Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLos Angeles LakersByron Scott su Kobe Bryant: “Mi è bastato guardarlo per capire che sarebbe diventato una leggenda”

Byron Scott su Kobe Bryant: “Mi è bastato guardarlo per capire che sarebbe diventato una leggenda”

di Antonio Ferrantino
Byron Scott e Kobe Bryant
Kobe e Scott

Kobe e Scott

La stagione 1996-97 è una stagione molto importante per i fan dei Lakers: fu l’anno in cui debuttò con i giallo-viola Kobe Bryant. Già a quei tempi era un ragazzo altamente pubblicizzato nonostante avesse da poco lasciato la Lower Merion High School. La prima stagione fu per lui abbastanza deludente in quanto non riuscì a distinguersi dai suoi compagni di squadra. Agli occhi della maggioranza appariva come un ragazzo talentuoso ma che non sarebbe mai e poi mai riuscito a diventare un grande; una persona però percepì il suo enorme talento ed il suo futuro da Star. Byron Scott era all’ultima stagione con i Lakers quando arrivò Bryant, lui vide sin da subito il suo potenziale e rimase affascinato dalla sua tenacia, grinta e continuità mostrata in allenamento.

“Ero alla mia ultima stagione con i Lakers, io avevo 36 anni e lui ne aveva 18. Ricordo tutto come se fosse accaduto oggi. Erano le 11 di sera e mi sono recato al Fabulous Forum, era lì che disputavamo le gare casalinghe. Era buio e sentivo il rumore di una palla che rimbalzava, entrai e non vidi nessuno; le luci erano spente. Non riuscivo a capire da dove arrivasse quel rumore,  uscii fuori e lo vidi allenarsi al buio. Rimasi impressionato da quella visione e per circa 10 secondi lo guardai senza respirare, poi dissi a me stesso: “Ehi Byron! Questo ragazzo diventerà una leggenda”. Mi è bastato vederlo quella volta per leggere il suo futuro.”

Byron ha anche aggiunto che nonostante abbia giocato solo una stagione insieme a Black Mamba, quell’anno è stato il più bello della sua carriera.

“Mi ha fatto sentire grande per un semplice motivo: aveva un modo di vedere la realtà diverso dagli altri, si impegnava più degli altri; lui aveva un traguardo da raggiungere. Come ho già detto mi è bastato guardarlo quella volta per capire che lui era diverso da tutti gli altri. E’ stato un piacere giocare quella stagione con il diciottenne.”

 

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