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Memphis Grizzlies: Vinyl

di Andrea Ranieri

Se Richie Finestra fosse un personaggio reale e seguisse la NBA, tiferebbe Memphis Grizzlies. E cosa c’entra con Memphis un produttore musicale della New York degli anni ’70? Apparentemente e praticamente nulla, ideologicamente tanto. Richie vive in quegli Stati Uniti in cui iniziano a spopolare i generi del punk e del rock; vive la trasformazione della musica, che è la sua vita; una musica che accoglie il nuovo che avanza e cerca di tralasciare le vecchie abitudini per adeguarsi alle nuove mode. Ma il nostro protagonista va controcorrente: non venderà la sua casa discografica e non si lascerà travolgere dalle nuove tendenze musicali, rimanendo affezionato ai vecchi generi ed a quei sempre più desueti dischi in vinile.

Ecco il punto di incontro fra Richie e i Grizzlies: l’essere alternativi, anzi, l’opposizione vera e propria al nuovo che avanza e l’attaccamento alla tradizione. Prima si è parlato di tradizione musicale, ora si parla di tradizione cestistica. Il basket va verso lo small ball, il tiro da tre punti, il gioco veloce, i ritmi elevati e i punteggi alti; i Memphis Grizzlies non ci stanno. Parte tutto da una difesa solida, con l’area chiusa spesso da due lunghi che vivono difensivamente nel pitturato; in attacco si va piano, si costruisce con calma, si va in post basso. Una pallacanestro d’altri tempi, che nelle ultime stagioni ha sempre significato playoff. Ma ora, proprio come accade a Richie, la Memphis del basket deve fare i conti col cambiamento.

Nella sua stoica resistenza, Memphis dovrà fare i conti prima di tutto con le modifiche del proprio roster e con l’età che avanza dei giocatori principali. La prima difficoltà è rappresentata dalla partenza di due uomini-chiave nel gioco di coach David Fizdale: Tony Allen e Zach Randolph. Due grandi difensori capaci di interpretare al meglio lo spirito tutto grinta della franchigia. Forse è l’indizio che anche i Grizzlies stanno avviando un processo di svecchiamento e di lento adeguamento alle nuove tendenze del gioco moderno. Tony Allen non aveva quella pericolosità minima dall’arco per continuare ad essere la guardia titolare di una squadra ambiziosa; Randolph è troppo lontano, per caratteristiche, da quei numeri quattro moderni capaci di aprire il campo.

Memphis Grizzlies

I Memphis Grizzlies sapranno sopperire alla partenza del Grind Father?

Per sopperire a due partenze di questo peso, due saranno le parole-chiave. La prima è rilanciare. Mario Chalmers, Tyreke Evans, Chandler Parsons, Ben McLemore e Brandan Wright sono giocatori di sicura capacità, giunti in Tennessee per dimostrare di essere ancora pezzi pregiati, dopo i rispettivi problemi, fisici, ma non solo. Se questi cinque  ragazzi fossero sani per larga parte della stagione, potrebbero contribuire a portare i Memphis Grizzlies sulla strada di un gioco moderno, più veloce e soprattutto più imprevedibile. Chalmers ed Evans avranno come primo compito la creazione dal palleggio, in particolare da situazioni di pick and roll, per se stessi e per i compagni. Parsons e McLemore dovranno essere tra i beneficiari di questa creazione col loro tiro da fuori. Wright potrebbe rivelarsi adeguato come backup di Marc Gasol, in quanto lungo atletico e molto mobile.

Memphis Grizzlies

Per il secondo anno consecutivo, Chandler Parsons cerca riscatto con la maglia dei Memphis Grizzlies

Il secondo termine imprescindibile è difendere. Non importa che siano partiti due dei principali pilastri difensivi della squadra. Lo spirito Grizzlies si basa prima di tutto sulla grinta, la cattiveria agonistica. Va oltre la tattica, è una questione di ambiente. Indossare la maglia dei Memphis Grizzlies è anche aver voglia di essere intensi prima di tutto in difesa. Soprattutto in una situazione in cui, con molte scommesse in rosa, un periodo di transizione risulterà fisiologico. E perché la nave non affondi al primo iceberg che incontra, le vecchie certezze non potranno essere abbandonate del tutto.

E a proposito di vecchie certezze, tutto ruoterà ancora intorno all’asse Mike Conley-Marc Gasol. I loro giochi a due, la loro difesa sul pick and roll saranno i cardini del gioco dei Grizzlies. In particolare lo spagnolo dovrà essere efficiente nella realizzazione e nella creazione spalle a canestro, grazie alla sua tecnica sopraffina; ma non solo: con la partenza di Z-Bo gli sarà richiesta più presenza a rimbalzo (appena 6 di media lo scorso anno). Dal canto suo, Conley dovrà recuperare palloni e rendersi pericoloso dal palleggio, non solo servendo Gasol, ma anche penetrando e tirando da tre punti dietro i blocchi.

 

L’asse Conley-Gasol sarà la principale fonte di punti. Senza trascurare l’importante contributo in difesa.

Cosa attendersi dalla nuova versione dei Memphis Grizzlies? Dipende. Se la mistura di vecchie convinzioni tecniche e psicologiche e la vittorie delle diverse scommesse a roster diventasse realtà, Memphis è da considerarsi per la lotta dei posti playoff tra il quinto ed il sesto. Se invece i nuovi continuassero a deludere o gli infortuni si abbattessero ancora sula franchigia, nel selvaggio Ovest il rischio di rimanere fuori dalla postseason dopo sette stagioni è alquanto elevato.

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