Come ogni anno, quando si avvicina il momento del Draft, molti addetti ai lavori sono spesso vittime di grandi stati d’ansia ed incertezza, consapevoli che dalla loro scelta potrebbe dipendere la programmazione e, soprattutto, la realizzazione dei piani futuri delle proprie franchigie.
Dietro ad ogni singola scelta ci sono mesi e mesi di investimenti, sia finanziari che umani, fatti dalle squadre al solo scopo di comprendere ed immaginare quale realmente sia il potenziale di ogni singolo ragazzo, per arrivare poi a scegliere quello che più di tutti potrebbe integrarsi con il ruolo, il proprio determinato sistema e con la mentalità richiesta.
Ecco, è proprio quando nella mente umana si creano le aspettative che negli angoli più remoti della nostra testa si iniziano a creare anche le paure…
Già, perché quando si parla di DRAFT, la più grande controversia presente nella testa di ogni singolo General Manager, coach oppure semplice tifoso, è sempre la stessa: la soddisfazione e la gioia di prendere un futuro ALL-STAR contrastata alla paura ed il fallimento di scegliere un BUST!!!
Storicamente, ogni edizione del Draft si contraddistingue per grandi scoperte alternate a grandi buchi nell’acqua.
La storia ci insegna che solo il tempo sarà realmente il giudice supremo di queste scelte, ma diciamo che intanto, come ogni anno, arrivati ad un certo punto della regular season, arriva il momento di fare un resoconto, un riassunto delle scelte che hanno caratterizzato quest’ultima edizione, decretando cosi i TOP ed i FLOP tra i rookies che abbiamo finora visto sui parquet NBA.
FLOP:
- MARIO HEZONJA
Nel pre draft era l’oggetto del desiderio di molti, il vero europeo su cui puntare a detta degli esperti, in quanto protagonista di moltissimi highlights provenienti dal Vecchio Continente nel quale si mettevano in mostra tutte le sue qualità: atletismo, ottimo ball handling ed un solido tiro dalla media e lunga distanza.Tanto impressionante da far usare la quinta scelta assoluta ad Orlando per aggiudicarsi i suoi servigi. Ma il numero 23 bli/argento non sta per nulla impressionando al suo primo anno in NBA: ha collezionato ad oggi 5.3 punti, 1.9 rimbalzi e 1.1 assist, restando sul parquet poco più di 15 minuti a gara. Obiettivamente troppo poco per quello che si ci aspettava da lui. C’è però da dire che nonostante una partenza molto difficile, nelle ultime settimane Hezonja si sta ritagliando qualche spazio in più, grazie anche e soprattutto alla cessione di Harris a Detroit.I Magic sembrano credere nel ragazzo, ma sta a lui emergere e far vedere alla lega tutto quel valore di cui tanto si era parlato. - WILLIE CAULEY-STEIN
Sacramento decide di spendere la sua sesta scelta per lui, ignorando altri grandi prospetti, infatti in California si credeva e si crede tutt’ora molto sul big man proveniente da Kentucky.
Inizio però difficile per Cauley-Stein, chiamato a interpretare il ruolo di 4 e di 5 uscente dalla panchina in una squadra con molto talento, ma che è tutta la stagione che fatica sul piano del gioco e dei risultati.
Anche sul piano fisico non è un annata fortunata per lui: dopo l’infortunio sul finire di stagione dello scorso anno ha avuto alcuni stop anche in questo suo anno da rookie, dove si è visto costretto a saltare molte partite. Il suo atletismo, che è la sua vera forza, essendo limitato dalle non perfette condizioni lo rende un giocatore al di sotto della media che fatica a stare in un contesto di alto livello. I Kings comunque sembrano convinti che possa essere un fattore negli anni a venire, ma prima di tutto deve rimettersi al 100% fisicamente per poterlo dimostrare.
Viaggia con 6.5 punti, 5.4 rimbalzi e 0.5 assist di media a gara. - FRANK KAMINSKY
Frank “The Tank” è stato l’autentico dominatore della scorsa stagione in NCAA, dove è risultato essere il miglior giocatore dell’anno grazie ad un cammino al limite dell’umano coi suoi Wisconsin Badgers, caduti solamente all’ultimo atto in finale contro Duke.
La sua chiamata alla 9 da Charlotte ha messo in contrasto moltissimi opinionisti: chi diceva che uno che aveva appena vinto il premio di miglior giocatore del college doveva assolutamente essere considerato una top pick, e chi invece diceva che uno con quel fisico e con cosi poca “cattiveria agonistica” sarebbe stato un flop in NBA.
E’ ancora presto per decretare chi avesse davvero ragione, ma al momento propendo per i secondi: è vero che Kaminsky è un grande giocatore e che può segnare sia da dentro l’area che da fuori, avendo a disposizione molte skills offensive, ma è altrettanto vero che è un giocatore troppo fragile fisicamente ed ancora troppo “indietro” per avere già 23 anni: non regge il contrasto con i big men della lega professionistica.
I numeri non sono male, ma quello che mi lascia perplesso è il suo impatto fisico: nelle partite dove si alza il ritmo e gli avversari giocano per davvero, è costantemente in difficoltà.
Ad oggi viaggia con 7 punti, 4 rimbalzi e 1.3 assist a partita.

