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Sixers, Brett Brown: “Il mio compito non è terminato”, Ben Simmons futuro incerto?

di Gabriele Melina

I Philadelphia 76ers stavano conducendo, prima della sospensione del campionato a causa della rapida diffusione del Sars-CoV-2, una stagione alquanto deludente sotto molti punti di vista, specialmente per quanto riguardava la difficoltà nel trovare un’unità di squadra che avrebbe consentito loro di rimanere intatti col proseguimento della stagione. Uno dei primi problemi che la franchigia del Pennsylvania ha dovuto affrontare, ha coinvolto in particolare il loro capo allenatore, ovvero coach Brett Brown. Il futuro di quest’ultimo alla guida di Joel Embiid e compagni è stato un qualcosa di incerto ed instabile sin dalla prima palla a due di questa annata, cosa che non ha sicuramente aiutato a migliorare il clima e l’affiatamento all’interno del gruppo.

Un altro quesito, la cui eventuale soluzione è stata trovata solo nelle ultime settimane di gioco, era rappresentato dalla difficile convivenza sul parquet del centro camerunese ed Al Horford. Il lungo ex Boston Celtics aveva raggiunto un accordo da 109 milioni di dollari, spalmati su una base quadriennale, il 10 luglio della scorsa free agency. La firma del cinque volte all-star si è rivelata, in fin dei conti, una mossa poco lungimirante, a cui si è dovuto riparare facendolo partire dalla panchina. Per di più, Embiid ha dimostrato delle difficoltà nel segnare con costanza il tiro dalla lunga distanza, e questo lo ha inevitabilmente portato a focalizzare il suo attacco sul gioco spalle a canestro, dove però si è dovuto scontrare con il suo compagno Horford che faceva di quel aspetto già un perno fondamentale della sua mentalità offensiva.

Infine, il coltello si è rivoltato nella piega denominata Ben Simmons. La point-guard aveva assicurato ai suoi tifosi e al management, che su di lui ha investito gran parte delle risorse, di voler ampliare il suo raggio di tiro andando a comprendere anche la linea dei tre punti. Escluse un paio di triple messe a referto in incontri dal basso valore, il prodotto di LSU non ha mai mantenuto le promesse da lui fatte ad inizio stagione. Il nativo di Melbourne possiede, senza alcun dubbio, delle incredibili doti da passatore, che, accoppiate alla sua notevole stazza, lo rendono una minaccia concreta in un’ipotetica situazione di contropiede. Tuttavia, se egli non dovesse mai uscire dalla sua “comfort zone“, se dovesse continuare a far affidamento su ciò che è già in grado di fare, senza mai sperimentare diverse tattiche d’attacco, allora la proiezione del suo futuro potrebbe cambiare direzione.

Brett Brown: “Il mio posto potrebbe saltare, ma non ci penso”

Il resoconto della stagione dei Philadelphia 76ers recita 39 vittorie a fronte di 26 sconfitte, sesto posizionamento della Eastern Conference. Nonostante ciò, il dato che più ci deve far riflettere riguarda la considerevole disparità tra gare vinte sul campo di casa, e gare vinte in trasferta. Nel primo caso, sono ben 29 vittorie e solo 2 sconfitte, miglior record di casa dell’intera lega, nel secondo, invece, sono 10 vittorie e 24 sconfitte. E’ evidente che Philadelphia abbia incontrato nel suo cammino delle difficoltà sul terreno avversario, le quali sono poi sfociate in prestazioni deludenti ed incontri persi.

Coach Brown ha rilasciato, in una recente intervista, proprio delle considerazioni a riguardo:”E’ evidente che abbiamo avuto dei problemi in trasferta, perché in casa eravamo dominanti. Cercavamo di focalizzare la nostra attenzione sui playoffs e su tutto ciò che ci avrebbe aspettato nei prossimi mesi. La sospensione a causa della pandemia ci ha dato la possibilità di fermarci un secondo, così da poter riflettere, comunicare con i nostri giocatori, e chiedere loro cosa funzionava e cosa invece è andato storto. Inoltre, è stato anche il momento giusto per analizzare ogni singolo nostro atleta, e verificare in quale situazione di gioco può risultare maggiormente efficace“.

In un secondo momento, il cinquantanovenne nativo del Maine ha preso in considerazione la possibilità di essere rimosso dalla sua attuale carica.

“Comprendo la situazione in cui mi trovo al momento, eppure cerco di non pensarci molto per poter svolgere al meglio il mio compito. La nostra stagione è risultata deludente anche per colpa degli infortuni, che in molti casi ci hanno ridotto all’osso. Per questo motivo credo che abbiamo ancora un qualcosa da dimostrare, credo che il processo su cui abbiamo tanto investito sia ancora incompleto, ha bisogno di vederci in campo tutti completamente sani, al massimo della nostra forma fisica e mentale”.

Bisogna ammettere che i Sixers hanno avuto uno stretto rapporto con gli infortuni anche per questa stagione. Embiid ha saltato diciassette incontri a causa di alcuni infortuni, più due per colpa della sospensione a seguito della rissa con Karl-Anthony Towns. Anche Simmons è rimasto in panchina per undici volte, Josh Richardson per diciassette, Horford per tre.

Ben Simmons, un futuro lontano da Philadelphia?

Non è poi così un utopia ipotizzare che il futuro di Ben Simmons si possa articolare in un’altra località degli Stati Uniti, lontano da Philadelphia. Sono molte le franchigie disposte a mettere sul tavolo i loro migliori giocatori per investire sulla point-guard australiano, il quale, magari, in un diverso ambiente, potrebbe finalmente raggiungere il suo massimo potenziale.

Uno degli scambi che è stato formulato recentemente, riguarderebbe un accordo tra gli stessi Sixers ed i Portland Trail Blazers. Anche quest’ultimi sono reduci da una stagione non così positiva, conclusa con il nono posto ad ovest. Inoltre, durante la scorsa estate, la franchigia dell’Oregon ha lasciato andare via giocatori chiave della sua rotazione come Al-Farouq Aminu, Moe Harkless, Seth Curry, Meyers Leonard. Il reparto guardie di Portland, composto da Damian Lillard e C.J. McCollum, è uno dei più micidiali e proficui all’interno dell’NBA, ma tale collaborazione sul parquet tra i due giocatori non ha mai portato oltre una finale di conference.

Le due franchigie dovrebbero quindi mettere a disposizione l’una dell’altra le loro due point-guard. Simmons, accoppiato con qualche altro giocatore per far quadrare in modo corretto i salari, in cambio di Lillard. Da una parte, il ventitreenne avrebbe la possibilità di essere considerato il vero fulcro della rotazione, garantendo a coach Terry Stotts un futuro giovane su cui poter costruire un diverso sistema offensivo. Dall’altra parte, Philadelphia porterebbe a casa uno dei migliori giocatori nel suo ruolo, capace di far la differenza sin dal primo momento in campo. Lillard è un giocatore più che affidabile da fuori area, e questo consentirebbe di ridurre il sovraffollamento sotto canestro.

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