Damian Lillard
Dame resta a Portland, lo sappiamo.
Ma è pur vero che una voce in capitolo ce l’hanno pure i Blazers, che se non riusciranno da qui a 12-16 mesi a fare ciò che vogliono, ovvero capitalizzare al massimo possibile il prime di Lillard, che a luglio compirà 33 anni, dovranno per forza prendere l’altra strada e rifondare, cedendolo e ricavandone soprattutto tante scelte.
Damian Lillard è la star che in caso diventasse disponibile metterebbe in fila le squadre pronte a fare un’offerta. I Milwaukee Bucks, i Miami Heat, i soliti Los Angeles Lakers, i Brooklyn Nets del gazzilione di scelte ricavate dalle cessioni di Durant e Irving (e Harden), i New York Knicks, i New Orleans Pelicans e forse pure qualcun altro.
Alla deadline i Trail Blazers hanno ceduto Josh Hart, tirato dentro Cam Reddish e Matisse Thybulle che saranno free agent a fine stagione e ricavato una prima scelta e 5 seconde scelte future rispedendo Gary Payton II a Golden State, dove sarebbe dovuto restare sin dall’inizio.
Mosse che vanno in entrambe le direzioni: iniziare a accumulare asset nel caso un’altra star scontenta dovesse apparire in cielo (Joel Embiid, anyone?) oppure iniziare la grande svendita.
Dame è sotto contratto fino al 2027 (player option) e i Trail Blazers di Jody Allen non vogliono pagare la luxury tax. E non vogliono neppure vendere la squadra a Phil Knight che pure a certe condizioni se la comprerebbe. E pagare la luxury tax non è una condizione necessaria per vincere il titolo NBA, ma di rado accade il contrario.

