Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsDallas MavericksLuka Dončić pronto a tornare più in forma che mai: “Devo prendermi cura di me stesso”

Luka Dončić pronto a tornare più in forma che mai: “Devo prendermi cura di me stesso”

di Carmen Apadula

 

Luka Dončić sa che là fuori, in questo momento, milioni di occhi lo osservano e pensano la stessa cosa: “È dimagrito da morire”. E la verità è che Luka stesso, mentre si asciuga il sudore con il bordo della maglia, lo pensa.

È una mattina di luglio, una di quelle in cui il sole è già alto ma l’aria ha ancora il fresco della notte. Siamo in una cittadina di mare della Croazia, lontano dai grattacieli, dai riflettori, dai microfoni. C’è un campo da basket nascosto tra gli alberi, con le linee bianche che si scoloriscono sotto il sole, e Luka è lì. Ma non è da solo. Anže Maček, il suo allenatore, lo osserva in silenzio. Un cronometro in mano e uno sguardo che dice: “Ancora una”.

Novanta minuti. Tutti i giorni. Due volte al giorno. Pesi, bande elastiche, circuiti di potenziamento, scatti, tiri, frenate. E sempre a stomaco vuoto.

Luka attacca il canestro, una fascia di resistenza avvolta ai fianchi lo strattona all’indietro, come se provasse a trattenerlo. Non c’è nessuno sugli spalti, nessuna musica a pompare adrenalina, solo il suono regolare delle scarpe sul cemento e il respiro che si fa più corto, più rapido. Ma mai spezzato.

Qualche settimana fa, questa palestra non aveva niente. Pavimento, muri, e basta. Ora ci sono bilancieri, manubri, dischi, palle mediche. Li ha spediti tutti lui. Perché Luka, in questa estate croata, non vuole scuse.

Lo guardi muoversi e ti accorgi subito che c’è qualcosa di diverso. La maglia gli cade larga sulle spalle, come se appartenesse a qualcun altro. Le braccia sono più definite, i movimenti più leggeri. Fa un deadlift, una spinta su panca, poi subito in campo per un tiro in step-back. Nessuna pausa. Nessuna smorfia di fatica. Sorride appena, come se a sorprendersi per primo fosse lui stesso.

“Anche solo visivamente, direi che tutto il mio corpo ha un aspetto migliore” dice tono basso, quasi timido, che a volte usa in conferenza stampa quando non vuole far rumore.

Nello sport, l’aspetto non dovrebbe contare. Ma conta. Conta quando vedi LeBron con il petto scolpito o Ronaldo con gli addominali di granito. E conta anche quando, come nel caso di Luka, qualcuno nota che la maglia tira un po’ sui fianchi.

Per anni è stato così: ogni tripla doppia, ogni canestro veniva seguito da un tweet velenoso, una battuta sul suo “fisico da papà”. L’estate scorsa lo chiamavano “grasso” dopo una partita di beneficenza. A febbraio, quando i Dallas Mavericks lo hanno scambiato, giravano meme su birra e narghilè. Quest’estate, l’accusa si è fatta più moderna: “È dimagrito solo perché prende Ozempic”.

Nessuno ha visto quello che accade qui, lontano da tutto: Luka che si alza all’alba per un allenamento a digiuno, Luka che rinuncia al pane e agli zuccheri, Luka che misura ogni giorno 250 grammi di proteine, Luka che si fa preparare un frullato di latte di mandorla come fosse un rituale.

Anche quando era “fuori forma”, Luka era già uno dei cinque migliori giocatori al mondo. Ma ora, con il corpo che cambia davanti ai suoi occhi, una domanda lo accompagna come un’eco: fino a dove posso arrivare? E subito si risponde: “Se mi fermo ora, tutto questo sarebbe stato inutile”.

All’inizio Luka seguiva solo gli staff NBA. Ma le estati in Europa erano terra di nessuno: amici, famiglia, viaggi, grigliate. Una pausa che diventava quasi una regressione. “Quando sono arrivato in NBA avevo 18 anni” dice. “Non sapevo cosa aspettarmi per i primi quattro, cinque anni. Poi mi sono detto: devo farlo”.

Questa estate è diversa. Digiuno intermittente. Due pasti al giorno, più un frullato. Nessun boccone prima dei 90 minuti mattutini. E sul parquet, un’ossessione: i piedi.

Il superpotere di Luka non è mai stata la velocità. È il ritmo. Quel modo di partire piano, poi accelerare, poi frenare di colpo e restare sospeso a mezz’aria mentre il difensore scivola via.

Tutto ruota attorno a una parola tecnica: forza eccentrica. Il muscolo che lavora non quando spinge, ma quando frena.

Ora, a luglio, la macchina è in piena corsa. Bande elastiche che lo strattonano, esercizi di decelerazione, camminate laterali con minibande che bruciano sui glutei. Step-back, finta, jumper. Come se ogni goccia di sudore sui pesi dovesse essere tradotta in una goccia di precisione dalla linea dei tre punti.

Non ha ancora fatto un 5×5. Il vero test arriverà solo a fine agosto, con la maglia della Slovenia. Ma lui lo sente già: non si sentiva così bene da anni. “Il mio sonno, il mio corpo, tutto… mi sento più riposato” dice.

L’obiettivo non è solo la prossima stagione. È il prossimo decennio. “Devo essere il migliore possibile, prendermi cura di me stesso” dice Luka. “Quest’anno abbiamo fatto un grande passo. Ma è solo l’inizio. Non posso fermarmi”.

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