Kyrie Irving, leader celtico

“Comandare non significa dominare, ma compiere un dovere” – diceva Lucio Anneo Seneca, indicando come un buon leader abbia il compito di mettersi concretamente all’opera per trascinare il proprio gruppo, senza limitarsi a dare ordini o a tiranneggiare. Indicare la strada maestra. Compiere un dovere. Le asserzioni degli antichi filosofi continuano a riecheggiare al giorno d’oggi e chi vuol vestire i panni della guida le raccoglie e cerca di applicarle. Non sappiamo se Kyrie Irving abbia letto o sentito qualcosa a riguardo, ma si può dire certamente che la sua voglia di esser leader la stia mettendo tutta in campo.

Arrivato via trade da Cleveland con l’intenzione di prendersi la scena e di non  voler essere la classica ‘spalla’ (almeno da quanto è trapelato), ha ricevuto le chiavi in mano da Brad Stevens e si è impossessato delle redini dei Boston Celtics. Una precisazione: è giusto ricordare che gli archetipi del coach ex Butler poggiano sul collettivo e non sul singolo, con i giocatori che assimilano attenti dettami.

Proprio ciò mette ancor più in evidenza l’apprendistato della nuova filosofia da parte di Uncle Drew: noto più per le sue doti da realizzatore e le sue capacità in dribbling, sta invece contribuendo a ad alimentare la circolazione e seguendo i movimenti dei compagni, pronti a raccogliere le sue intuizioni. Un cambiamento, o meglio, un supplemento per uno che ama alla follia sfruttare l’uno contro uno. Nella passata stagione Irving attaccava su handoff con una frequency del 5.5%: prendendo come campione indicativo 10 partite, la percentuale è raddoppiata. Questo perchè lo stesso si defila mentre palla gira nelle mani di tutti i componenti del quintetto, per poi colpire o eseguire un extra pass. In particolare l’asse formato con un lungo (solitamente Al Horford) lo rende produttivo in termini di scoring: anche quando non è lui ad iniziare l’azione, svaria per la metà campo e successivamente va in backdoor allo scopo di finalizzare il suggerimento che gli arriva puntuale. C’è in ogni caso la tendenza ad aspettare il proprio turno, a seconda dello scenario che si presenta, per prendersi una conclusione ed evitare così di forzare o abusare degli isolamenti. Frequenti sono i tagli, eseguiti sfruttando anche i blocchi, in modo da non dare agli avversari punti di riferimento; aspetto, quest’ultimo, che lo può portare ad una crescita del gioco off the ball.

I movimenti senza palla di Irving vengono premiati nel tanto decantato gioco corale dei Celtics.

 

I pick and roll/pop sono degli autentici crocevia offensivi che l’ex Cavaliers sfrutta al meglio. Dopo aver chiamato il gioco a due, può optare per una delle sue brucianti penetrazioni o andare in arresto e tiro, liberandosi del marcatore grazie al suo funambolico crossover. Se la difesa invece decide di concentrare le attenzioni su di lui mentre aggredisce il canestro, l’opzione dello scarico e conseguente tripla dall’arco è più che valida. Capita spesso comunque che l’azione non finisca in maniera istantanea e che si ricominci da capo in modo da trovare il varco: il ritmo non cala e si prosegue finchè non si riesce a creare l’occasione giusta. Qui entra in gioco l’intelligenza di Irving, che da linfa alla manovra divenendo risoluto sul da farsi. Il suo arsenale ben nutrito fa il resto, esaltato da un contesto dove tutto scorre fluido ed efficiente.

Splendida azione d’attacco dei Celtics partita dal letale pick and roll Irving-Horford.

 

C’è da dire che non ha mai goduto di una grande reputazione come difensore, anzi, proprio in questa fase di gioco sono emerse delle lacune importanti. Tuttavia, soprattutto alla roccaforte eretta da Stevens, qualcosina di buono si sta vedendo. Non bisogna essere preda di facili entusiasmi però, poichè le difficoltà sui pick and roll e le puntuali distrazioni ci sono ancora. I lati positivi della faccenda sono pochi e allo stesso tempo influenti: riesce a leggere la situazione e a dilettarsi nei recuperi con il suo tocco rapido, andando anche a cambiare marcatura nel momento in cui è necessario. I limiti ci sono, però vengono di fatto assopiti dal sistema. A livelli statistici, è giusto evidenziare come il defensive rating della point guard sia andato al di sotto dei 100 punti concessi ogni 100 possessi.

I Boston Celtics hanno trovato in Kyrie Irving un leader capace di sobbarcare sulle spalle il peso della squadra senza andare eccessivamente sotto i riflettori. Un leader che non padroneggia ma che mette in pratica delle idee, agevolando il lavoro dei suoi seguaci.

Olivio Daniele Maggio

Editor di NBAPassion.com

Cura da tempo il sogno di diventare giornalista professionista. Aspirante scrittore e grande appassionato della NBA a 360°, in tutte le sue salse. Laureato in Scienze della Comunicazione presso Unisalento e attualmente frequentante la facoltà di Informazione, Editoria e Giornalismo presso Roma Tre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.