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Quarter Tales: Joe Bunn (parte III)

di Luigi Ercolani

Ci eravamo lasciati con Joe Bunn, il centro sottodimensionato, anzi, quasi tyrionesco per il ruolo, tornato per la terza volta a vestire la maglia biancoblù del Peñarol. La stagione è difficile: la squadra ha vissuto tre anni pericolosamente, e nella stagione precedente a quella del ritorno del nostro protagonista ha pure rischiato di retrocedere.

I morsi del default argentino, distante meno di un lustro, si fanno sentire anche qui, e parecchio. Il club deve affrontare svariati problemi economici, esce al primo nel torneo Super 8, quello che si gioca a metà stagione, circa in dicembre. I tempi dei successi (quattro titoli in cinque campionati tra il 2009/2010 e il 2013/2014) sono ancora di là da venire. La scalata inizierà con il Super 8 2006, quando però Joe è già a Reggio Calabria.

Sì, perché Bunn nella stagione 2006/2007 viene in Italia. Approda alla Viola che l’anno prima è scesa in Legadue, peraltro in modo drammatico. Vinte tre partite su trentaquattro, con due successi nelle prime tre giornate. Il primo dei quali al supplementare contro la Treviso di Blatt che finirà sculettata, e Bargnani prima scelta del Draft NBA. Il come: una tripla dell’Ave Maria sulla sirena timbrata da Anthony “Tony” Giovacchini. L’ultima vittoria degli arancio-neri, alla decima di andata. Poi, ventiquattro rovesci di fila.  

Quella Viola, si capisce, vive sul filo, come tante, troppe, società, costrette a fare le nozze con i fichi secchi con un sistema che finisce per autofagocitarsi. Il coach del 2006/2007 è Paolino Moretti, che ha lasciato una Livorno in A per affrontare la sfida della serie cadetta con i calabresi. Il roster è completamente nuovo.

C’è Dusan Mladjan, giovane promettente che l’anno prima ha fatto molto bene a Udine dalla panchina. C’è Federico Lestini, ben prima di diventare un caso mediatico causa screzi con la Fossa della Fortitudo Bologna. C’è Antonio Maestranzi appena uscito da Northern Illinois, che poi giocherà a Jesi e Montegranaro, ma soprattutto sarà il play euclideo a cui Simone Pianigiani affiderà la regia della Nazionale per l’Eurobasket lituano. Surclassato dai serbi nel primo incontro a causa della taglia ridotta finirà alla Virtus Roma nel 2011/2012, poi non troverà più spazio e deciderà di dedicarsi all’azienda di famiglia.

Ah sì, e poi ovviamente c’è Joe Bunn. Che affina l’intesa con Maestranzi e finisce secondo nella classifica marcatori segnando 23.4 punti di media, e sesto per percentuale nella classifica generale per la percentuale da due (62,05) La squadra viaggia nella parte bassa della classifica, ma si salva, due punti sopra la penultima Imola. Come sempre però d’estate gli uffici delle imposte contraddicono il verdetto del campo. L’Andrea Costa resta in Legadue, la Viola nell’estate del 2007 sparisce.

Malgrado il contesto da cuori forti, però, l’esperienza ha un risvolto positivo per Joe, che trova il modo di restare in Europa, previo il solito passaggio centroamericano (ai Maratonistas di Porto Rico) per guadagnare qualche dollaro in più.

Il 2007/2008, infatti, Joe lo passa al BCM Gravelines-Dunkerque, nella regione denominata Hauts-de-France. Il piazzamento della squadra? Terz’ultimo, con un punto (sì, lì si usa così) sulla penultima che retrocede. Se vi sembra una storia già sentita l’anno prima, mettetevi in fila.

Nell’estate del 2008 il fenomeno delle sliding doors regala un’altra delle sue innumerevoli perle. Bunn va all’Andrea Costa sempre in Legadue. Sarà capocannoniere a fine campionato con 23.1 di media ma l’incredibile è che Imola retrocede da penultima ma la stagione successiva si ripresenta puntualmente ai nastri di partenza della cadetteria perché in estate è saltata Livorno.

Il seguito sarà un mezzo accordo con Latina annullato nelle festività natalizie del 2009 a causa delle precarie condizioni fisiche del centro-bonsai, un ritorno in Argentina tra Juárez e Junìn, due anni in Messico a Nogales e il 2013 chiuso tra Estudiantes de Concordia e Tomás de Rocamora.

Ora qualcuno di voi si starà chiedendo: “Perché abbiamo perso tempo a leggere di un centro newyorchese alto meno di due metri, con punti nelle mani e giramondo, per non dire proprio con la tendenza al vagabondaggio?”. La domanda in sé contiene già un abbozzo di risposta.

Se volete un senso, invece, è facile. Sono quelle storie che solo la palla a spicchi sa regalare. Tutto il resto è noia.

 

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