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NBA Stars ,Tim Duncan: il titano dei caraibi

di Matteo Ceneri

Incredibile come a volte, per scherzi del destino spesso tragici e drammaticamente scoinvolgenti, la storia ci consegni dei personaggi le cui gesta riecheggieranno per tempo immemore nella memoria di tanti, tantissimi.

“Good, Better, Best”

Era solita dire Ione, o se preferite “Signora Duncan”, al giovane Timothy mentre si allenava forsennatamente nel tentativo di eguagliare l’altra Duncan di famiglia, meglio nota come Tricia, qualificatasi per i giochi olimpici di Seoul nel 1988.
All’anagrafe Timothy Theodore Duncan, nasce a Christiansted, Saint Croix, Isole Vergini il 26 Aprile 1976.
Figlio di William e Ione Duncan, rispettivamente muratore e casalinga, cresce assieme alle sorelle trascorrendo una più che tranquilla infanzia, dotato di eccellente intelligenza viene in ripetuti casi annesso in classi superiori alla propria, tutto ciò alla sola età di 8 anni.
L’educazione dei figli in casa Duncan è una priorità, senza mai far mancare nulla ai propri figli il signor Duncan senior lavora duramente per garantire loro un’istruzione adeguata.
Siamo ben lungi da predestinazioni di “Choseonesca” memoria, esattamente come le sorelle infatti, il sogno di Tim era quello di diventare un grande nuotatore.
Nel contesto familiare Tricia, sorella più grande, aveva attirato notevoli attenzioni grazie alle sue abilità in acqua, viene difatto qualificata nei 100 e 200 metri dorso alle olimpiadi di Seoul ’88.
Nel frattempo il più piccolo Tim infrangeva già alcuni record di categoria (400 libero) e il suo innato approccio “cerebrale” nelle competizioni iniziava a venire fuori in modo assai repentino.

Tim assieme alla sorella Triscia

Tim assieme alla sorella Tricia

Timothy è piuttosto alto nonostante abbia solo 13 anni, è magro, dotato di tonicità invidiabile, mani enormi e dannatamente dedito agli allenamenti, sogna fortemente di emulare le gesta della sorella più grande approdando alle olimpiadi di Barcellona ’92 con la sua specialità.
Ma lo sporco destino gli riservò una prospettiva futura molto meno rosea e felice del previsto, riversandogli addosso ogni tipo di sciagura iniziando dall’uragano Hugo.
Un mostro di categoria 5 e con venti che sfiorarono i 260 km/h si abbattè sull’arcipelago : 61 morti, 10 miliardi di dollari l’ammontare complessivo dei danni e centro allenamenti con piscina raso al suolo, ma con grazia divina la dimora dei Duncan scampò al massacro.
A causa di ciò gli allenamenti settimanali furono spostati nell’oceano, Tim aveva una dannata paura degli squali e per lui fu un problema non da poco.
L’intera comunità del posto fu colpita inoltre da un blackout prottattosi per circa 6 mesi, la situazione tornò alla normalità pochi giorni prima del quattordicesimo compleanno di Timothy.
A casa Duncan i preparativi per il festeggiamento furono brutalmente interrotti da quello che è forse l’evento che ha più scosso Tim : morì la madre Ione nella primavera del 1990.

Impertubabile come forse nessun’altro, fu così anche quel dannato pomeriggio passato a giocare alla Playstation : silenzioso, non versò una lacrima.
Il già adolescente Duncan non tradiva nessun tipo di emozione, tantomeno quelle più forti, ma nel profondo Tim era dannatamente distrutto ed atterrito.
Senza mamma Ione pronta a spronarlo e supportarlo ad ogni minima difficoltà abbandonò il nuoto.
Visto il drammatico momento di difficoltà per Timmy, suo cognato (marito della sorella Cheryl) decise di montare per lui un canestro all’interno del piccolo spazio cementificato davanti casa realizzato anni prima da papà William.
Tim pare riprendersi gradualmente mostrando un non indifferente interesse verso la palla a spicchi che, pian piano, pare far breccia nel suo cuore, luogo dove dimora il vivido ricordo di mamma Ione.
La passione per la pallacestro prende drasticamente il sopravvento, grazie anche al supporto del cognato, ex giocatore universitario, Ricky Lowery.
In brevissimo tempo Timothy s’impone come miglior giocatore delle isole, titolare della squadra liceale e nel frattempo prende la bellezza di trenta centimetri nel giro di pochi anni, negli states il nome “Duncan” inizia a risuonare creando interesse.
La stessa estate diverse squadre militanti in NCAA affrontano gli isolani locali in alcune partite rappresentative, Alonzo “Zo” Mourning è parte del roster di una di queste e fermarlo pare un’impresa al limite.
Viene chiamato in causa il giovane Tim : il ragazzo, con una serie di prodigiose giocate difensive, annulla letteralmente Mourning sotto gli occhi stupiti di chiunque lo osservasse.

Molteplici atenei inviano scout di ogni sorta in quel di Saint Croix per vedere il talento in azione, ma Wake Forest fa di meglio : spedisce col primo volo disponibile Dave Odom, head coach della squadra, alla ricerca del tanto chiacchierato Duncan.
Odom viene immediatamente impressionato, quella grazia nelle movenze, unita ad una analisi del gioco meticolosa fanno si che Duncan venga reclutato tra le fila di Wake.
Coach D lo inserisce immediatamente nel quintetto di partenza ma il primissimo impatto al college non fu dei migliori : ritmo di gioco serrato unito ad un’intensità decisamente superiore rispetto a prima faranno si che il caraibico chiuda con nessun punto a referto contro University of Alaska, poco male ad ogni modo.
Wake Forest ha la sfortuna di dividere la divisione ACC con un paio di atenei piuttosto noti : doversela contendere con bestie come i Tar Heels e Blu Devils non é affatto impresa semplice, (rispettivamente North Carolina e Duke) ma l’arrivo di Duncan cambiò le carte in tavola.
Dopo circa metà stagione Timothy inizia a carburare in modo eccezionale, le sue prodezze in post basso unita ad una lettura di gioco degna di un playmaker lo rendono quasi impossibile da contenere.
Porta Wake Forest partecipe del torneo NCAA a 64, tiene un tale Rasheed Wallace al guinzaglio con 4 punti sparandogliene 25, nel giro di poco meno di 3 anni Timothy Duncan si afferma come potenziale superstar in ottica NBA.

Sconfitti successivamente nelle Final Four (complice anche un’influenza per il caraibico) contro i Wildcatz di coach Pitino, Duncan decide di restare a Wake Forest anzichè rendersi eleggibile per il draft alle porte.
L’anno successivo porta i Deacons alla seconda posizione nel ranking nazionale, si fermano però con Stanfond nel torneo NCAA dopo tre vittorie consecutive in ACC.

Duncan ai Deacons, Wake Forest

Duncan ai Deacons, Wake Forest

In quattro anni di università sarà per tre volte difensore dell’anno, due volte All-American e secondo miglior stoppatore nella storia NCAA, non male per il timido e silente giovane che esordì con zero punti a referto.
Charlotte, 25 Giugno 1997 :
Il destino fu clemente in Texas, gli Spurs pur non avendo le medesime chance di pescare la prima scelta al pari di Grizzlies e Celtics riuscirono a garantirsi il prodotto da Wake Forest.
Il matrimonio tra il caraibico e gli speroni risultò essere immediatamente fruttuoso, complice l’assoluta maestria di Coach Pop e l’esperienza dell’Ammiraglio : 57 doppie doppie, 21 punti con quasi 12 rimbalzi di media, 52 partite vinte e Rookie of the year a mani bassissime.
Nonostante la sconfitta ai Playoffs patita con Utah, il binomio venutosi a creare, per gli amici “Twin Towers”, funzionava in modo assolutamente efficente.
A soli due anni dall’approdo tra i professionisti Tim Duncan vince il titolo e con esso l’MVP della finali, supportato da un fenomenale Robinson e dal veterano Mario Elie.
Surclassando in cinque gare dei caricatissimi Knicks dopo aver battuto anche Trail Blazers, Minnesota e Lakers nelle fasi precedentementi.
La fame di vittorie del giovane Duncan è enorme : in 17 gare in post season rifila ben 10 doppie doppie, il tabellino segna 27 punti, 2 stoppate e 14 rimbalzi di media nella serie contro New York, numeri da capogiro considerando i soli due anni in NBA.

Duncan diventa a tutti gli effetti la colonna portante della franchigia, l’imponente mole del caraibico non intralcia minimamente la sua sopraffina tecnica :
padroneggia il gioco in post up come pochi, smista assist, appoggia a tabella ed il suo tiro infallibile (spesso contrastato) dalla media diventa il suo marchio di fabbrica.
Un Davide nel corpo di Golia, goduria per gli occhi : Tim gioca con assoluta naturalezza nonostante i 211 centimetri, privo di qualsivoglia sbavatura o forzatura, è un giocatore cerebrale capace di analizzare la situazione come pochi sono in grado di fare.

L'ammiraglio assieme al giovane Duncan

L’ammiraglio assieme al giovane Duncan

Nonostante non sia esageratamente veloce la sua leggiadra e fluidità nelle movenze lo rendono immarcabile, in più casi persino dei piccoli vengono ingannati dalle sue movenze.
I suoi fondamentali sono pericolosamente efficaci ed all’interno del perimetro rappresenta una costante ed imprevedivile minaccia, per non parlare della dominanza sotto le plancie (complice la sopraffina tecnica), giocatore completo come pochi nonostante la giovane età.
Le probabilità di bissare il successo sono tutt’altro che basse, complice anche un più che roseo record in regular season, le Twin Towers vengono fermate da Phoenix in modo inaspettato al solo primo turno (complice anche la prolungata assenza di Timothy nella serie) lasciando l’amaro in bocca.
2001, I Lacustri intanto, guidati dal micidiale duo O’Neal-Bryant, vincono il Larry O’Brien Trophy ponendosi in rampa di lancio per il prossimo titolo (avendone già vinto uno nel 2000)
Difatto centrano per la terza volta il titolo sconfiggendo Duncan e compagni l’anno seguente, nonostante quest’ultimi raggiungono quota 58 vittorie stagionali.
Lo stesso 2002 lo vede consacrato col premio di MVP in stagione, con 25.5 punti di media e primo in assoluto per rimbalzi e precisone di tiro dal campo, ma non è sufficente per arrestare il three-peat in casa Lakers.
Nel vecchio continente intanto il letale mancino originario di Bahía Blanca (All’anagrafe Emmanuel David Ginóbili)
detta legge sul campo, fresco di coppia Italia e triplete dell’anno precedente, la star della Virtus Bologna decide di firmare con i texani.
Ginobili fu scelto tre anni prima dagli stessi Spurs nel draft del 1999 come cinquantasettesima scelta (esatto, 57, ritenuta ancora oggi una delle steal of the draft più incredibili di sempre), ma restò in Europa fino al 2003.

L’approdo in NBA è decisamente forte : gli Speroni vincono l’anello, Duncan MVP delle finali regalando un’ultima gioia prima del ritiro al fenomenale Robinson.
“The Big Fundamental” com’era solito farsi chiamare, silenzia definitivamente scettici e dubbiosi che lo ritenevano un vincente solo grazie alle prodezze all’Ammiraglio : nella decisiva gara 6 di finals contro i Nets capitanati da Kidd sfiora la quadrupla doppia, realizzando 24.5 punti, 17 rimbalzi,smistando 5.3 assist e parinumero di stoppate nelle finali.
Di nuovo i Lakers, di nuovo Kobe-Shaq, i ragazzi di Coach Pop devono inchinarsi ai lacustri per 4 – 2 (qualcuno ha detto Derek Fisher?)
Ad ogni modo nemmeno in quel di Los Angeles si concretizza l’ascesa : i Pistons versione Bad Boys 2.0 (Billups, Rip Hamilton, Rasheed e Ben Wallace, per citarne qualcuno) sono straordinariamente tosti e dannatamente agguerriti, l’anello va nella Motor City.
2004-2005, l’esponenziale miglioramento di Manu Ginobili unito all’esplosione del giovane Parker non può che portar del bene alla franchigia, specie se la colonna portante è afflitta da fascite plantate per l’intera stagione.
Ma c’è bisogno di ben altro per arrestare un’istituzione cestistica come Tim Duncan :
Ai Playoffs si carica la squadra sulle spalle trascinandoli (grazie anche al binomio Parker-Ginòbili) in finale.
I ragazzi di Larry Brown desiderano fortemente di bissare l’anello vinto l’anno precedente, ma devono fare i conti con degli agguerritissomi Spurs.
Gara 7 col solito, straordinario, Duncan protagonista assoluto : terzo titolo, MVP delle finali.

"Big Three" alle fasi iniziali

“Big Three” alle fasi iniziali

La fascite continua a disturbarlo per tutto il corso dell’anno seguente, dove vengono battuti in finale di conference da Nowitzki e soci.
Solita gara 7 col solito Duncan, ma stavolta non bastano i 41 punti e 15 rimbalzi, passano i Mavs.
L’avvio nell’anno seguente non è dei migliori ma la squadra riprende vitalità in ottica Playoffs, ma non senza difficoltà : Steve Nash e soci fanno l’impossibile per contenere gli Spurs, specie l’accanita difesa di Kurt Thomas su Duncan, capace di limitarlo assai.
Nonostante i problemi i texani prevalgono nel giro di 6 gare : di fronte a loro ora si pone il giovane ma già devastante LeBron James.
Niente da fare, i Cavaliers s’infrangono brutalmente contro la corazzata di Popovich : 4-0 schiacciante, nonostante la buona prestazione del caraibico il premio MVP delle finali andrá a Tony Parker.

Parker e Tim, titolo 2007

Parker e Tim, titolo 2007

Duncan scollina i 30 anni, ma non cede minimante, il livello di gioco resta su livelli d’elite come testimoniato dalle serie nei Playoffs prima con i Suns (da ricordare la tripla per gli OT in gara 1) e poi in finale di conference contro i Lakers contro cui s’infrangeranno.

Nonostante l’ottima la regular season 2008-2009 i problemi fisici di Duncan constringono Popovich a limitarne l’utilizzo.
Torna in buona forma al primo turno dei Playoffs dove però vengono abbattutti dai Mavericks per 4-1.
Dopo un paio di anni piuttosto sottotono, che vedranno diminuire ulteriormente il minutaggio di Tim a causa dell’età, gli Spurs vengono sconfitti in finale di conference dal giovane Kevin Durant ed i suoi Thunder nonostante un 2-0 di avvio nella serie dell’annata 2011-2012.
Nonostante tutto risescono a sconfiggere Clippers e Jazz nei turni precedenti.
Le annate 2012-2014 rasentano per Duncan l’apice della magnificenza.
In pieno stile “Burtoniano” infatti, nonostante l’avanzare degli anni il lungo caraibico ritrova forma smagliante :
Nonostante la sconfitta in finale con i Miami Heat del trio J-B-W per 4-3 (ah, Ray Allen e le sue prodezze), la stagione attuale segna il quattordicesimo anno consecutivo per la franchigia con più di 50 partite vinte.
2014, stessa storia, soliti Spurs : letteralmente dominanti in regular season
(62-20) abbattono ai Playoffs Mavs, Thunder e Blazer, “la vendetta è un piatto che va servito freddo”.
Miami ritrova dinnanzi a se quelli che probabilmente verranno annoverati nella storia come i migliori San Antonio Spurs mai visti prima : Popovich è riuscito in modo fenomenale nel rodare un’eccellente sistema composto perlopiù da pluri-veterani accompagnati da giovani promesse.
Risultato? L’eccellenza della pallacanestro giocata, la quint’essenza dello spirito di squadra dello sport creato da Naishmith.
4-1 San Antonio, Duncan quinta volta sul trono della Lega (doppia doppia di media, eh) assistiti stavolta da un mostruoso Kawhi Leonard (MVP Finali) in grado di contenere in modo efficente un indemoniato LeBron James in veste di predicatore nel deserto o quasi.
Surclassa i Signori Magic Johnson e Kareem-Abdul Jabbar rispettivamente in doppie doppie e minuti giocati (158, 8860, pochi insomma)

Cinque

Giugno 2014, quota 5 titoli

Pluri-campione NBA, istituzione cestistica, bandiera eterna della fiamma bianconera texana e intelligente come pochi, ma non finisce qua.
Timothy Theodore Duncan rappresenta il quasi ineguagliabile modello d’eccellenza del campione : mai sopra le righe, umile, ragionevole ed estremamente temperato ma in grado allo stesso tempo di dettar legge sul parquet annichilendo chiunque.
Non basta il premio di “Giocatore della decade 2000-2010” attribuitogli da Sports Illustrated, i cinque titoli NBA, 2 MVP in regular season e 3 delle finali per riassumere l’essenza di questo fiore dei caraibi, c’é bisogno di dire altro.
Onorare la memoria della propria madre è un gesto nobile e dannatamente sublime: quando hai gli interessi, l’attenzione mediatica di metà Stati Uniti e l’opportunità di approdare anzitempo in NBA è facile lasciarsi andare.
Tutto ciò a Tim non interessava, l’importante era ottenere quella tanto desiderata laurea in psicologia, promessa alla madre poco prima di passare a miglior vita.

Arte moderna: Coach Popovich e Duncan

Arte moderna:
Coach Popovich e Duncan

Nell’Aprile del prossimo anno il colosso sempreverde compierà 40 anni, ma poco importa : viaggia attualmente in doppia doppia di media aiutando i suoi Spurs, attualmente stabili col record di 27-16.
Presto o tardi anche lui, purtroppo, lascerà il parquet appendendo le scarpe al chiodo, ma una cosa é certa :
Quando l’ala-pivot probabilmente più forte della storia andrà in pensione, l’intera NBA perderà parte della sua grande ricchezza.

Per NBA Passion
Teto Ceneri.

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