Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti I quintetti del millennio: Cleveland Cavs

I quintetti del millennio: Cleveland Cavs

di Michele Gibin
cleveland cavs

Ci sono due versioni differenti dei Cleveland Cavs nel nuovo millennio: quelli con LeBron James e quelli senza. A seconda della presenza o dell’assenza del fenomeno di Akron, la squadra ha vissuto periodi da protagonista assoluta e momenti di totale mediocrità. L’eccezione è rappresentata dagli ultimi due anni, in cui in Ohio si sente profumo di rinascita grazie a un interessante nucleo giovane. Questo è il quintetto ideale dei Cleveland Cavaliers dal 2000 in avanti.

Point guard: Kyrie Irving

La stagione che segue la famigerata The Decision con cui LeBron lascia Cleveland è un disastro annunciato. A dare una nuova speranza non è tanto la quarta scelta al draft, ottenuta per i propri demeriti sportivi (solo 19 vittorie, peggio di tutti a Est), bensì quella che viene regalata loro dai Clippers, allegata al contrattone in scadenza di Baron Davis. Con quella chiamata, che si rivela la prima assoluta, i Cavs si assicurano la loro nuova stella.

Kyrie Irving emerge rapidamente tra i giovani più interessanti dell’intera NBA. Al secondo anno da professionista debutta all’All-Star Game, vincendo anche la gara del tiro da tre punti, e nel 2014 viene eletto MVP della partita delle stelle. Malgrado le sue grandi performance, Cleveland continua a navigare nei bassifondi della Eastern Conference. A risollevarla ci pensa King James, che decide di tornare all’ovile dopo i quattro anni trascorsi a Miami. Irving si rivela la spalla perfetta per LeBron. è determinante nel raggiungimento di tre finali NBA consecutive e segna il canestro più importante nella storia dei Cavs, ovvero la tripla in faccia a Stephen Curry che vale di fatto il titolo 2016, al termine di una serie straordinaria. Nell’estate del 2017, desideroso di guidare una squadra tutta sua, chiede e ottiene la cessione, iniziando una seconda parte di carriera caratterizzata da luci e ombre.

Guardia: Donovan Mitchell

Nel 2022, gli emergenti Cavs decidono di accelerare bruscamente la loro scalata alla Eastern Conference. Spediscono un pacchetto di scelte e giocatori, tra i quali il futuro All-Star Lauri Markkanen, per portare in Ohio Donovan Mitchell. Il primo anno con la nuova maglia si rivela la migliore stagione in carriera per il quattro volte All-Star, che viaggia a oltre 28 punti di media, lascia ai posteri una partita da 71 punti contro i Bulls e viene inserito nel secondo quintetto All-NBA.

‘Spida’ prende subito il timone della squadra, guidandola fino al quarto osto a Est. La corsa ai playoffs di Cleveland si interrompe però al primo round contro i battaglieri New York Knicks, proprio coloro che in estata avevano corteggiato a lungo Mitchell.

Ala piccola: LeBron James

Affermare che King James sia il giocatore più importante nella storia dei Cavs è assolutamente riduttivo: LeBron è lo sportivo che ha cambiato per sempre la storia di Cleveland. Prima di vincere la draft lottery, nel 2003, i Cavaliers erano la mediocrità fatta squadra; con l’arrivo del Prescelto, nato e cresciuto proprio in Ohio, sono diventati stabilmente una contender per il titolo NBA. Nonostante la pressione inaudita che grava sulle sue spalle, causata soprattutto dall’ossessione mediatica nei suoi confronti, LeBron emerge subito fra i migliori giocatori della lega. Nel 2005 disputa il primo All-Star Game, a cui parteciperà tutti gli anni, l’anno dopo guida i Cavs ai playoffs e nel 2007 li porta addirittura in finale, dove vengono sconfitti nettamente dai navigati San Antonio Spurs.

Le delusioni delle stagioni seguenti logorano il rapporto fra il due volte MVP, la franchigia e il pubblico, e nell’estate del 2010 portano alla celeberrima The Decision. Le strade di Clevleand si riempiono di tifosi inferociti che danno fuoco alle maglie numero 23, ma quattro anni più tardi, quelle casacche vengono riesumate in fretta e furia. “I’m coming home“, annuncia LeBron. Il ritorno del Re porta nuovamente i Cavs ai vertici della lega, e crea una vera e propria egemonia nella Eastern Conference. Tra il 2014 e il 2018 arrivano altre quattro finali e soprattutto il titolo NBA vinto nel 2016, al termine di una leggendaria rimonta contro i Golden State Warriors dei record. Il primo Larry o’Brien Trophy nella storia della franchigia, suggellato dall’iconica stoppata su Andre Iguodala, consegna a LeBron l’immortalità sportiva, e getta le fondamenta per la statua che, prima o poi, verrà eretta davanti all’arena dei Cavs.

Ala grande: Kevin Love

A Minneapolis, nella prima metà degli anni Dieci, Love è emerso tra i migliori lunghi NBA. Tre volte All-Star, due volte All-NBA e Most Improved Player nel 2011, è diventato il simbolo dei mediocri Timberwolves. I contrasti con la dirigenza in sede di rinnovo contrattuale fanno ingolosire i Cavs, che nel 2014, dopo il ritorno di LeBron in Ohio, tentano l’all in. Love approda quindi a Cleveland, dove avrà il difficile compito di fare un passo indietro, sacrificando le statistiche individuali per supportare al meglio le altre superstar, LeBron James e Kyrie Irving. In effetti, il dominatore dei T’Wolves si vede solo a tratti, ma Kevin dà un contributo fondamentale nel ciclo vincente dei Cavaliers. Nel 2015, il suo infortunio alla spalla subito contro Boston compromette le chance di battere Golden State in finale, ma l’anno dopo aiuta la squadra di Tyronn Lue a raggiungere il traguardo con qualche fiammata offensiva nel corso dei playoffs e con una preziosissima difesa su Stephen Curry nel finale di gara-7. Dopo il secondo addio di LeBron, nel 2018, anche Love sembra in procinto di cambiare maglia, invece firma una ricca estensione contrattuale. Per alcune stagioni sembra fuori contesto in una squadra in ricostruzione, ma nel 2021/22 trova un’inaspettata rinascita da sesto uomo, contribuendo all’ottima annata degli emergenti Cavs. La separazione avviene comunque a febbraio 2023, quando Kevin si accasa ai Miami Heat dopo un buyout.

Centro: Zydrunas Ilgauskas

Il gigante lituano è stato una colonna nei primi Cavs del millennio, quelli che hanno accompagnato gli esordi del giovane LeBron James. Due volte All-Star anche per la scarsa concorrenza nel ruolo di centro a Est, ‘Big Z’ offre un validissimo aiuto al Prescelto negli anni in cui Cleveland si affaccia ai piani alti della lega, ed è un elemento chiave nel raggiungimento delle NBA Finals nel 2007. A febbraio 2010 viene inserito nella trade che porta in Ohio Antawn Jamison, e in estate si ricongiunge a LeBron in quel di Miami. La maglia numero 11 di Ilgauskas, ritirata nel 2014, sventola oggi sul soffitto della Rocket Mortgage Fieldhouse.

Sesto uomo: Tristan Thompson

A competere per questo posto ci sarebbero tre giocatori che hanno disputato un All-Star Game, ovvero Mo Williams, Darius Garland e Jarret Allen, ma nessuno di loro ha mai offerto, o non ha ancora offerto, un contributo alla causa paragonabile a quello del lungo canadese. Arrivato a Cleveland insieme a Kyrie Irving, tramite il draft 2011, Thompson diventa subito un elemento imprescindibile della rotazione dei Cavs. La sua presenza a rimbalzo, soprattutto nella metà campo offensiva, è cruciale per il successo della squadra negli anni Dieci. Nelle due partite che cambiano le Finals 2016, ovvero gara-5 e gara-6, Tristan strappa 15 e 16 rimbalzi, mettendo una firma molto evidente sul primo, storico titolo della franchigia. 

Allenatore: Mike Brown

Certo, a sollevare il Larry O’Brien Trophy è stato Tyronn Lue, ma i migliori Cavs del millennio si sono visti quando in panchina c’era coach Brown. Tra il 2005 e il 2010, la sua squadra si mantiene stabilmente tra le migliori quattro a Est, raggiungendo le NBA Finals nel 2007. Due anni dopo, Brown viene eletto Coach of the Year, un premio che bisserà nel 2023 alla guida dei Sacramento Kings. Esonerato nel 2010, dopo l’eliminazione subita per mano dei Celtics, tornerà in Ohio nella stagione 2013/14, senza però ripetere i fasti del passato.

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