Forse, dico forse e ripeto forse, non è propriamente un caso se nel biennio 1972-1973 un certo Wilt Chamberlain coronava il suo secondo ed ultimo titolo formalizzando il suo ritiro, l’NBA si trasformava radicalmente assorbendo l’ABA, faceva il suo debutto il Dottore, al secolo Julius Winfield Erving II e nel contempo un ragazzotto appena maggiorenne che oggi conosciamo come DJ Kool Herc con l’aiuto della sorella cercava di invitare più gente possibile alle feste organizzate nel suo palazzo a 1520, Sedgwick Avenue, Bronx.
Circa 10 anni dopo Grandmaster flash e i 5 rilasciavano un disco storico quale “The message”, nel mentre canestro dopo canestro cresceva la faida tra Magic Johnson e Larry Bird, emblemi della NBA fino all’arrivo del 23, autentico dominatore degli anni ’90 e proprio quando Michael Jordan teneva in pugno l’NBA ed il panorama sportivo mondiale strictly from Brooklyn è esattamente Brooklyn a conoscere 9 fenomeni (più o meno…) che stravolgeranno i canoni dell’hip-hop con suoni cupi e minacciosi.
Per il nuovo millennio è doveroso mutare il colore dello sfondo: mentre Eminem diventa l’icona del rap moderno Nash diventa uno dei migliori playmaker della storia e Dirk Nowitzki ridisegna il ruolo di ala grande. Oggi?! Oggi forse la maggior presenza di talento è in NBA invece che sui palchi hip-hop, non c’è ombra di un mc in grado di realizzare un three-peat di cui solo LeBron è in grado, non c’è alcun talento spiazzante come quello di Kevin Durant né tanto meno un pittore come Chris Paul, oggi probabilmente nel mondo di rap c’è delusione ed amarezza, come quella che aleggia attorno a Derrick Rose.
Tuttavia la finalità del discorso si discosta da un semplice confronto e mira a dimostrare in modo più radicato come queste due culture siano indiscutibilmente, indissolubilmente e meravigliosamente collegate, come?! Vediamo subito…
Probabilmente il primo a nominare una nutrita schiera di ballerz all’interno di una traccia hip-hop è stato Kurtis Blow nel 1984 con la sua “Basketball” senza tuttavia entrare nello specifico di una determinata circostanza o di un determinato giocatore, come invece qualcuno farà più avanti. La traccia fu poi ripresa, o disonorata fate voi, nel 2002 da Lil Bow Wow.
Nel 1995 è Big L a lasciarsi ispirare dal motivo baskettaro nella seconda traccia di “Lifestylez ov da poor ‘n dangerous” ovvero “MVP” nel quale l’mc newyorchese, tra le altre cose, cita anche Manute Bol, curiosissima personalità dell’NBA targata ’90.
Solo 3 anni più tardi i Public Enemy rilasceranno “He got game” la cui title track diventerà la colonna sonora del capolavoro (O almeno considerato tale dai più…) di Spike Lee e Ray Allen nel quale compariranno anche Michael Jordan e Shaquille O’Neal.
Al giorno d’oggi invece chi se non Kendrick Lamar?! La sua “Black boy fly” è dedicata all’amico Arron Afflalo, guardia di Orlando. K-Dot va oltre, esaltando non il gioco né tanto meno il talento del giocatore bensì la caparbietà di questi, sottolineando la carica emotiva che spesso si cela dietro una sfida che porta tantissime difficoltà con se.
Michele Garribba

