J.R. Smith non è certo uno che la manda a dire, il suo carattere sopra le righe e la sua esuberanza dentro e fuori dal campo ne hanno fatto da sempre uno dei personaggi più discussi e controversi dell’intera lega. Stavolta la vittima prediletta del suo sfogo sono proprio i New York Knicks, la cui dirigenza il 6 gennaio spedì lui e Iman Shumpert in quel di Cleveland nell’ambito di un’operazione che coinvolse anche Dion Waiters, che lasciò i Cavaliers per accasarsi agli Oklahoma City Thunder. La trade in questione ha permesso a New York di risparmiare oltre dieci milioni di dollari che gravavano sulle spettanze dei due esterni, mentre i Cavs si sono ritrovati a roster nuove bocche da fuoco sul perimetro, un valore aggiunto non di poco conto in prospettiva playoffs. Tutti felici e contenti quindi? Certo, ma c’è chi un sassolino dalla scarpa ha voluto levarselo comunque. Pur senza nascondere il suo entusiasmo per l’approdo alla corte di Lebron e Kyre Irving, il mai domo J.R. non ha perso occasione per lanciare un dardo avvelenato indirizzato alla franchigia della grande mela. Qualche giorno fa sul suo profilo Instagram è comparso un post che ritrae lui e Shumpert sia in maglia Knicks che con quella di Cleveland, il tutto contornato dalla frase “One man’s trash is another mans treasure”, che in soldoni sta a significare come un uomo-spazzatura per qualcuno possa rivelarsi un tesoro per qualcun altro. Intervistato di recente dal NY Post , J.R. Smith ha fatto ulteriore chiarezza sulla natura della sua provocazione: ”La proprietà dei Knicks mi ha fatto sentire come se fossi uno di troppo, un contratto pesante di cui liberarsi il prima possibile. Mi hanno trattato come spazzatura, potete solo immaginare quello che ho provato ad essere scaricato in quel modo”. Smith la più dolce delle rivincite se l’è presa direttamente sul campo, giocando una pallacanestro degna quasi dell’anno domini 2013, quando al termine della stagione venne incoronato miglior sesto uomo dell’anno. Oltre alle cifre di tutto rispetto, che parlano di 12,7 punti, 3,5 rimbalzi e 2,5 assist in 31,8 minuti di impiego, il grande traguardo delle NBA finals conquistate da protagonista, la più bella delle ricompense per un giocatore che da troppo tempo convive con l’amore e l’odio di chi, tra compagni, allenatori e tifosi, negli anni ha avuto modo di ammirarne l’immenso talent.o sul parquet.
Per NBA Passion,
Mauro Manca.

