Stanotte al TD Garden di Boston, Massachusetts, andrà in scena uno dei più attesi e potenzialmente interessanti episodi della straordinaria saga che è la NBA: Boston Celtics e Cleveland Cavaliers, gli uni di fronte agli altri; Kyrie Irving da una parte e LeBron James dall’altra, con un quasi del tutto ritrovato Isaiah Thomas a godersi sornione una gara che sicuramente vorrebbe giocare. Il suo nuovo GM Koby Altman, invece, la scorsa estate ha avuto grattacapi di altro tipo e li ha condivisi con coach Tyronn Lue su Kyrie Irving: la partenza di un All-Star con in serbo potenzialità ancora inespresse non può mai essere un piacere.
Sensazioni di sconforto quelle provate da Lue secondo Dave McMenamin di ESPN, quando Irving ha lasciato Cleveland per abbracciare il progetto Celtics senza che la dirigenza riuscisse a trattenerlo, come fecero invece i Los Angeles Lakers con Kobe Bryant nel 2007 (chissà di cosa parleremmo oggi, se allora fosse andata diversamente). Tyronn Lue su Kyrie avrebbe espresso più volte al board dirigenziale il disappunto “tecnico” per la perdita di una pedina importante, non soltanto per il tabellino e per le dinamiche di spogliatoio, ma anche per via delle sconfinate modalità di miglioramento di un gioco ancora da allenare ed affinare.
D’altro canto però, una grande franchigia non può e non deve tener conto di un singolo (seppure, che singolo…) e deve necessariamente guardare avanti. Sia chiaro, Kyrie Irving non è partito mica per nulla: Isaiah Thomas, Jae Crowder, Ante Zizic, la scelta al primo round del draft 2018 di Brooklyn e quella del secondo round del draft 2020 di Miami (entrambe girate ai Celtics), possono essere considerati un bottino più che dignitoso per aver lasciato partire la stella ex Duke.
Inoltre, Altman rimane dell’idea che discorsi motivazionali di sorta non avrebbero comunque portato ad un risultato in stile Lakers-Kobe, e ritiene di aver tratto il massimo dalla situazione. “Non puoi sentirti meglio scambiando una point guard di 25 anni, quattro volte All-Star, che sta andando incontro alla miglior forma in carriera”, ammette il GM, “Ma ciò ti dà l’opportunità di mischiare il mazzo e pianificare a lungo termine, oltre a mettere in luce cosa debba girare affinché LeBron ci aiuti a vincere un titolo”. Insomma, Tyronn Lue su Kyrie partente non può certo essere stato entusiasta, ma è altrettanto sicuro che dimostrare ad Irving che senza di lui si può vincere è un sassolino nelle scarpe di molti Cavs; che siano in divisa o in completo e cravatta, poco cambia.

