Atlanta Hawks: The Americans
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Atlanta Hawks: The Americans

Atlanta Hawks: The Americans

Atlanta, capitale del Peach Country (lo stato delle pesche), primi anni ’80. Da San Giovanni in Persiceto viene spedito uno dei migliori 007 italiani, Marco Belinelli (nome in codice Elizabeth Jennings), da poco rientrato dalla missione in Europa dell’est. Il Beli raggiunge l’agente speciale Dennis Schroder (nome in codice Philip Jennings).

 

Dennis, rispetto a Elizabeth, si è adattato molto bene allo stile di vita americano, e il sentimento per il collega, da montatura governativa, sta cominciando a diventare qualcosa di serio. Marco, dal canto suo, è super impegnato a mantenere la famiglia oltre che a salvare le apparenze con la loro piccola agenzia di viaggi e a fare carriera.

Atlanta

Dennis Schroder e Marco Belinelli in ‘The Americans’.

 

La missione non è semplice, dopo 10 anni gli Atlanta Hawks si trovano all’alba di una nuova era, l’inizio del processo di rebuilding. I ragazzi del Vecchio Continente dovranno fare quanto possibile per poter prendere il controllo della città. Tra i cambiamenti e gli abbandoni, oltre ai vari Kyle Korver e Paul Millsap, c’è da registrare il passo indietro di coach Mike Budenholzer che, fino al maggio scorso, ricopriva anche il ruolo di President Of Basketball Operations. L’incarico è stato assunto da Travis Schlenk, che negli ultimi 12 anni ha ricoperto con grande successo diversi ruoli manageriali (soprattutto quelli concernenti la gestione dei dipendenti) con i Golden State Warriors. Travis ha lavorato in tutti i campi della dirigenza e per la prima volta assumerà l’incarico più ambito, quello del decision making.

 

Per portare a termine la missione i nostri agenti speciali dovranno essere molto attenti a non farsi smascherare; la buona riuscita della missione, nonché la salute dei nostri ragazzi, dipende tutto dalle loro capacità di mimetizzazione.

Riusciranno a prendere il controllo di Atlanta senza far scoprire le loro origini europee? Come se non bastasse, a rendere ancora più complicata la missione, negli States il mercato è sempre più in fermento: da est e ovest infatti ci sono stati movimenti che hanno sconvolto gli equilibri geo-politici conosciuti finora e le nostre spie preferite dovranno fare un grande lavoro per portare a casa il trofeo più ambito. Quale? La first pick per il draft del 2018. Per constatare l’ultima volta in cui il team della Georgia ha pescato per primo , dobbiamo salire sulla DeLorean e tornare indietro al 1975, quando fu scelto David Thompson.

Dal 2013, inizio della gestione Budenholzer, la franchigia ha sempre centrato i playoff e, soprattutto, ha sempre costruito un gioco molto piacevole e corale grazie anche al salto di qualità fatto fare a molti protagonisti. Basti pensare a Korver, Millsap e Al Horford, grandissimi campioni a cui l’ex assistant coach dei San Antonio Spurs ha dato un grande aiuto. Oltre questo Atlanta, durante questo periodo, ha sempre fatto registrare più di 100 punti a partite. Quest’anno il primo scoglio sarà proprio questo: trasformare buoni giocatori in solidi ed affidabili scorer. Basti pensare che il solo Schroder ha registrato in qualche fase della carriera una media di almeno 12 tiri presi a gara (gli altri non arrivano a 10). Belinelli invece sarà chiamato a dare un contributo ancora maggiore in attacco, sia se avrà la possibilità di partire in quintetto che partendo dalla panchina, sfruttando la sua capacità di muoversi senza palla e di colpire in uscita dai blocchi. L’altro indiziato è Kent Bazemore, buonissimo swingman con un passato in California (prima nel nord con Golden State e poi a sud dai Los Angeles Lakers): dovrà prendersi più responsabilità offensive (cercando di incrementare il 34.6% da 3) ma allo stesso tempo dovrà essere efficace anche in difesa.

 

Bazemore ha tutte le carte in regola per diventare ancora più efficiente in attacco, divenendo una delle bocche di fuoco più calde degli Hawks.

John Collins invece è il giovane che tutta la città spera di poter vederlo premiato col Rookie of the Year (premio che manca ad Atlanta dalla stagione 1954/1955 quando a vincerlo fu Bob Pettit). Finora ha impressionato gli addetti ai lavori tanto che, secondo fonti vicine alla franchigia, coach Mike vorrebbe dargli più minuti possibili in modo da poter accumulare subito esperienza e capire quanto si può contare su questo ragazzo. Il prodotto di Wake Forest potrà essere utile qualora si deciderà di banchettare dentro l’area, sfruttando la sua discreta tecnica e il suo atletismo. Inoltre non è da trascurare la sua solidità a rimbalzo, grazie alla quale potrà dare una mano a far partire le transizioni (quando prenderà quelli difensivi) e andare a segno coi tap-in, dopo che i tentativi dei compagni andranno a sbattere sul ferro. Per vincere il premio di rookie dell’anno è fondamentale mettere da parte delle buone statistiche e, vista la situazione ad Atlanta, potrebbe tranquillamente chiudere la stagione in doppia cifra sia di punti che di rimbalzi. La concorrenza però, è davvero molto folta.

 

Dal punto di vista del gioco, nel complesso, coach Bud avrà Schroder come cardine principale: oltre agli isolamenti, il play tedesco giocherà molti pick and roll usufruendo dell’area sgombra per le sue penetrazioni. Ovviamente, sull’arco stazioneranno i vari Bazemore Ilyasova, e il Beli pronti a raccogliere e a finalizzare gli scarichi (anche se solo gli ultimi due sono affidabili tiratori).  Nella propria metà campo, invece, spicca il ruolo dei lunghi, su tutti quello di Dewayne Dedmond, ennesimo giocatore plasmato dalle mani del sapiente coach Gregg Popovich, pronto a svolgere il ruolo di rim protector. Servirà mettere l’intensità giusta per impedire agli avversari di colpire dal perimetro e una particolare attenzione nel scegliere i cambi e i tempi di aiuto. Saremo di fronte ad una difesa ‘di sistema’ dove sarà importante l’intesa tra i giocatori.

In uscita dalla panchina Belinelli strapperà una bella fetta di minutaggio, assieme presumibilmente a Collins che  da starter potrebbe rendere troppo alto il quintetto quindi poco adatto alla moderna NBA. In panchina gli altri giocatori come Miles Plumlee e DeAndre Bramby potrebbero dare un buon contributo.

Gli Hawks potrebbero chiudere la Eastern Conference come tra gli ultimi della classe: in questo modo Atlanta potrebbe raggiungere il piatto grosso avendo buone probabilità di pescare una scelta alta al draft.

Mattia Ciancarella
mattia.ciancarella@gmail.com
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