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Lakers, si inizia con una sconfitta in volata: positivi alcuni giovani e nuovi arrivati

di Olivio Daniele Maggio

Una sconfitta in volata per iniziare la stagione: allo Staples Center di Los Angeles, i Lakers vengono battuti dai Minnesota Timberwolves nella gara dell’opening night.

Julius Randle.

Julius Randle.

C’era molta attesa nel vedere i meccanismi di una squadra in ricostruzione e piena zeppa di nuovi elementi, alla ricerca della giusta alchimia per gettare le basi nel futuro. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma sicuramente si possono trarre delle indicazioni positive che fanno ben sperare tutto il mondo lacustre. Soprattutto dai più giovani: Julius Randle e Jordan Clarkson, in particolare, si sono difesi bene in questo primo atto di regular season, non sfigurando affatto. L‘ala grande è stata coinvolta molto nella manovra, impegnandosi molto nei giochi a due con le guardie, concludendo a canestro o aprendo la strada verso il ferro per i compagni. In 30 minuti di gioco Randle ha messo a referto una doppia doppia da 15 punti e 11 rimbalzi, dimostrando tanto carattere e seguendo alla lettera le istruzioni di Byron Scott, che lo aveva invitato ad iniziare l’azione dopo aver catturato un rimbalzo.

Clarkson invece ha incominciato da dove aveva lasciato: schierato da shooting guard, il nativo di Tampa ha infilato 14 punti, preso 4 rimbalzi e serviti 3 assist, anche se dalla linea da tre non ha inciso per niente (0-2). Per la grande sorpresa della scorsa annata una prestazione tutto sommato positiva.

Molta attenzione era concentrata su D’Angelo Russell, scelto con la seconda chiamata dello scorso Draft. Il playmaker uscito da Ohio State è stato impiegato per 25 minuti, non riuscendo a mostrare tutto il suo talento. Per sbloccarsi ci mette quasi due quarti, prima di segnare il secondo tiro su sette tentati, sicuramente uno score non entusiasmante. Da migliorare anche l’apporto difensivo. Le chiavi della squadra sono in mano a lui, ma è parso che Scott abbia l’intenzione di non mettergli troppa pressione e di inserirlo gradualmente per non rischiare di bruciarlo.

Kobe Bryant.

Kobe Bryant.

Giovani, ma non solo. Kobe Bryant è finalmente tornato dopo i tanti infortuni che ne hanno minato il fisico e messo a rischio il proseguo della sua carriera, giunta al ventesimo anno con la stessa franchigia (si tratta di un record). Il Black Mamba ha giocato da ala piccola, come previsto in offseason: la squadra ha potuto beneficiare della sua abilità in post che ha creato agli avversari qualche problema in area. Tuttavia, seppur non incentrando la manovra su se stesso, ha tirato male (8-24 dal campo e 3-13 da tre). Probabilmente non ci si poteva aspettare di più dal 37enne, che a più riprese ha incoraggiato le nuove leve da buon leader. Per questo nuovo ruolo, più ‘statico’ del precedente, il 24 ha bisogno di rivedere le percentuali per divenire ancora più efficace.

Indicazioni buone anche i nuovi arrivati: se Roy Hibbert ha siglato una doppia doppia (12 punti e 10 rimbalzi conditi da 4 assist), Lou Williams ha portato della verve offensivo uscendo dalla panchina con ben 21 punti (6-14 dal campo), giocando ai livelli che gli hanno permesso di conquistare il premio di sesto uomo dell’anno con la casacca dei Toronto Raptors.

I Lakers comunque necessitano di vari aggiustamenti per poter crescere ancora. A rimbalzo il confronto coi Timberwolves è stato vinto (51-39), ma dall’arco la squadra è stata tutt’altro che fredda data la percentuale di tiro si attesta al 25.7% (Nick Young il migliore con 4-7). Oltre alla difesa non particolarmente impenetrabile, la squadra ha peccato di lucidità, soprattutto a cavallo tra il terzo e il quarto periodo, dove è avvenuta la rimonta di Kevin Garnett e compagni. Una vittoria buttata al vento che ha inaugurato l’altalenante stagione che intraprenderanno i gialloviola: Scott ha comunque tempo per lavorarci su.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)

 

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