Lockdown Defense: Avery Bradley

di Gabriel Greotti
“With the ninteen pick in the NBA Draft the Boston Celtics select: Avery Bradley from  Texas”
Inizia con queste parole la carriera in maglia biancoverde della giovane guardia proveniente dal college texano. Doc Rivers, allora allenatore dei Celtics, l’aveva scelto considerandolo un buon ricambio per Ray Allen, sebbene avesse caratteristiche diverse. Il giovane Avery non è uno shooter puro come l’illustre collega ma, negli anni al college, si è messo in luce soprattutto per la sua attitudine difensiva e per un grande atletismo.

Difesa e Celtic Pride – Primi passi in NBA

Dopo una prima stagione da rookie non esaltante, che lo ha visto militare anche in D-League, Avery acquisisce sempre maggiore spazio e continuità grazie ad un infortunio di Allen e agli insegnamenti di Thibodeau e dello stesso Rivers, che lo portano a rapidi miglioramenti. Infatti, mentre al college era considerato un eccellente marcatore sulla PG avversaria (dati i problemi di stazza,188cm x 80kg, undersized per giocare nello spot di  SG), grazie agli insegnamenti di Thibo prima, e Stevens poi, il ragazzo è diventato un difensore polivalente, dimostrandosi in grado di marcare efficacemente tre ruoli (SG, PG e SF).

L’era Stevens: nuovi progressi

L’arrivo di Coach Brad Stevens segna una svolta nel gioco di Bradley: considerato finora solo un eccellente difensore, ora il neo-coach biancoverde vede in lui anche un discreto attaccante e lo spinge a migliorare il suo bagaglio offensivo, senza mai trascurare la sua dote migliore: la difesa.

Bradley così inizia a lavorare, sempre con maggiore intensità sulle sue doti offensive, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: passa infatti dai 9.2 punti di media della stagione 2012/13 ai 14.9 di quella successiva fino ad arrivare ai 15.2 della passata stagione. Stevens infatti, soprattutto in estate, lo spinge a lavorare sempre di più e meglio sui tiri dagli scarichi (come il clamoroso Buzzer Beater della scorsa stagione ai danni di Cleveland), sui piazzati dalla media distanza e soprattutto lo spinge a sfruttare il suo grande atletismo, non solo per l’intensità difensiva ma per attaccare il ferro (a questo proposito va ricordata la schiacciata su Kawhi Leonard).

 From defense to offense: l’importanza negli schemi di Stevens

Avery diventa un giocatore imprescindibile nell’economia del gioco biancoverde: oltre ad esserne il leader difensivo, diventa una preziosa arma anche per le soluzioni offensive e, sempre grazie all’enorme lavoro di Stevens, anche per la costruzione di gioco:  il coach ex Butler sfrutta a pieno i suoi miglioramenti nel fondamentale del playmaking, affidandogli, in determinate situazioni, la cabina di regia, soprattutto quando si vuole sfruttare appieno l’enorme potenziale offensivo di Thomas esonerandolo dai consueti compiti di regista. La crescita esponenziale di questo ragazzo è coincisa con la crescita generale di tutta la franchigia nell’era post “Big Three”.

Lockdown defense: l’equilibro della difesa biancoverde

Avery Bradley, ormai una certezza per i Boston Celtics targati Brad Stevens

Avery Bradley, ormai una certezza per i Boston Celtics targati Brad Stevens

Le sue performance non sono passate inosservate neache agli occhi dei vertici NBA, che lo hanno inserito per ben due volte nel All-NBA Defensive team (First team nel 2016, second nel 2013). In proposito,  lo scorso anno, il numero zero è stato la guardia più votata nella corsa alla nomina nel primo quintetto difensivo della NBA. Altro segnale della crescita del numero zero è la sua insostituibilità nel roster: caso emblematico la prima serie dei playoff 2015-16 contro Atlanta: dopo l’infortunio di Bradley, la squadra ha subito molti più punti dalla SG (Korver in particolare), e per un paio di partite la compagine biancoverde perse la bussola nella propria metà campo.

Stevens fu costretto a cambiare totalmente schema di gioco, inserendo Turner e Jerebko per ampliare le spaziature e il range di tiro,cercando di dare più spazio possibile a Thomas.
Questo sarà un anno chiave per i Celtics e quindi anche per il loro leader silenzioso che dovrà confermare ancora di più il suo talento difensivo,(magari ambendo al premio di Defensive Player of The Year). Allo stesso tempo la sua crescita offensiva sarà determinante, in un sistema nel quale la maggior parte dei punti segnati arriva dal reparto guardie, soprattutto alla luce delle scarse prestazioni offensive dispensate dalla panchina nella preseason appena conclusa. Tutti i tifosi e la dirigenza biancoverde terranno gli occhi puntati su colui che ha fatto dei passi da gigante nella sua carriera. Ora, però, Bradley è chiamato al definitivo salto di qualità, per consacrarsi finalmente tra i più grandi dell’NBA odierna nel suo ruolo.

Per NBAPassion.com;
Nicola Garzella
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