Perdere in finale non è mai bello, soprattutto quando le circostanze sono particolari e si viene da un periodo di continue critiche per aver lasciato gli Heat dopo una finale persa in favore di un ritorno a casa inaspettato.
Rendere una squadra appena formata una contender è una missione alquanto ardua e l’inizio della stagione non è proprio dei migliori, soprattutto complice la poca intesa con le altre due star e un allenatore che è alla ricerca di una quadratura del cerchio che tarda ad arrivare. I malumori iniziano a serpeggiare nell’ambiente e il progetto sembra destinato al fallimento fino all’arrivo della deadline, nella quale tramite delle trade arrivano J.R Smith, Iman Shumpert e da Denver, Mozgov.
I primi due hanno dato davvero una grossa mano al re mentre l’altro ha messo le tende nel pitturato e ha dato quella sicurezza in più che mancava da tempo.
Il gioco è fatto. I Cavs iniziano a giocare un basket spumeggiante con una difesa all’europea, ancora di salvezza in molte situazioni.
La squadra ha iniziato a macinare vittorie su vittorie fino ad arrivare alla post-season come testa di serie numero 2 nella eastern conference, sbarazzandosi senza problemi di qualsiasi avversario, anche i sorprendenti hawks hanno dovuto alzare bandiera bianca davanti la maestà del giocatore più forte del mondo che quando sceglie di salire di livello è semplicemente il migliore.
In finale però lo aspettavano due giocatori che in confronto a lui sembrano folletti gli “splash brothers” che pieni di energie, complice anche il ruolo dei comprimari, sono riusciti ad arrivare meno stanchi di un re che a volte è sembrato solo sull’isola.
L’atto finale si è concluso con la vittoria dei ragazzi della baia, ma questa volta Lebron non ha davvero sfigurato, ha dato l’anima in qualsiasi partita, dal primo all’ultimo pallone, collezionando prestazione strtosferiche che purtroppo non sono bastato, data la differenza evidente tra i roster.
La star ha manifestato molta tristezza e avvilimento da quel momento ma l’angoscia verrà convertita in voglia di migliorarsi molto presto per tornare ancora più forte il prossimo anno per cercare di acciuffare il terzo anello che per due anni consecutivi è sfuggito all’ultimo atto.
Riuscirà il re a tornare ad indossare l’anello del potere, difficile dire di no…
Per NBA Passion,
Francesco Tarantino


