È all’ottavo posto personale ad Est con un career-high di 23.6 punti a partita e si sta rivelando un potenziale primo violino, riuscendo a gestire le pressioni e a convivere con quella presenza giusto un po’ significativa di tale John Wall in roster: insomma, per diventare a pieno titolo un All-Star Bradley Beal non ritiene affatto di aver bisogno di aiuti “extra”. Il giocatore fa riferimento alla risaputa possibilità per ogni giocatore di svolgere una sorta di autopropaganda tramite social network, in occasione del periodo di votazioni (attualmente aperte) per la partecipazione all’All-Star Game.
Secondo Beal, la pratica non è poi così edificante e soprattutto non si sposa con quella che è la sua natura. A Candace Buckner di The Washington Post, la vulcanica 24enne shooting guard dei Wizards ha dichiarato:
“Se [in un post] c’è qualsiasi cosa che dica ‘Vota per me’, non lo posto. Non lo posto e basta. Non è decisamente nelle mie corde. […] Mi dà l’impressione di essere un po’ presuntuoso in un certo senso. Non necessariamente in senso negativo, ma per me c’è giusto un po’ presunzione. Una cosa del tipo ‘Vota per me’? Non sono d’accordo.”
Idee chiare e inflessibili, che acquisiscono in un certo senso maggior credito dato che appartengono non al primo o al secondo classificato nella speciale lista delle votazioni, ma al nono: per essere All-Star Bradley Beal non ha di certo la strada spianata (71079 voti), con una distanza siderale a separarlo da Kyrie Irving (primo, 802834) e DeMar DeRozan (secondo, 259368), eppure il pupillo di Washington non ha intenzione di ottenere questo titolo a suon di post e hashtag.
“Sento semplicemente che non dovrei far questo per ottenere voti. Il mio gioco dovrebbe parlare da sé”, ha tagliato corto Beal sulla questione senza farne un dramma o senza criticare più di tanto chi invece sponsorizza la propria potenziale presenza allo show delle stelle, in programma il 18 febbraio a Los Angeles.
Il massimo che Bradley Beal si è voluto concedere è stato un post (stavolta sì) su Twitter, decisamente insolito in quanto incentrato sui panda. Già, i panda di quel “Big Panda” che gli è stato affibbiato come soprannome dai compagni per via della voracità a tavola. Dentro o fuori dall’All-Star Game, ma sempre rimanendo se stessi.
Means a lot to have the support of Murray, Ralph and all the pandas in the world behind me for #NBAVote! https://t.co/j92ezM6zR6 #PandaPower for Bradley Beal! ??? pic.twitter.com/GCDGednnXd
— Bradley Beal (@RealDealBeal23) January 5, 2018

