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NBA Rookies Top: Kristaps Porzingis lascia tutti a bocca aperta

di Alessandro Gottardi
Karl Anthony Towns Kristaps Porzingis

Come ogni anno, quando si avvicina il momento del Draft, molti addetti ai lavori sono spesso vittime di grandi stati d’ansia ed incertezza, consapevoli che dalla loro scelta potrebbe dipendere la programmazione e, soprattutto, la realizzazione dei piani futuri delle proprie franchigie.

Dietro ad ogni singola scelta ci sono mesi e mesi di investimenti, sia finanziari che umani, fatti dalle squadre al solo scopo di comprendere ed immaginare quale realmente sia il potenziale di ogni singolo ragazzo, per arrivare poi a scegliere quello che più di tutti potrebbe integrarsi con il ruolo, il proprio determinato sistema e con la mentalità richiesta.

Ecco, è proprio quando nella mente umana si creano le aspettative che negli angoli più remoti della nostra testa si iniziano a creare anche le paure…
Già, perché quando si parla di DRAFT, la più grande controversia presente nella testa di ogni singolo General Manager, coach oppure semplice tifoso, è sempre la stessa: la soddisfazione e la gioia di prendere un futuro ALL-STARS contrastata alla paura ed il fallimento di scegliere un BUST!!!

Storicamente, ogni edizione del Draft si contraddistingue per grandi scoperte alternate a grandi buchi nell’acqua.

La storia ci insegna che solo il tempo sarà realmente il giudice supremo di queste scelte, ma diciamo che intanto, come ogni anno, arrivati ad un certo punto della regular season, arriva il momento di fare un resoconto, un riassunto delle scelte che hanno caratterizzato quest’ultima edizione, decretando cosi i TOP ed i FLOP tra i rookies che abbiamo finora visto sui parquet NBA.

TOP:

  1. KARL ANTHONY TOWNS
    Scelta numero 1 più azzeccata non poteva esserci per Minnie.
    Karl Anthony Towns, in arte KAT, migliora di settimana in settimana, di gara in gara, dimostrandosi senza dubbio la scelta più azzeccata per il presente ed il futuro dei Wolves.
    Viaggia con una spaventosa media di doppia-doippia a partita, con 17.4 punti e 10.3 rimbalzi, a cui aggiunge 1.6 assist.
    Un’autentica macchina da guarra che fa risplendere la luce sul futuro della franchigia: un ragazzo cosi dominante al suo primo anno erano anni che non si vedeva, tanto da far scomodare a molti il paragone con the “Big Foundamental” Tim Duncan.
    Come se non bastasse, abbiamo anche la ciliegina sulla torta della sua stagione: è riuscito a vincere lo Skills Challenge dell’ASG!!! Cosa che per un lungo è qualcosa di tanto raro quanto prezioso…
    Diciamo che il grande Flip Saunders, prima di lasciarci, ha deciso di lasciare una gemma rara alla sua franchigia: Karl Anthony Towns è un diamante prezioso, un tesoro raro, destinato ad essere grande protagonista della lega per molti anni a venire.
    Vincerà senza dubbio il Rookie of the year.
    Scelta migliore non poteva esserci grande Flip.
  2.  KRISTAPS PORZINGIS
    Scelto con la numero 4 tra lo scetticismo del mondo del pallone a spicchi, si rivela essere la grande sorpresa della stagione: probabilmente se il Draft si rifacesse ora, verrebbe scelto alla numero 2.
    Giocatore dalle mani straordinarie e dall’altezza incredibile, da quando è arrivato nella lega è stato fatto lavorare in modo maniacale sul suo fisico troppo snello e sulla resistenza, ed il risultato è visibile agli occhi di tutto il mondo: in pochi mesi si è preso New York!
    Ad oggi è senza dubbio il secondo violino dei Knicks, dietro solo a Carmelo Anthony per importanza tecnica e mediatica nella Grande Mela.
    Media ottime per il gigante lettone, che viaggia con 14 punti, 7.4 rimabalzi e 1.2 assist a partita. Il suo repertorio tecnico è vastissimo e di alto livello, se riesce a diventare dominante fisicamente, sfruttando il suo enorme potenziale, diventerà un giocatore formidabile per i prossimi 15 anni. In parole povere, Phil Jackson ha fatto Bingo: a New York si ritrovano un Dirk Nowitzki 2.0.
  3.  JUSTISE WINSLOW
    Confermo quanto detto mesi fa, a mio modesto avviso è lo Steal of the Draft.
    Incredibile come un giocatore del genere sia stato snobbato fino alla decima scelta.
    Molti diranno che i suoi numeri non sono all’altezza della terza posizione, ed infatti viaggia con soli 6.1 punti, 5.4 rimbalzi e 1.5 assist a gara, ma onestamente penso che i numeri siano si importanti, ma che non siano tutto.
    Il prodotto di Duke è un giocatore silenzioso, uno di quelli che non compare nei tabellini dei top scorer o dei top rebounder, ma è un giocatore già fondamentale nelle rotazioni di Miami (squadra che storicamente tende non dare troppo spazio ai giovanotti): infatti questo signore a soli 19 anni è già oggi uno dei difensori più completi ed aggressivi presenti nella lega.
    Ha doti innate di lettura del gioco e di lateralità, cosa che unita al suo agonismo ed atletismo, gli permette di entrare letteralmente sottopelle ai suoi avversari: è infatti costantemente in campo nei quarti quarti, sempre sull’uomo più pericoloso avversario e sempre concentrato.
    Se a Miami saranno bravi e riusciranno a mettere nelle mani di Winslow 15-20 punti a notte negli anni a venire, si ritroveranno in casa un top player bilaterale come pochi ce ne sono: Jimmy Butler e Kawhi Leonard devono essere i suoi modelli.

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