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Mavericks, che stagione sarà la prossima?

di Davide Bomben

Siamo al Toyota Center, è il 28 aprile 2015, gare 5 del primo turno dei playoff e sul campo ci sono due squadre che non si sono mai amate. Sì, stiamo parlando dell’ultima partita disputata dai Mavericks contro i cugini texani di Houston, nella grande girandola dei playoff.

Come ben sappiamo il risultato non fu clemente per i bianco-blu (1 – 4): stagione finita, tutti a casa a testa bassa consapevoli di aver evitato un sweep umiliante (l’amaro 0 – 4 che a chi lo subisce non lascia mai molto da dire), dopo una stagione la cui prima parte aveva riservato grandi aspettative (record di 50 – 32 e 7° posto nei playoff).

IL MERCATO
Il mercato della post season in quel di Dallas è stato caldo come il sole che scalda l’immensa terra texana.
I principali indiziati di questo surriscaldamento sono stati Rajon Rondo e DeAndre Jordan. Il primo era arrivato a dicembre per mezzo di una trade (sanguinosa se guardata a posteriori), caricata di speranze di aver trovato un play di grandissimo spessore, un ball handling in grado di far impazzire le folle e un’apertura delle braccia che consentiva una difesa solida.

Ecco, tutto ciò si è sciolto come un Liuk® lasciato fuori dal freezer: troppa voglia di tener spesso la palla in mano (bloccando inutilmente il gioco fluido delle linee di passaggio), difesa messa svariate volte in cantina (con ammissione di non difendere seriamente da anni), percentuale di tiro dal mid-range da dimenticare e anche contrasti con la dirigenza che lo ha accusato senza mezzi termini di aver causato la crisi iniziata dopo la pausa dell’All Star Game.

Il secondo, con la telenovela che ha scombussolato tutte le testate giornalistiche del mondo cestistico americano, doveva essere l’uomo franchigia dei Mavericks grazie al suo 71% da 2 e, soprattutto, 15 rimbalzi di media a partita. Sì, quindici. Oro in una squadra in cui la difesa non ha mai brillato per efficienza e che dopo il nuovo addio a Tyson Chandler (volato a Phoenix) e l’assenza di un rim protector, voleva ritornare a conquistare almeno il secondo turno turno dei playoff.

Ma si sa, la rana del pozzo non può conoscere la grandezza dell’oceano, e così il ragazzone draftato nel 2008 dai Clippers ha deciso, dopo un tira e molla dalle tinte da circense, di rimanere al sicuro, in un ambiente a lui conosciuto lasciando a bocca aperta il vulcanico Mark Cuban.

La dirigenza dei Mavericks, seppur con colpi di basso livello, si era comunque già mossa sul mercato portando a casa Wesley Matthews, free agent da Portland. Un giocatore chiave, specialmente dopo la partenza di Monta Ellis (che rifiutando la player option si è accasato alla corte di Frank Vogel in quel di Indiana) e ottimo tiro da tre, ma il motivo per cui è stato firmato è soprattutto la sua capacità di difendere forte su giocatori di pari ruolo e più alti (è infatti uno dei pochi 3 points&defender rimasti nella lega).

L’incognita sul giocatore rimangono i tempi di recupero dall’infortunio al tendine d’Achille (rottura del legamento e stop di 8 mesi), avvenuto lo scorso 5 marzo proprio contro Dallas e che stando alle ultime dichiarazioni dovrebbe tenerlo lontano dai campi fino a Dicembre.

A rinforzare lo spot n.5 in Texas sono arrivati Zaza Pachulia (da Milwaukee) Samuel Dalambert ( un ritorno per lui, proveniente da New York sponda Knicks) e JaVale McGee (da Washington). Tre lunghi diversi per modo di giocare (Pachulia ama il gioco in post basso, Dalambert è un discreto rim protector e McGee è un rimbalzista eccezionale viste le sue doti atletiche ) ma che daranno la chance a Carlisle di poterli intercambiare a seconda del quintetto schierato in campo.

Feb 26, 2014; Dallas, TX, USA; Dallas Mavericks head coach Rick Carlisle reacts to a call during the second half against the New Orleans Pelicans at the American Airlines Center. The Mavericks defeated the Pelicans 108-89. Mandatory Credit: Jerome Miron-USA TODAY Sports

Dallas Mavericks head coach Rick Carlisle

Oltre a rinforzare i lunghi inoltre si è pensato anche ad avere un play che sappia far girare un attacco impostato sulle penetrazioni con lo scarico sul tiratore pronto sul perimetro a sganciare le bombe. A tal proposito è arrivata la firma di Deron Williams. Il play 31enne da Parkersburg (West Virginia), dopo essersi accordato con un buyout dai Brooklyn Nets, non ha esitato a scegliere la sua nuova casa.

La speranza della dirigenza è quella di poter rivedere il Deron ammirato ai tempi dei Jazz in un nuovo ambiente che lo possa stimolare e migliore, dopo le stagioni deludenti in quel di New York.

Menzione speciale infine va fatta anche per il rookie Justin Anderson, draftato con la scelta n.21. Il ragazzo, dopo aver giocato 3 stagioni nel college di Virginia, si è fatto notare per la sua difesa e per il tiro da tre, oltre a una buona dose di atletismo notata durante la Summer League: per questa stagione andrà a rimpiazzare Al-Farouq Aminu, partito per Portland, e con la possibilità di giocare minuti importanti visti gli infortuni di Wesley Matthews e Chandler Parsons.

Arrivi: Wesley Matthews, Deron Williams, Zaza Pachulia, Samuel Dalambert, JaVale McGee, John Jenkins, Justin Anderson, Salah Mejri

Partenze: Tyson Chandler, Rajon Rondo, Al-Farouq Aminu, Amar’e Stoudemire, Monta Ellis, Richard Jefferson

PUNTI DI FORZA
È innegabile che il punto di forza di questa squadra non può prescindere da Dirk e dal sistema di gioco, votato interamente per lui. I penetra-e-scarica di Ellis nella stagione appena trascorsa si rivedranno spesso, ma questa volta con Deron Williams/Parsons come tagliatore e Nowitzki o Matthews come tiratori dal perimetro.

Il gioco fluido ed i passaggi costanti alla ricerca di un tiratore da 3 per aprire la difesa sugli esterni o per eventuali alley-oop per il centro sono alla base del gioco di coach Carlisle che è ormai dal 2008 il capo allenatore della squadra texana. 

PUNTI DEBOLI
Si può concentrare il tutto in una sola parola: difesa. Da anni è la costante negativa di questa squadra che non è mai riuscita a trovare e tenere un rim protector e un suo valido ricambio (basti pensare ai varia Tyson Chandler, Brendan Wright, ecc. lasciati partire o scambiati in inutili trade). Inoltre Nowitzki non è mai stato famoso per la sua difesa, nonostante un fisico che in Nazionale lo ha portato anche ad occupare lo spot di 5.

MIGLIOR SCENARIO
Matthews recupera in fretta dall’infortunio rientrando a novembre, Parsons si dimostra pronto all’opening night e la stagione parte con i fuochi d’artificio.

Deron si integra alla perfezione con gli schemi offensivi aiutato da una grande stagione di Harris e Barea a supporto e Nowitzki, seppur logoro, dimostra ancora di aver carattere e punti sulle punte delle dita facendo collassare le difese su di sé e lasciando liberi i compagni per gli scarichi.

La difesa è un gioiello grazie a 3 lunghi con caratteristiche diverse che si alternano in relazione ai cambiamenti di quintetti e alla fine della Regular Season si arriva con un record migliore rispetto a quello dell’anno scorso (54-28), raggiungendo le finali di Conference.

PEGGIOR SCENARIO
Parsons ingrana molto dopo l’avvio di stagione e dalla panchina i punti non arrivano con continuità. Nowitzki si fa carico della squadra ma con 37 primavere si infortuna a metà stagione e addio alla condizione fisica. La difesa fa acqua da tutte le parti, McGee riporta di nuovo un’altra frattura da stress non senza aver prima compiuto le sue 2-3 Shaqtin A Fool a partita. Il gioco latita e Cuban approva il piano tanking. 31 – 51

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SCENARIO REALE
Considerando i nuovi acquisti ci si potrebbe aspettare un record simile a quello della regolar season appena terminata, ma con ben 2 giocatori dei quintetto base non al 100% della condizione al momento dell’inizio del campionato (Matthews come detto sopra rientrerebbe a dicembre) e con una Western Conference sempre più agguerrita, il traguardo dei playoff è sempre più difficile. Per Nowitzki e soci sarà dura in questa stagione riuscire a raggiungere le 50W e un seed nell’olimpo dei Playoff, ma si sa: Ball don’t lie

Per NBA Passion,
Davide Bomben

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