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Lakers, Horry elogia la dedizione al lavoro di Bryant

di Nicola Siliprandi

Robert Horry arrivò ai Los Angeles Lakers durante la stagione ’96-97, la prima assoluta di un Kobe Bryant appena diciottenne. Nonostante il Black Mamba avesse tirato col 37,5% da tre nel suo anno da rookie, Horry ricorda come in verità non fosse un grande tiratore, e come questo lo motivasse ad arrivare sin da subito a livello dei suoi compagni di squadra già veterani. Dopo ogni allenamento infatti aveva luogo una gara di tiro tra Kobe, Horry, Kurt Rambis, Mitch Richmond e Brian Shaw, che puntualmente vedeva perdere miseramente il figlio di Joe.

Quando sono stato scambiato nel ’97 finendo ai Lakers, Kobe era solo un rookie. Il ragazzo non sapeva tirare da tre. Facevamo sempre questo gara dopo ogni allenamento io, Kobe, Bruan, Mitch e Kurt. Sapevamo già che Kobe avrebbe perso, ogni dannata volta! Il fatto è che poi, il giorno dopo, tornavamo a allenamento e Kobe era già lì, ad allenarsi per migliorare il tiro da tre, prima che arrivassimo tutti. E poi, come un orologio, alla fine dell’allenamento diceva ‘Avanti, giochiamo!’ e noi, ovviamente, gli facevamo il c**o. Ma questo non lo avrebbe sicuramente fermato. Era incredibile. Se non sapeva fare qualcosa, allora si allenava per migliorare. Si allenò finchè, a un certo punto, un paio di mesi dopo, riuscì a batterci. Ma questo è solo un esempio. Se gli avessimo detto: ‘Kobe, scommetto che non riesci a metterne cinque di fila in gancio da centrocampo’ quella carogna si sarebbe allenato come un ossesso finchè non avrebbe imparato a fare cinque canestri in gancio da centrocampo. Ed è questo che la gente non capisce quando si parla di campioni, quando si parla della mentalità del vincente. La dedizione di Kobe al gioco è irreale. E intendo veramente irreale. Letteralmente incredibile. Il minimo comune denominatore in ogni squadra di successo è la mentalità che ha Kobe, quella che aveva Hakkeem (Olajuwon, compagno di squadra di Big Shot Bob dal 92 al 96 in quei Rockets bicampioni Nba negli anni di transizione di Jordan). Quando sento la gente parlare di Kobe che urla contro i propri compagni di squadra in allenamento o di LeBron che sia o meno il migliore amico dei suoi, non posso mai credere alle mie orecchie.

Questo aneddoto è solo un altro dettaglio da aggiungere alla leggendaria storia di uno dei più grandi dominatori che l’NBA – e la pallacanestro – abbiano mai conosciuto.

 

Per NBA Passion,

Nicola Siliprandi

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