Super Bowl LVIII: Viva Las Vegas!

di Luigi Ercolani
Super Bowl LVIII

Per una volta potremo dire che non tutto quello che succede a Las Vegas, rimane a Las Vegas. È la straordinarietà del Super Bowl, un evento che, man mano che la tecnologia avanza e la connessione si fa stabile, diventa sempre più a portata di mano, incrementando il proprio appeal e risultando un evento di portata progressivamente globale.

Figurarsi poi se a scrivere pagine importanti è la nuova icona globale della palla lunga un piede, quel Patrick Mahomes che, dati alla mano, nei playoff è stato fermato solo dal suo venerabile predecessore Tom Brady. Dall’altra parte, invece, un Signor Nessuno come Brock Purdy: no, non è snobismo verso il nativo dell’Arizona, ma anzi, esaltazione di questo Mister Irrelevant 2022, che in due sole stagioni ha già toccato la vetta del football.

Il Super Bowl LVIII del Nevada sarà dunque una sorta di Davide contro Golia dall’esito incerto. Fate il vostro gioco, signore e signori, perché da domenica notte rien va plus!

Qui San Francisco

Chissà se, prendendo l’aereo che lo portava verso la nuova destinazione, Brock Purdy ha ascoltato il famoso brano di Scott McKenzie che dice “If you’re going to San Francisco,/be sure to wear some flowers in your”. Un fiore tra i capelli avrebbe ulteriormente fatto risaltare la sua aria pulita da bravo ragazzo della porta accanto, che però, sul campo, si trasforma in un BabyFace Killer dal sangue freddo e dal lancio col contagiri.

La capacità di congelare il tempo nella tasca, di sfuggire ai pass rusher avversari (anche grazie, va detto, ad una linea offensiva efficace) e di servire con puntualità e precisione i compagni in end zone fanno di lui il perfetto braccio armato di Kyle Shanahan in campo. D’altronde, al di là dell’essere stato scelto per ultimo al draft di due anni fa, non si raggiungono per caso i record collegiali all time per yard lanciate totali e in una singola stagione, e di passaggi per touchdown totali e in una singola stagione.

Da parte sua, il coach figlio d’arte si coccola il suo quarterback, sapendo che se c’è un metronomo giusto con cui poter dare l’assalto al Vince Lombardy Trophy, quello è proprio Purdy. Finora, della nidiata di quel famigerato staff tecnico dei Washinton Redskins 2013, solo Sean McVay dei Los Angeles Rams è riuscito a portare a casa un Super Bowl, nel 2022, peraltro dopo molta sofferenza contro i mai domi Cincinnati Bengals.

Anche Shanahan, come McVay, è passato attraverso una sconfitta, per la precisione quella del 2020 che diede il via alla dynasty dei Chiefs: in quell’occasione subì una rimonta che, c’è da esserne certi, il modo ancor l’offende. Rispetto ad allora può contare su Christian McCaffrey in più: massiccio ma veloce, abile nell’infilarsi in varchi anche microscopici, il nativo del Colorado è risultato primo in stagione regolare per yard corse e, come ha scritto il Guardian, rappresenta un pro memoria del perché il running back come ruolo ancora conta.

L’attacco “a ventaglio” di San Francisco valorizza altresì le doti dei wide receiver Brandon Aiyuk e Deebo Samuel, e del tight end George Kittle. Il platoon system dei Niners ha fatto sì che fossero tutti e tre più o meno in equilibrio per ricezioni tanto in stagione regolare quanto nei playoff: una pericolosità diffusa che potrebbe svoltare l’opinione comune, ancora abbastanza scettica, in merito alla cosiddetta Shanahan-ball.

Qui Kansas City

Il campo è quello dei Las Vegas Raiders, sì, ma non si gioca proprio in città, ma nella vicina Paradise. E il paradiso, almeno quello del football americano, è verosimilmente l’obiettivo di Patrick Mahomes.

Non ha avuto certo un percorso agevole, tra il padre sportivo professionista ma altamente problematico e le critiche ingenerose riservategli a inizio carriera. Eppure, a ventotto anni fatti da pochi mesi, il quarterback texano ha già giocato tre Super Bowl, di cui due vinti con punteggi sempre elevati, In particolare il primo, sempre contro i Niners, fu abbastanza spettacolare, specie se si attua un confronto con quello ben più noioso dell’anno precedente tra Patriots e Rams, la cui qualità offensiva si collocò invece tra lo scadente ed il discutibile.

A Miami, il 2 febbraio del 2020, andò invece in scena uno splendido spot per il football, sorpassato solo da quanto accaduto l’anno passato a Glandale, contro gli Eagles. Grande protagonista della sfida fu il running back Isiah Pacheco, una dinamica macchina da touchdown (in particolare sulla corta distanza) che è verosimile pensare porrà diversi grattacapi alla secondaria californiana, in particolare a Fred Warner.

Altro osservato speciale sarà Trevis Kelce, il quale, insieme al proprio qb, rappresenta la continuità nell’attuale dynasty dei Chiefs. Concentrato unico di forza fisica, esplosività e controllo del corpo, la sua coordinazione gli ha permesso, nel tempo, di esibirsi in ricezioni spettacolari degne del miglior spettacolo circense (absit iniuria verbis). In più, il suo passato come quarterback alla high school, pur se ormai lontano nel tempo, verosimilmente gli permette di meglio sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda Mahomes, diventando quasi un’unica entità in campo.

E a proposito di menti, meglio non dimenticare quella difensiva di Chris Jones. Il defensive tackle trentenne è un giocatore determinato, che sa farsi largo negli spazi stretti, scegliendo bene quale parte dell’avversario azzannare per andare al sack. L’attacco dei Niners è avvertito: con il texano in giro, nessuno è al sicuro.

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