Come in molti sanno, nella giornata di lunedì Brian Shaw è stato sollevato dall’incarico di Head Coach dei Denver Nuggets. La notizia era nell’aria già da diverso tempo nonostante le classiche smentite di rito, in quanto Shaw non è mai entrato davvero nel cuore dei tifosi, al contrario del suo predecessore George Karl, che tanto bene aveva fatto in precedenza. Effettivamente, con il 28esimo attacco e la 29esima difesa per efficienza della lega e un record di 2-19 nelle ultime 21 partite, l’esonero di Shaw è sembrato più che giustificato.
Eppure, nonostante già ad inizio stagione si fosse iniziato a mormorare circa un suo esonero, la situazione dei Nuggets non era poi così terribile: nelle prime 38 partite, la franchigia di Denver aveva messo su un record di 18-20 che le consentiva di sperare d’acciuffare l’ottavo posto che voleva dire solo una cosa: Playoffs. Poi il blackout, qualcosa che si è incrinato nei meccanismi di squadra e che ha portato i Nuggets a delle prestazioni disastrose che hanno spinto la dirigenza verso l’esonero di Shaw.
Non tutti, però, credono che le colpe della stagione fallimentare dei Nuggets debbano ricadere sull’head coach. Qualcuno negli ultimi giorni ha alzato la propria voce a sostegno di Shaw, spostando piuttosto le responsabilità altrove, più precisamente sui giocatori dei Nuggets. Il primo a scomodarsi per dare la propria opinione sulla questione è stato David West, che ben conosce Brian Shaw: “Sono tutte str****e. Non ci sono persone mature in quel roster e senza di esse non puoi vincere”. Toni forti utilizzati anche da Kevin Garnett, un altro che di certo non le manda a dire con troppi giri di parole, che ha definito i giocatori dei Nuggets come ‘quitter’, ovvero gente che si arrende senza lottare. Parole sostenute con decisione, seppur con toni più pacati, da Paul George, attualmente fuori per infortunio, che non ha voluto far mancare il suo appoggio morale twittando un messaggio solidale nei confronti dell’ex coach di Denver: “Non capisco come non si possa sostenere B-Shaw!”.
Non è un caso che Shaw sia stato così fortemente appoggiato dai giocatori dei Pacers; nel suo periodo di permanenza ad Indiana, tra il 2011 e il 2013, grazie alle doti da eccellente comunicatore, l’ex assistente di coach Vogel era riuscito ad instaurare un ottimo rapporto con tutti. Purtroppo per lui, l’alchimia è proprio quello che più di qualunque altra cosa è venuto a mancare a Denver, con voci di corridoio che hanno spesso portato alla luce un rapporto ormai incrinato con le due star della franchigia, Ty Lawson e Kenneth Faried, che giustificherebbero quindi le parole pronunciate nei giorni scorsi da Connelly, GM dei Nuggets, apparso molto dispiaciuto per com’è finita la situazione: “Voglio sinceramente ringraziare Brian per il tempo passato con noi” – ha esordito Connelly, prima di proseguire – “È difficile trovare un ragazzo migliore di lui, una delle migliori menti cestistiche che abbia mai incontrato. Sfortunatamente però, le cose non vanno sempre come sperato, ma siamo sicuri che con la sua intelligenza ha un gran futuro dinanzi a sé”.
Dopo i tentativi di Bill Cartwright a Chicago, di Kurt Rambis a Minnesota, di Jim Cleamons a Dallas e gli inutili tentativi di Derek Fisher di apportare il triangle offense a New York, Brian Shaw è solamente l’ultimo ‘discepolo’ di Phil Jackson a chiudere negativamente la propria esperienza su una panchina NBA. Di contro, però, c’è quello Steve Kerr, ex giocatore di coach Zen ai tempi dei Bulls che tanto bene sta facendo sulla panchina dei Golden State Warriors, che è l’unico al momento a tenere alta la bandiera del “team Jackson”, con buona pace dei tifosi dei Knicks, che vedono aumentare i propri rimpianti di giorno in giorno pensando a ciò che sarebbe potuto essere con Kerr alla guida di New York. A proprosito di Knicks, Brian Shaw era stato individuato proprio da Jackson come seconda opzione (la prima era proprio Kerr) per il ruolo di head coach, salvo poi concludersi in un nulla di fatto a causa delle eccessive pretese dei Nuggets. Con un Derek Fisher sempre più traballante però, chissà che a questo punto le strade di Phil Jackson e di Brian Shaw non possano incrociarsi nuovamente in estate…
Per Nba Passion,
Mario Tomaino




