Los Angeles Lakers: un'annata fallimentare, su tutta la linea | Nba Passion
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Los Angeles Lakers: un’annata fallimentare, su tutta la linea

Los Angeles Lakers

Los Angeles Lakers: un’annata fallimentare, su tutta la linea

Dall’entusiasmo alla disperazione, all’amarezza, allo sconforto. Basta poco per passare da uno stato d’animo all’altro, per veder le proprie aspettative bruciare inesorabilmente e cercare la ricetta giusta per ripartire da capo. Doveva essere la stagione della definitiva rinascita dei Los Angeles Lakers, e invece il tutto si è concluso con un clamoroso fiasco: nemmeno l’arrivo di LeBron James è servito per centrare un obiettivo, quello dei playoff, che almeno fino a Natale sembrava alla portata. Dopo l’impresa contro i Golden State Warriors, qualcosa si è rotto. Anzi, tutto si è rotto, facendo sfociare l’annata in un fallimento.

Fallimento su tutta la linea, in cui ognuno ha contribuito negativamente alla causa.

LE COLPE DI LUKE WALTON

Lakers Walton

Luke Walton.

Il primo nome che balza sul banco degli imputati è quello di Luke Walton. L’operato dell’head coach è stato alquanto discutibile, tra una gestione troppo farraginosa delle rotazioni e minutaggio dei giocatori e nessun miglioramento tecnico registrato a livello collettivo. Troppe volte i Los Angeles Lakers sono parsi una squadra senza anima, senza una trama specifica, o uno spartito da eseguire. Offensivamente la transizione ha comunque prodotto (19.2 punti a partita), ma quando di fronte c’è stata la difesa schierata si è ricorso spesso agli isolamenti o a conclusioni poco fruttuose. Il pick and roll centrale non è bastato, insomma. Per non parlare della difesa che ha lasciato a desiderare: rotazioni fuori tempo, close out eseguiti male o del tutto assenti, giocatori poco reattivi negli aiuti dal lato debole. Fattori che, uniti alla mancanza di applicazione, hanno generato un mix amaro per i gialloviola e dolce degli avversari, andati spesso a segno facilmente. Il destino del figlio del grande Bill è in bilico, dopo tre stagioni potrebbe salutare la Città degli Angeli senza aver messo i pezzi del puzzle al posto giusto.

L’OPERATO DEL FRONT OFFICE

Magic Johnson & Pelinka (Lakers.com)

Magic Johnson e Rob Pelinka.

Hanno costruito la squadra firmando diversi ball handler ed elementi versatili, in grado di dare una mano a livello difensivo per poi sfruttare il contropiede. Magic Johnson e Rob Pelinka, in estate, si sono adoperati per assemblare una squadra pronta a seguire questa filosofia anche se, forse, sarebbe servito prendere un tiratore puro in modo da aprire meglio in campo. Tutto sembrava filar liscio almeno fino a gennaio, quando i Lakers hanno imboccato un tunnel da cui non sono più usciti. A sparigliare le carte inoltre ci ha pensato la famigerata richiesta di trade ai New Orleans Pelicans da parte di Anthony Davis, divenuto all’improvviso obiettivo principale dei due dirigenti losangelini. Magic e Pelinka hanno fatto quello che dovevano fare per un giocatore del genere, ossia all-in (in modo da anticipare la concorrenza).

Il problema è stato la gestione mediatica della trattativa, con le troppe indiscrezioni trapelate che alla fine hanno creato una telenovela terminata in un nulla di fatto. Dopo lo scoccare della trade deadline, le scorie del mancato accordo hanno avuto effetto su gran parte dei giocatori , che si sono sentiti messi in discussione, usati come semplici pedine di scambio. Un atteggiamento ingiustificabile a certi livelli, soprattutto in una lega come la NBA dove, tranne per le superstar, tutti possono essere scambiati da un momento all’altro; altrettanto vero che un po’ di ordine nella faccenda avrebbe fatto comodo.

Incomprensibile la trade che ha portato Ivica Zubac ai Clippers (insieme all’esubero Michael Beasley, una delle scommesse perse dalla dirigenza) in cambio di Mike Muscala.

LOS ANGELES LAKERS: TRA SCONFITTE PESANTI E TROPPI INFORTUNI

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Indiana Pacers at Bankers Life Fieldhouse

LeBron James ha saltato ben 17 partite consecutive dopo il suo infortunio.

Perdere partite contro Cleveland Cavaliers, Atlanta Hawks, New York Knicks e Phoenix Suns (tutte franchigie in piena ricostruzione) alla fine ha pesato nel mancato accesso ai playoff. L’atteggiamento è stato troppo superficiale in questi appuntamenti che erano da non sbagliare. L’incostanza e gli errori tecnici, a volte davvero grossolani, si sono presi la scena soprattutto nella seconda parte di stagione.

Non bisogna dimenticare però gli infortuni che hanno colpito il roster. Rajon Rondo costretto a fermarsi due volte a causa dei problemi alla mano destra, il guaio alla schiena di Kyle Kuzma , la polmonite di JaVale McGee che è rimasto fuori nel suo momento migliore; fino ad arrivare al problema alla caviglia di Lonzo Ball e alla trombosi di Brandon Ingram, problemi che hanno causato la prematura conclusione della stagione ai ragazzi. Ma di importanza è stato di sicuro lo stop di LeBron James, avvenuto proprio quando la squadra pareva aver trovato un minimo di quadra. Fino a Natale, il Prescelto ha avuto le redini delle operazioni, ha vestito il ruolo di classico trascinatore mascherando alcuni difetti della squadra. Poi l’infortunio all’inguine nella gara contro i Golden State Warriors che è stato come l’inizio di un effetto domino rivelatosi poi fatale.

Al suo rientro James non è riuscito a dare quella marcia in più che serviva per raggiungere l’agognato traguardo.  La modalità playoff ha tutt’altro che ingranato, forse a causa di un recupero che è avvenuto in maniera parziale. C’è da dire anche che il poco mordente nella metà campo difensiva e alcune esternazioni pubbliche sui compagni potevano essere evitate; sta di fatto che James ha promesso di interromperela maledizione regalando il ritorno in postseason nella prossima annata. Il Prescelto ha tutto il tempo per rimettersi in sesto e tornare ai suoi livelli abituali.

UN’ESTATE DA NON SBAGLIARE

L’estate 2019 sarà cruciale per i Lakers, che vanno incontro ad un’altra rivoluzione tecnica. Rivoluzione che é partita dal front office viste le clamorose dimissioni di Magic Johnson. L’obiettivo, in ogni caso, é portare in dote un’altra superstar al fianco di LeBron in modo da alzare finalmente l’asticella. E non solo, perchè servirà costruire il roster a seconda dell’allenatore che verrà. Lo spazio salariare c’è, e anche gli asset per una eventuale trade. Insomma, serve procedere con attenzione e premura: un altro fallimento costerebbe caro all’intera organizzazione.

 

 

Daniele Maggio
daniele99maggio@gmail.com

Giornalista pubblicista dal 2016. Editor di NBAPassion.com per quanto riguarda la sezione approfondimenti, tratta della lega di basket più famosa al mondo in tutte le sue salse. Si occupa di calcio come corrispondente della Gazzetta dello Sport seguendo la Virtus Francavilla, formazione del girone C della Serie C.

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