Gli Atlanta Hawks sono passati dalle 20 vittorie del 2019\20 alle 41 del 2020\21 e da perfetti esordienti si sono ritrovati in finale di conference. E forse, solo l’infortunio di Trae Young in gara 3 gli ha impedito di acciuffare una finale NBA che avrebbe avuto del clamoroso, chissà.
C’è da dire che le due versioni degli Hawks, roster alla mano, le differenze erano profonde. Il gm Travis Schlenk ha usato gran parte dello spazio salariale a disposizione per mettere sotto contratto Bogdan Bogdanovic e Danilo Gallinari (due mosse azzeccate), Kris Dunn, Rajon Rondo e e il vecchio Solomon Hill. Alla deadline del 2020 era arrivato un altro pezzo fondamentale dei nuovi Atlanta Hawks, Clint Capela, a inizio stagione 2020\21 da Detroit Schlenk ha infine prelevato Tony Snell e il suo 56.9% al tiro da tre.
Eppure, fino al 4 marzo 2021 gli Atlanta Hawks erano sembrati i “soliti” perdenti Atlanta Hawks. Qualche infortunio (Dunn, Bogdanovic, Gallinari) li aveva si rallentati, ma c’era dell’altro a motivare il 14-20 di record.
Qualsiasi cosa fosse, è uscita dalla porta dello spogliatoio assieme a coach Lloyd Pierce, sostituito da Nate McMillan che di Pierce era il primo assistente. Da lì in poi, 27-11 di record, quinto posto a Est, un John Collins rivitalizzato e la cavalcata fino alle finali di conference.
Gli Atlanta Hawks hanno oggi in Trae Young una giovane star conclamata. In Collins, Kevin Huerter, Cam Reddish, De’Andre Hunter e Onyeka Okongwu del talento a palate, in Gallinari, Bogdanovic e Capela dei veterani di prima fascia.
C’è di che essere ottimisti in Georgia.

