Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiDifesa, panchina e un leader formato MVP: ricetta per una resurrezione

Difesa, panchina e un leader formato MVP: ricetta per una resurrezione

di Andrea Ranieri

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Questo è certo per tutti, ma non lo era per l’attrezzatissimo roster dei Cleveland Cavaliers, almeno ad inizio stagione. Gli storici problemi in difesa, la perdita delle spaziature dovuta alla difficoltà di inserire nuovi innesti e una panchina poco produttiva rischiavano di compromettere fin da subito la stagione dei vice-campioni in carica. Poi qualcosa ha dato una svolta. Di fronte agli infortuni di Derrick Rose e Tristan Thompson la squadra ha reagito, coach Tyronn Lue ha apportato modifiche tecnico-tattiche particolarmente adeguate ed il gruppo si è compattato. Risultato: 14 vittorie negli ultimi 15 incontri e la netta impressione che, alla lunga, in quel di Boston, Kyrie Irving dovrà faticare molto per cingersi la testa con la corona di re della Eastern Conference.

Partiamo dal dato più evidente: il grande salto di qualità dei Cavs è stato fatto prima di tutto in difesa. Le pessime prove di inizio stagione costringono la franchigia dell’Ohio ad essere ancora ventesima per punti concessi (107 di media), ma nelle ultime partite questo dato scende ad un più che accettabile 101.6, che sale ad un altrettanto decente 102.8 se parametrato sui 100 possessi. Giusto per dare idea della differenza da inizio stagione: ad ottobre i punti subito su 100 possessi erano 110 a partita, uno sproposito. E quel che più sorprende è che a dare la vera svolta difensiva alle partite dei Cleveland Cavaliers sono gli uomini della panchina: nelle ultime quindici partite Kyle Korver, Jeff Green, Channing Frye e Dwyane Wade hanno un defensive rating (punti subiti per 100 possessi) che non supera i 99.3, una cifra decisamente notevole. I miglioramenti sono anche dei titolari, ben inteso, ma non a questi livelli. Certamente l’esempio, anche in questo caso, è partito da LeBron, che almeno nella difesa uno contro uno si è preso responsabilità spesso anche contro la stella avversaria nei momenti caldi delle partite.

LeBron James difesa

Chi poteva dare l’esempio in difesa per i Cavs? Ovviamente LeBron James

Ma la panchina dei Cavs, negli ultimi quindici match, non si è distinta solo in difesa, tutt’altro. In questo lasso di tempo, le riserve di coach Lue segnano mediamente 42.7 punti per partita, una produzione davvero eccellente. E la svolta sembra averla data quella che potremo definire come una scoperta delle gerarchie della second unit. La decisione di spostare Wade al ruolo di sesto uomo ha chiaramente dato un leader, capace di produrre 13.4 punti con chiari miglioramenti al tiro dall’arco (47%). E in qualche modo anche la panchina ha trovato i propri Big Three, con Korver che ha ridato alla squadra la grande pericolosità da tre punti caratteristica delle ultime stagioni (tira al 41.7% con 10.7 punti) e con un sorprendente Jeff Green. L’ala ex Boston pare aver trovato costanza dalla panchina, con la sua capacità di costruire dall’uno contro uno (10 di media) e di essere duttile, permettendo a Lue di schierarlo anche da ala forte in quintetti piccoli, anche per merito di una eccellente applicazione difensiva. Forse stavolta la panchina, in quel di Cleveland, con gerarchie e punti di riferimento chiari, non sarà un problema, quanto semmai un vantaggio.

Sembra che i Cavs abbiano trovato la quadra per quanto riguarda la second unit.

Dulcis in fundo, la svolta non poteva non essere segnata dal giocatore che si è dimostrato ancora il più forte di tutti. Stiamo parlando ovviamente di LeBron James. Ha cominciato la striscia vincente dando l’esempio in difesa, per poi fare quello che tutti sanno in attacco, senza dimenticare di coinvolgere i compagni. Nelle ultime quindici uscite, il suo minutaggio si è assestato su numeri più da regular season (36.7 minuti) e la produzione è da serissimo candidato all’MVP: 27.5 punti, 9.3 rimbalzi, 8.5 assist, con un impressionante 55.6% al tiro. Ha tolto anche alle difese l’unica opzione che avevano prima, lavorando duramente sul proprio tiro da lontano, che raggiunge, nel periodo fin qui considerato, un mostruoso 44.7% su ben 5.7 tentativi a partita. Così the Chosen One risulta inarrestabile. Ma attenzione, rispetto alle scorse stagioni non si sta parlando di un uomo solo al comando, ma di un leader che ha alzato il livello di rendimento anche dei compagni con la tecnica e con l’esempio, la miglior versione del Re al comando del proprio esercito.

Col rientro di Thompson, se Isaiah Thomas dovesse inserirsi al meglio, sgravando ulteriormente di possessi eccessivi LeBron, per il titolo NBA si dovranno fare i conti, forse più che mai, con i Cleveland Cavaliers.

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