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Warriors: e se la crisi fosse già arrivata nella Baia senza che nessuno se ne sia accorto?

di Marco Tarantino

“E se la crisi fosse già arrivata nella baia senza che nessuno se ne sia accorto?”

Siamo al secondo turno di playoff, avversario gli #UtahJazz.
Game 1 Warriors – Jazz 106-94
Game 2 Warriors – Jazz 115-104
Game 3 Jazz – Warriors 91-102

I ragazzi della baia affrontano questo secondo turno con molti più dubbi e con molte insicurezze in più.
I Warriors sono sulla bocca di tutti da quando coach Steve Kerr ha dovuto lasciare la panchina, a tempo inderminato, per dei problemi alla schiena.
Quest’assenza può essere fonte di grandissima motivazione, ma durante una partita può portare la squadra a dei deragliamenti più frequenti, trasformandosi in un’arma a doppio taglio.
Durante la serie contro Portland abbiamo assistito alla parte positiva di quest’assenza: infatti, proprio da gara-3, la prima senza Kerr, i Warriors hanno mostrato per la prima volta a tutti cosa sono in grado di fare come collettivo.

La dimostrazione di questa “lunaticità” di Golden State, dovuta alla situazione tecnica, si sta rendendo ben visibile nella serie contro Utah.

In gara-1, all’apparenza, Golden State sembra sempre in controllo ma, se guardiamo i particolari, i dettagli, con attenzione, riusciamo a vedere che c’è qualcosa di strano, qualcosa di diverso rispetto a prima.

I maggiori indicatori di questa “diversità” sono:
– le rimesse, le uscite dai time out sono ad ogni azione, ad ogni time out, un po’ meno efficaci.
– gli SplashBros, con percentuali molto al di sotto delle loro abitudini sia per Curry che per Klay.
Klay sta attraversando il suo classico momento di “calo” , mentre per Curry la ragione del suo modo di giocare va cercata nel rapporto con Steve Kerr: i due infatti hanno un rapporto umano prima che professionale che nessuno, a parte loro due, può conoscere a pieno. Curry deve molto a Kerr per il giocatore che è diventato.

Gara-2 è l’altra faccia della medaglia: partita sontuosa di Draymond Green che è stato il fattore trainante per tutta la squadra. Leggendo tra le righe della partita si notava come i ragazzi della baia calassero un pochino non appena Green andava a sedere in panchina.
Green è il giocatore che più sposta gli equilibri all’interno dei Warriors, nel bene e nel male.

A questo punto dei playoff si inizia a intravedere cosa vuol dire giocare con la sempre più pressante consapevolezza che il coach, probabilmente, non rientrerà.
Gara 3… E’ l’ennesimo capovolgimento della medaglia: le dimostrazioni più lampanti di questa perdita di lucidità si hanno nel secondo e nel quarto quarto.
Nel secondo quarto il protagonista è Green che, dopo aver passato tutta la prima parte di partita a lamentarsi con gli arbitri, raggiunge il suo massimo livello di nervosismo: se la prende con gli arbitri, non ascolta i compagni di squadra, urla qualcosa in faccia a Mike Brown per poi, dopo essere andato in panchina, prendere un tecnico (il primo per lui nei playoff di quest’anno).
Questa ricaduta di Dray è dovuta al fatto che sul ponte di comando è venuta a mancare una figura importantissima nei confronti verbali e caratteriali con i giocatori. Si, è vero, lo faceva anche prima, ma una cosa è scontrarsi con il “poliziotto cattivo” Steve Kerr ed un altro è scontrarsi con la figura che ha sempre preso il ruolo di “poliziotto buono” negli scontri all’interno dello spogliatoio, Mike Brown.
Nel quarto quarto è la volta di Durant che, dopo aver ricevuto una spinta da Gobert sotto canestro per prendere posizione, reagisce in malo modo, prendendo tecnico.

Tutti gli addetti ai lavori aspettano la prima sconfitta per parlare di “crisi” dovuta alla situazione (tecnico-mentale) che si sta vivendo della baia.
E se invece la crisi che tutti aspettano si sia presentata proprio contro Utah ed il solo fatto che non sia ancora arrivata una sconfitta è solo l’ennesima prova della vera forza di questa squadra?

Che qualcosa non vada lo si vede da come giocano, dal movimento di palla, dal movimento senza palla, dalla quantità di passaggi in un’azione, dalle facce in panchina, dalle percentuali di tiro ma sopratutto dai continui cambi di umore all’interno di una partita.
Non è niente di allarmante, i ragazzi della baia ci stanno già facendo i conti e stanno già affrontando questa difficile prova, che li renderà ancora più forti.

Di Luca Poggianti

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