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Lucca Basket&Games: lo scudetto per la prima volta in Toscana

di Luigi Ercolani

Oggi che siamo tutti persi dietro i LeBron, gli Steph, i Barbai, i Russ, al basket femminile forse neanche ci facciamo caso. Al massimo diventa una notizia curiosa, di costume.

Così magari gli unici spunti, dalle nostre parti, sono miss Italia 2015 cestista (Alice Sabatini), la giocatrice che è anche presentatrice (Valentina Vignali), l’assistente del guru americano (Becky Hammon) o qualche gloria che ha parenti nell’ambito maschile (Kathrin Ress).

Poi, va beh, c’è Stefano Masciadri che è conosciuto per essere il cugino di Raffaella e non il contrario. Sono, però, eccezioni.

Il silenzio degli innocenti?

Così, capita che il primo scudetto della Le Mura Lucca passi sostanzialmente sotto silenzio. Nessun tono trionfalistico fuori dai bastioni della città, nemmeno un trafiletto nella prima pagina dei giornali sportivi italiani.

Colpa della cultura: la tendenza è seguire a fatica il basket di casa nostra, tutti persi dietro alla “Meriga”. Logico, quindi, che persino il tricolore di una squadra nata ad inizio anni Novanta muova virgola nei mezzi di informazione (ma sono davvero tali, se non informano davvero?).

Un peccato, indubbiamente. Perché si perde un pezzo non secondario del basket italiano, se non altro perché narrazione popolare vuole che dalle nostre parti la palla a spicchi sia stata inizialmente tinta di rosa.

Da lì a Martina Crippa, capitana coraggiosa che alza il trofeo sul parquet di casa dopo che con le compagne ha strappato a Schio il fattore campo, è passato tanto tempo. In cui il basket si è evoluto, le donne pure, e le donne del basket di conseguenza.

È stato introdotto il tiro da tre, per dire. Già, introdotto. O intro-Dotto, perché in effetti la buona Francesca Dotto la mette spesso e volentieri, da fuori. Come successo ieri quando Schio ha provato a rialzare la testa.

Le Mura, di difesa

Lucca è stata in grado, però, di costruire nel complesso un sistema funzionante. Ha concesso 74 punti in due partite a Broni, 165 in tre a Venezia e 245 in quattro a Schio.

Sono circa 53 punti di media, pochi anche per un basket dove tradizionalmente non si segna con la stessa continuità di quello maschile.

La crescita lucchese è stata graduale. Finale playoff nel 2013, poi una semifinale, un primo turno e ancora una finale nel 2016. Entrambe le volte, sempre Schio a sbarrare la strada.

Siccome però la ruota gira se la si fa girare, a Lucca si sono guardati dentro e hanno detto che valeva la pena riprovarci tutti insieme, tutte insieme.

È stato confermato il quintetto (che oltre alle due citate ha anche Julie Wojita, Jillian Harmon e Kayla Pedersen), è stato confermato Mirco Diamanti (lì dal 2006) e si andati avanti spediti.

Si è incocciato in Coppa Italia ancora contro Schio, all’atto conclusivo. Nema problema. Qualche mese dopo le parti si sono ribaltate.

Schio vede chiudersi la sua striscia-scudetto quadriennale: l’ultima volta era stata scalzata da Taranto. Poco male, perché la dinasty che ancora dura dal 2004/2005 non sembra sul punto di fermarsi, se non temporaneamente.

Intanto, però, festeggiamo Lucca. Che non è più solo terra di cosplayer autunnali, ma di grande basket femminile.

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