenza a Phoenix, il canadese viene ceduto senza troppi rimpianti ai Mavs nell’estate del 1998. Una volta sbarcato in Texas, emerge rapidamente fra le migliori point guard della lega. Coach Don Nelson costruisce il suo sistema di gioco attorno alle peculiarità di Nash e di Dirk Nowitzki, e Dallas si fa largo tra le superpotenze della Western Conference, arrivando a un passo dalle Finals nel 2003. L’anno prima, Steve ha debuttato all’All-Star Game ed è stato inserito nel terzo quintetto All-NBA, traguardi che bissa dodici mesi più tardi. Le reticenze del proprietario, Mark Cuban, a offrire un maxi-rinnovo spingono Nash a salutare i Mavs nell’estate del 2004. Torna quindi ai Suns, con i quali diventerà due volte MVP e contribuirà a rivoluzionare la pallacanestro.

Guardia: Luka Doncic

Il ragazzo prodigio sloveno approda nella NBA dopo aver vinto tutto in Europa, con la maglia del Real Madrid. I Mavericks fanno carte false per salire nel draft e assicurarsi i suoi servigi, e Luka li ripaga alla grande. Fin dalla stagione d’esordio prende le redini della squadra, nel 2020 la guida ai playoffs e negli anni successivi si afferma trai giocatori più dominanti della lega, collezionando prestazioni impressionanti e infrangendo un record dopo l’altro. Nel 2022, Dallas raggiunge le finali di Conference, poi perse contro i Golden State Warriors. L’anno seguente, malgrado gli oltre 32 punti di media del quattro volte All-Star, la squadra scivola lentamente fuori dalla zona play-in.

Ala piccola: Michael Finley

Pilastro dei Mavs di Don Nelson insieme a Nash e Nowitzki, Finley si guadagna due convocazioni all’All-Star Game a inizio millennio. Dal 1997 al 2002 viaggia stabilmente oltre i 20 punti di media, dando un contributo fondamentale al successo della squadra, soprattutto nei momenti decisivi. Con l’avanzare dell’età deve accontentarsi di un ruolo sempre più marginale, finché nel 2005 viene tagliato per questioni salariali. Trova una nuova casa ai San Antonio Spurs, con cui vincerà il titolo NBA nel 2007.

Ala grande: Dirk Nowitzki

La star tedesca è diventata un sinonimo della franchigia stessa, tanto che oggi una sua statua campeggia fuori dall’American Airlines Center, e la sua silhouette è raffigurata sul parquet. Nowitkzi non ha cambiato solo la storia dei Mavs; ha rivoluzionato la pallacanestro, dando una dimensione fino a quel momento sconosciuta al ruolo del lungo con il suo illimitato range di tiro. La sua ascesa, culminata con il premio di MVP vinto nel 2007, ha reso Dallas una delle migliori formazioni di inizio millennio, e il titolo NBA vinto da protagonista nel 2011 è la ciliegina sulla torta di una carriera inimitabile. Nel 2019, quando appende le scarpe al chiodo, Dirk ha nel curriculum 14 All-Star Game, 12 inclusioni nei quintetti All-NBA e il sesto posto nella classifica All-Time dei realizzatori NBA.

Centro: Tyson Chandler

Al lungo californiano è bastata una sola stagione per entrare di diritto nella storia dei Mavs. Nel 2010 arriva a Dallas dopo un avvio di carriera in saliscendi; considerato un mezzo bidone a Chicago, si è quindi ritagliato uno spazio importante a New Orleans, salvo poi vivere un anno tormentato dagli infortuni a Charlotte. Tyson si incastra perfettamente nel sistema di coach Rick Carlisle, diventando il perno su cui ruota l’intera difesa dei Mavs, e la sua presenza sotto i tabelloni è fondamentale nella corsa al titolo NBA.

Doo aver sollevato il trofeo diventa free agent, e deve scontrarsi con la rinomata parsimonia di Mark Cuban, il quale vuole preservare spazio salariale per tentare l’assalto a Dwight Howard nel 2012. L’offerta per il rinnovo è ritenuta insufficiente, per cui Chandler lascia il Texas da campione e firma per i New York Knicks, con cui diventerà Difensore dell’Anno e debutterà all’All-Star Game. Tonerà a Dallas nella stagione 2014/15, ma quei Mavs, seppur talentuosi, si fermeranno al primo turno playoffs.

Sesto uomo: Jason Terry

Insieme a Nowitzki, ‘Jet’ è stato il punto fermo dei Mavericks nella seconda metà degli anni Duemila. Da guardia titolare aiuta la squadra a raggiungere le Finals nel 2006, poi viene fatto partire dalla panchina da Rick Carlisle, vincendo al primo tentativo il premio di Sesto Uomo dell’Anno. Le sue fiammate offensive sono fondamentali per la grande cavalcata dei Mavs nel 2011, e il trionfo contro Miami permette a Terry di trasformare un gesto sconsiderato in un’epica profezia. A inizio stagione, infatti, si era tatuato il Larry O’Brien Trophy su un bicipite. L’anno successivo, con il contratto ormai scaduto, lascia Dallas e firma per i Boston Celtics.

Allenatore: Rick Carlisle (Don Nelson, Avery Johnson)

Don Nelson è colui che ha reso i Mavs una superpotenza della Western Conference, ma Rick Carlisle è quello che gli ha fatto compiere l’ultimo passo, quello necessario per arrivare al titolo NBA. Prima e dopo quel magico 2011, l’ex giocatore dei Celtics ha contribuito a creare una cultura vincente a Dallas, mantenendo costantemente la squadra in orbita playoffs. Al termine della stagione 2020/21, nel mezzo di una tumultuosa rivoluzione societaria, Carlisle lascia dopo 13 anni la franchigia che ha contribuito a portare in alto.

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