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Lavagna tattica: i nuovi Pistons senza Smith

di Antonio Greco
pelicans stan van gundy
Quando Stan Van Gundy è stato chiamato ad allenare i Detroit Pistons doveva essere già ben a conoscenza di quanto la sfera emotiva, quella più irrazionale dell’uomo, influisca sui risultati sportivi di un atleta. Oggigiorno nel basket, come in tutti gli altri sport, il pathos ricopre un ruolo fondamentale. Il “Form a f*****g wall” pronunciato durante la partita contro gli Spurs e la conseguente palla rubata con annesso buzzer beater di Jennings è solo un esempio di come il fattore emotivo sia piuttosto particolare per SVG. Quando Josh Smith è stato tagliato,molti davano il coach per pazzo, ma i risultati parlano chiaro: da 5 vittorie e 23 sconfitte a 10 W e 2 L.
Molti di voi penseranno sicuramente sia merito del pathos, di una speciale alchimia creatasi all’interno dello spogliatoio, che hanno reso i Pistons una “squadra del destino”, per citare Flavio Tranquillo. Sebbene anche a me piacerebbe limitarmi a motivare le vittorie di Detroit come fanno i più romantici di voi, poiché curo una rubrica il cui nome è “Lavagna tattica”, devo prendere una posizione diversa dalla vostra e schierarmi dalla parte del logos, la parte razionale dell’uomo.
E purtroppo uno che non può essere difendibile da nessuna delle due fazioni è J-Smoove: giocatore che emotivamente ha costantemente arrecato un danno enorme alla sua ormai ex-franchigia e che dal punto di vista tattico non è riuscito ad adattarsi al gioco della squadra (in realtà nemmeno la squadra s’è adattata a lui.). Andiamo a vedere insieme il perché.
CON JOSH SMITH
FASE OFFENSIVA
Uno dei motivi per i quali Smith è stato tanto criticato è la sua pessima scelta di tiro e piu in generale, del suo modo di attaccare. In Michigan si erano abituati a vederlo ogni sera recuperare un rimbalzo difensivo, gestire la transizione (al posto di Jennings o Augustin) e prodigarsi in giocate impossibili, che in quanto tali, spesso si concludevano con una palla persa. Non era assolutamente raro nemmeno osservarlo mantenere il possesso della palla per più di 10 secondi, annientando praticamente lo sviluppo dell’attacco o vederlo prodigarsi in blocchi portati con la stessa energia di un 90enne. Si tratta solo di alcuni dei tanti suoi atteggiamenti in grado di demoralizzare un’intera squadra.
Josh Smith porta un bloccoJosh Smith porta un secondo bloccoSmith gioca un pick and popSmith riceve dalla media
Situazione di attacco per i Pistons. Smith prima porta una sorta di blocco al portatore e poi un altro blocco con la stessa energia per Butler. Quest’ultimo riceve in punta e gioca un pick and pop con J-Smoove. Questi, però, non legge bene l’azione e invece di tagliare a canestro e ricevere un pocket pass, si fermza dal mid- range e successivamente perde il pallone.
Tanto si è già detto in passato su quanto l’ala ex Hawks sia un giocatore deleterio quando gioca da ala piccola. Il pick and roll e la ricezione in post, che sono le due giocate più ripetute ed efficaci quando hai un ottimo ball handler come Jennings e due altrettanto ottimi lunghi come Monroe e Drummond, perdevano gran parte del loro potenziale. La causa è facilmente spiegabile: Smith era costretto a giocare fuori dall’area per non intasare il pitturato. Di conseguenza il portatore di palla è spesso raddoppiato, poiché non essendo J-Smoove un buon tiratore lontano dal ferro, le difese avversarie gli concedono un tiro anche facile. E da un raddoppio in genere non nascono mai cose buone, specialmente se l’uomo lasciato libero è un giocatore non a proprio agio nella zona in cui riceve.
Quando invece all’ala Georgiana spettava il ruolo di ala grande, per inserire un tiratore in più, non si avvertivano gli stessi problemi, ma alcuni di natura opposta. Da 2 uomini e mezzo d’area si passa a 1 uomo e mezzo d’area, vista la tendenza nel giocare lontano a canestro di Smith. Quest’ultimo dava un minimo apporto a rimbalzo e a livello di spaziature, levava spazio ai tiratori, appostandosi sul perimetro senza uno scopo.
Teletovic lascia SmithTeletovic lascia Smith una seconda voltaJosh Smith sbaglia il tiro
Su due situazioni di blocco al portatore Smith viene lasciato libero in entrambi i casi. Il portatore di palla viene raddoppiato e costretto a passare la palla. Nonostante stesse ricoprendo il ruolo di ala grande, è evidente come lui faccia il gioco della difesa tirando un long-two appena dopo aver ricevuto palla.
FASE DIFENSIVA
A livello difensivo, invece, il discorso è un po’ più complesso. Sappiamo tutti come J-Smoove sia un ottimo difensore, ma sono troppi i cali di tensione per un giocatore del suo calibro. Ed essendo la difesa dei Pistons molto aggressiva e portata ad accettare i cambi, la presenza in campo di Smith da ala piccola comportava dei cambi più difficili da contenere. Col numero 6 da ala grande, invece, il problema principale era a rimbalzo, in cui era praticamente isolato il centro di turno. 6,6 rimbalzi a partita e il 39,7% di rimbalzi contestati conquistati sono decisamente pochi per un’ala grande.
SENZA JOSH SMITH
FASE OFFENSIVA
È evidente come con la cessione dell’ex Hawks tutta la squadra sia diventata 
più produttiva dal punto di vista offensivo. Il pick and roll tra Jennings e Monroe/Drummond è diventata un’arma quasi indifendibile per gli avversari. Non coinvolgere un terzo difensore nella rotazione significa lasciare il play e il lungo in una situazione di 2 vs 2. E attualmente non consiglierei a nessuno di trovarsi in una situazione del genere: nel mese di gennaio l’ex Virtus sta tirando col 46,2% dal campo e col 43,9% da 3 in pullup, mentre i due lunghi titolari con più del 49% dal campo combinato.
Jennings e Drummond giocano un pick and rollOgnuno rimane accoppiato col suo uomo e Jennings mette il floater
In questa situazione di pick and roll nessuno aiuta su Jennings, ma tutti restano accoppiati con il proprio uomo. In modo tale l’ex Virtus ha vita facile e può con concludere col floater.
Se invece viene coinvolto un terzo difensore i vari Meeks, Singler, Jerebko, Augustin ecc. sono in grado di segnare da fuori. Gli isolamenti, per le stesse statistiche di tiro di Jennings, Monroe e Drummond già riportate in precedenza, sono diventati più efficaci, poiché in caso di raddoppio è sicuramente più produttivo scaricarla fuori per un Singler o un Meeks o chi per loro piuttosto che per Josh Smith; in caso di 1 contro 1, le tre bocche da fuoco principali riescono piuttosto spesso a muovere la retina nell’ultimo mese.
Jennings e Monroe giocano un pick and rollAmir Johnson aiuta troppo su Jennings e lascia solo JerebkoJerebko fa saltare Amir Johnson e la ripassa a JenningsJennings fa saltare James Johnson e la passa a DrummondDrummond conclude con un facile appoggio
In quest’azione Jennings e Monroe giocano un pick and roll dal lato destro. Amir Johnson aiuto troppo sul play e si fa battere da Jerebko. Si crea così una situazione di 2 vs 1 per l’attacco. Il vantaggio viene mantenuto con la penetrazione di Jennings, pertanto Monroe ha vita facile sotto canestro.
FASE DIFENSIVA
Contrariamente a quanto molti si aspettavano la squadra ha giovato del taglio di Smith anche quando sono gli altri a dover attaccare. Intensità e atletismo sono le due parole d’ordine, che sono alle base dei recenti successi difensivi della franchigia del Michigan. Nell’ultimo mese la difesa sta subendo solo 98,4 punti a partita.
In realtà i principi tattici di Van Gundy sono rimasti gli stessi, ma era evidente come J-Smoove difendesse senza cattiveria agonistica, la quale è proprio quello che SVG chiede ai suoi. Indice di un netto miglioramento sono i dati sui rimbalzi, fondamentale nel quale i Pistons eccellono. Basti pensare che stanno raccogliendo 45 rimbalzi a partita e che i due lunghi titolari, Drummond e Monroe, stanno conquistando rispettivamente il 49,9% e il 40,8% dei rimbalzi contestati.
In conclusione, nell’eterna lotta tra pathos e logos, tra razionalità e irrazionalità, i Detroit Pistons sembrano essersi accaparrati i favori di entrambe le parti, col taglio di Josh Smith. Squadra psicologicamente al top e ostica in campo. E Chissà se basterà per arrivare a giocarsi le proprie carte ai playoff.
Per Nba Passion,
Antonio Greco

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