James Harden: chance di back to back MVP?

James Harden

Partiamo dal nocciolo della questione: quanto mostrato da James Harden il 4 gennaio contro i campioni in carica di Golden State, entra di diritto in quella manciata di prestazioni monstre, destinate a rimanere nella memoria di tutti per decenni. Sarà l’aria del Texas, ma Houston non è nuova ad eventi del genere. Non sarà comunque solo una gara a far conseguire all’ex Thunder il titolo di MVP, e la concorrenza è molto agguerrita. Andiamo ad analizzare l’andamento del Barba e di Houston, e le reali chance a sua disposizione per il back to back per l’MVP.

JAMES HARDEN: LE DIFFICOLTÀ NEL RIPETERSI

Nella storia del titolo di MVP, i casi di back to back si contano sulle dita di due mani. Stiamo ovviamente parlando di mostri sacri, che nel recente passato rispondono al nome di Jordan, Bird, Magic, Duncan, Nash, LeBron e Curry. Il motivo è presto spiegato: per ripetere il titolo di miglior giocatore della stagione, bisogna in qualche modo eguagliare o migliorare un’annata già di per sé straordinaria, risultando superiori agli altri pretendenti della Lega. Nonostante un periodo di forma incredibile, al momento Harden difficilmente raggiungerebbe il titolo, e uno dei motivi principali è da imputare all’andamento della squadra.

 

Harden, il solito baluardo dei Rockets.

Houston è attualmente quinta in solitaria nella Western Conference, e sta pagando un avvio tutt’altro che positivo. Nulla è precluso in una stagione da 82 partite, infatti ai texani è bastato una striscia positiva che li vede 8-2 nelle ultime 10 partite, per rientrare nelle zone nobili della Conference. Con la complicità degli altalenanti Warriors e del cartello work in progress esposto fuori dai palazzetti di Lakers, Thunder e Spurs, Houston può guardare al futuro con serenità, ritrovando le armi che solo 6 mesi fa l’hanno portata ad un passo dalle Finals.

I PROBLEMI DEL TEAM

L’ennesimo infortunio al tendine di Chris Paul

Il problema principale, paradossalmente era il punto di forza dell’anno passato, l’attacco. I Rockets, infatti, dopo essere stati il miglior attacco dell’NBA insieme ai Warriors nella stagione chiusasi a luglio, sono al momento diciottesimi per punti segnati a partita, tirando con percentuali bassissime anche dalla linea dei tre punti, che è alla base del gioco dantoniano. Parte della responsabilità è del front office, con alcune scelte di mercato estive scellerate, che hanno indebolito un team a cui servivano solo un paio di ritocchi per arrivare al top della lega. Sottolineiamo in particolare la disastrosa trade che ha portato a Houston un Carmelo Anthony a fine corsa da tempo, sacrificando due collanti e specialisti al tiro ed in difesa, come Trevor Ariza e Mbah A Moute. Se a questo sommiamo i problemi cronici al tendine del ginocchio sinistro che attanagliano Chris Paul, ecco delineati gran parte dei problemi di Houston, con Harden spesso costretto alla hero ball, che alla lunga rischia di pesare anche sulla corsa all’MVP. Come detto, Houston è in ripresa, ma è indubbio che il Barba sia in questo momento più solo rispetto al trio della Baia (Curry, Thompson, Durant), al duo di Oklahoma (Westbrook, George) e al sistema di gioco a marce alte che sta esaltando Antetokounmpo a Milwaukee.

LA STAGIONE DEL BARBA

In questi quasi tre mesi di regular season, le prestazioni di Harden sono andate in crescendo. Le sole 4 vittorie nelle prime 11 gare hanno mostrato i limiti di una squadra costruita male, con un Harden impreciso e confusionario. La roboante vittoria nel derby texano contro gli Spurs ha fatto da apripista per la riscossa dei Rockets, con un Barba finalmente incisivo e vero go to guy della squadra. La grafica riportata qui sotto è eloquente per definire il “discreto” impatto del prodotto di Arizona State nelle recenti partite.

Inutile dirvi chi è il miglior realizzatore della squadra…

Nel dettaglio sottolineiamo, i 50 punti con cui ha schiacciato i Lakers, i 47 punti contro l’arcigna difesa di Utah, e soprattutto le 5 partite consecutive sopra i 40 punti del periodo natalizio, con due prestazioni clutch incredibili, nella gara dell’ex contro i Thunder e nell’incredibile vittoria ad Oakland contro gli Warriors.

 

La prodezza nel big match vinto contro Golden State.
 

La faccia tosta non è mai mancata al numero 13, tanto meno la sicurezza nei propri mezzi. La completezza nei movimenti offensivi è imbarazzante, Harden è una vera macchina di canestri, che siano penetrazioni impossibili, tiri dalla media, o step back ben impossibili ( toccata quota 100 step back realizzati in stagione, il secondo è Doncic con 28…). Giocatori immarcabili come lui in questa era ne ricordiamo pochi, e anche andando indietro nel tempo facciamo fatica a trovarne tanti. Innata anche la capacità di lucrare tiri liberi, sbrogliando spesso situazioni intricate nell’attacco texano. La costanza nell’arco del match è incredibile, tenendo conto dell’alto minutaggio e della pressione continua attuata dalle difese avversarie. Difensivamente il nostro è ancora parecchio molle, ma perlomeno quest’anno sembra impegnarsi di più, evitando gli strafalcioni divenuti famosi nelle passate stagioni.

Conclusione

Dopo un inizio di regular season parecchio complicato per lui e per la squadra, l’MVP uscente è letteralmente esploso, sommando, nelle 12 partite chiuse col big match contro gli Warriors, la pazzesca media di 40.1 punti, 6.6 rimbalzi, 9.0 assist.

Come detto, Houston deve trovare delle alternative valide ad Harden, e il ritorno (dovrebbe non mancare molto) di Chris Paul, toglierà molta pressione al “Barba”. Insieme alla crescita esponenziale di Capela, del sesto uomo Gerald Green e dell’insospettabile Austin Rivers, Harden può trascinare Houston ai playoff, provando a bissare i successi dell’anno passato. Il Barba al momento è ampiamente il top scorer della Lega, e cui aggiunge più di 8 assist a partita. Sarà dura ripetere l’exploit dell’anno passato (e molto dipenderà dai successi della franchigia) ma Harden resta uno dei favoriti. Chissà se riuscirà a raggiungere l’obiettivo di cui si è autoproclamato nella gara con gli Warriors

Il
Il Barba riuscirà nell’impresa?