fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Hornets preview 2019/20: senza Kemba in balia degli eventi

Hornets preview 2019/20: senza Kemba in balia degli eventi

di Marco Tarantino

Gli Charlotte Hornets sono di nuovo in ricostruzione, sono di nuovo allo sbando. Perso Kemba Walker, il giocatore simbolo della franchigia, l’unico in grado di fare realmente la differenza e che è finito ai Boston Celtics via free agency,  a sostituirlo è arrivato Terry Rozier, giocatore differente dal suo predecessore nel ruolo di point guard.

Che stagione attende la franchigia del North Carolina? Transizione, un anno negativo sicuramente nel record e nelle prestazioni di squadra, con la “consolazione” di disputare la gara a Parigi contro i Milwaukee Bucks grazie alla presenza di Nicolas Batum, un ambasciatore francese negli Stati Uniti con la maglia di Charlotte.

Ma per il resto, le ambizioni sono pari a zero e le prospettive future ancora più negative. Scopriamo insieme il roster di una delle franchigie peggiori della lega.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Charlotte Hornets (@hornets) in data:

Cosa è successo nella stagione 2018/2019

  • Record: 39 – 43
  • Piazzamento: #9, Western Conference
  • Offensive rating: 110.7
  • Defensive rating: 112
  • Team leaders: Kemba Walker 25.6 (PTS), Cody Zeller 6.8 (REB), Kemba Walker 5.9 (AST)
  • Numero chiave: +5.1, il valore per offensive plus\minus di Kemba Walker, settimo nella NBA e primo tra i giocatori in squadre che hanno mancato i playoffs. Senza Walker, gli Hornets hanno praticamente perso il loro attacco.

Stagione transitoria, come al solito in casa Charlotte: puntare ai playoffs e mancarli per un soffio. Nono posto ad est, niente playoffs, ridimensionamento necessario ed ambizioni in calo. Kemba Walker, il miglior realizzatore ed assist-man della squadra, come detto è andato via, ed ora bisognerà capire l’efficacia di Rozier in un roster amalgamato veramente male. Quali sono state le mosse estive della dirigenza per far fronte alla partenza del giocatore simbolo?

I movimenti estivi

Il payroll degli Charlotte Hornets è probabilmente la collezione più memorabile di cattivi contratti mai assemblata nella storia recente NBA. In estate, Bismack Biyombo e Marvin Williams hanno esercitato le loro player option e saranno a libro paga per un’altra stagione ed oltre 32 milioni di dollari complessivi.

Contratti pesantissimi, eredità della free agency 2016 e del “balzo” del salary cap NBA (quello che permise ai Golden State Warriors di attrarre Kevin Durant, per intenderci) che produsse mostri come Gorgui Dieng, Chandler Parsons (gli infortuni hanno giocato un ruolo decisivo) e Ian Mahinmi. Rozier a parte, alla voce “entrate” il general manager Mitch Kupchak si è limitato a registrare i prolungamenti della coppia Biyombo-Williams.

Tony Parker ha deciso di chiudere la sua carriera, rinunciando persino all’evento di Parigi del prossimo 24 gennaio. Frank Kaminsky è volato senza rimpianti ai Phoenix Suns dopo essere finti ai margini delle rotazioni di coach Borrego.

La situazione salariale complessa ha impedito, o per meglio dire ha dato molto meno senso ad un eventuale rinnovo di Jeremy Lamb, per alcuni tratti il secondo miglior giocatore della squadra (ouch) lo scorso anno, volato agli Indiana Pacers con un contratto tutt’altro che impossibile (10 milioni a stagione per 3 anni).

Kemba Walker out, Terry Rozier in: il mercato Hornets in due movimenti

La sign-and-trade con cui Kemba Waker è volato a Boston ha portato in North Carolina Terry Rozier, che ha siglato con Charlotte un triennale da 56 milioni di dollari “a scendere”, dai 19.8 della prima stagione ai 17.7 della seconda, e che renderà il prodotto di Louisville di nuovo free agent a 29 anni.

Dal draft 2019 un’altra novità in entrata: P.J. Washington da Kentucky, selezionato con la dodicesima scelta assoluta dopo una stagione molto interessante con gli Wildcats. In un contesto perdente come quello degli Hornets 2019\20, Washington e Miles Bridges avranno spazio e minuti per accumulare esperienza e chilometri, assieme a Malik Monk, altro ex Kentucky e celebre finora solo per le tirate d’orecchio di Michael Jordan e per essere diventato “uno di quelli scelto prima di Donovan Mitchell” (l’altro è Luke Kennard dei Detroit Pistons) al draft NBA 2017.

Hornets preview 2019/20: il gioco

Lo scorso anno gli Charlotte Hornets schieravano il giocatore col più alto volume di pick and roll giocati, il primo per punti ricavati ed il secondo per punti per possesso da giochi a due dell’intera lega, Kemba Walker. L’ex UConn ha chiuso la scorsa stagione a 25.6 punti e 5.9 assist di media a partita, convertendo con il 35.9% gli 8.9 tiri da tre punti tentati a gara, e segnando il 71.9% dei suoi canestri totali “senza assistenza”. Gli Hornets si sono piazzati settimi per percentuale di canestri non assistiti (42.2%) a partita.

Kemba Walker ha rappresentato fino allo scorso anno l’unica risorsa offensiva credibile per una squadra che ha lottato fino all’ultimo per un posto ai playoffs. Qualcosa che solo Devin Booker ai Phoenix Suns, ed in una squadra pessima, e Karl-Anthony Towns a Minnesota hanno avuto il (dubbio) privilegio di essere. Ora quel giocatore non c’è più, e gli Hornets hanno ricevuto al suo posto un giocatore con tutt’altre caratteristiche, Terry Rozier.

Miles Bridges ha tempi ed istinto per muoversi senza palla con efficacia

La mancanza di alternative ha esaltato le qualità di Walker e “frustrato” il gioco offensivo introdotto da coach James Borrego, di scuola Spurs e fautore di un attacco ragionato a metà campo. La presenza di Terry Rozier e la prospettiva di vedere in campo per estesi minuti quintetti con l’ex Celtics, Malik Monk, l’esplosivo Miles Bridges, Dwayne Bacon e P.J. Washington lasciano immaginare degli Hornets più veloci.

Necessità, più che virtù. Le squadre giovani tendono a correre, il gioco veloce maschera i limiti e questi Hornets di limiti ne mostreranno parecchi. Augurandosi che – senza più Jeremy Lamb e giunto al terzo anno – a Charlotte ci lascino finalmente vedere di cosa Malik Monk sia davvero capace con tanti minuti e spazio.

Hornets, è ora di vedere quanto vale Malik Monk

Miles Bridges è il giocatore da tenere d’occhio. L’ex Michigan State ha mostrato lo scorso anno più delle pur vistose schiacciate, dimostrando abilità nel muoversi senza palla e nell’usare il corpo per “sigillare” il difensore più piccolo in attacco. Bridges ha chiuso la sua stagione da rookie con il 32.5% al tiro da tre punti, e come rivelato in sede di apertura di stagione, uno dei suoi obiettivi è issarsi a quota 38%.

Lui e Malik Monk sono i migliori giocatori a disposizione di coach Borrego per giocare senza palla ed in back door. Il problema? Senza Kemba Walker e Tony Parker, a Charlotte scarseggiano giocatori in grado di innescarli…

Un potenziale fattore: Terry Rozier

“Scary Terry” tornerà a spaventare gli avversari anche a Charlotte?

Dopo i playoffs di due anni fa con Boston, l’ultima stagione è stata con tante ombre e poche luci, complice il ritorno di Kyrie Irving che gli ha sbarrato la strada per il ruolo di point guard titolare e gli ha tolto sicurezza e tanti punti facili. Ora a Charlotte Rozier è indubbiamente il giocatore con il talento più splendente: troverà tanti tiri, tanti canestri ed una media punti in crescita rispetto agli anni alla corte di coach Brad Stevens.

Sarà un fattore? Indubbiamente in attacco, ma dove potrà trascinare la squadra?

Nelle sue prime quattro stagioni NBA, Terry Rozier non è mai andato oltre il 39.5% al tiro dell’annata 2017/18. Lo scorso anno l’ex Cardinals visse i (rari) momenti positivi della sua stagione senza Kyrie Irving (13.1 punti e 5 assist a gara nelle 14 partite da titolare, con il 42.9% al tiro ed una sola palla persa di media), giocando un volume molto ridotto di pick and roll di fianco ad altri trattatori della palla (Gordon Hayward, Marcus Smart, persino Jayson Tatum).

In attacco, il Terry Rozier di Boston è vissuto di tiri frontali da tre punti (35,1% lo scorso anno, 38.1% due stagioni) e penetrazioni al ferro (48% nella “restricted area” lo scorso anno). Rozier non si trasformerà in una macchina da pick and roll alla Walker, non è quel tipo di giocatore, ma ci saranno momenti (ed arriveranno) in cui l’attacco Hornets languirà in attesa che l’esterno di maggior talento faccia – letteralmente – qualcosa. L’ex Celtics ha le qualità per guidare un attacco NBA?

Un esempio che potremmo fare è quello di Reggie Jackson, che da scalpitante riserva di Russell Westbrook ad Oklahoma City venne investito dei gradi di point guard titolare ai Detroit Pistons. Complici dei problemi fisici , Jackson non è mai riuscito a fare dei Pistons la sua squadra (al punto che per la disperazione, Stan Van Gundy diede minuti da point guard a Ish Smith, di fatto lanciandolo), ed oggi a 29 anni entrerà nell’ultimo anno di contratto, senza grandi garanzie di trovarne uno nuovo a cifre simili, e con un Derrick Rose in più a pressarlo alle spalle.

Rozier dovrà affrontare la stagione NBA 2019/20 come un corso accelerato di playmaking, migliorarsi in tutto e non finire nel gorgo di una stagione che si preannuncia davvero, davvero complicata, in una terra desolata nota come Charlotte Hornets.

Dove possono arrivare gli Hornets?

Stagione di difficile analisi, o forse anche troppo facile: transizione, anno ancora negativo e senza playoffs, salvo tracolli delle varie Miami, Indiana e Orlando, che ad oggi sembrano essere nettamente superiori a Charlotte.

Rozier sarà l’uomo del giorno, Miles Bridges e Willy Hernangomez pretenderanno il quintetto base dietro a Batum\Williams e Cody Zeller, riuscirà Malik Monk a garantirsi un minutaggio costante, dopo le montagne russe delle prime due stagioni? (ad occhio, l’intesa tra Monk e Terry Rozier non sembra così facile da trovarsi). L’ex Kentucky potrebbe ritrovarsi coinvolto da qui a febbraio in ipotesi di mercato, offerto quale “zuccherino” assieme ai contratti di Nicolas Batum, Zeller, Williams, Kidd-Gilchrist, e Biyombo. Devonte’ Graham, secondo anno da Kansas ed unica vera point-guard a roster per James Borrego, potrebbe trovare minuti. Con la partenza di Walker, Dwayne Bacon è appena diventato il miglior tiratore della squadra.

Il record sarà probabilmente inferiore alle 39 vittorie dello scorso anno. Molto dipenderà dall’approccio del coach, dalla volontà di Charlotte di non essere una semplice comparsa in stagione. Se si riuscirà a creare un gruppo compatto ora che mancherà il leader maximo del team, allora la stagione potrà riservare note positive sotto il punto di vista dell’abnegazione e del gioco, ma i playoffs, anche in questo caso, sembrano solo un lontano miraggio per la franchigia di MJ…

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi