Quanto costeranno in termini di luxury tax ai Golden State Warriors i rinnovi di contratto di Jordan Poole e Andrew Wiggins? Dal 2023-24 gli Warriors sborseranno una cifra proiettata di 483 milioni di dollari come calcolato a Bobby Marks di ESPN, un record assoluto nella storia della tassa di lusso NBA.
Nulla che la squadra non sapesse, ovviamente. E nonostante i numeri da primato che nei mesi scorsi avevano provocato la reazione del co-proprietario Joe Lacob, la politica della ditta Warriors resta la stessa, come questo nuovo sforzo economico dimostra: non si bada a spese finché l’obiettivo concreto è continuare a vincere.
“I numeri? Li conosciamo bene“, così il presidente della squadra Bob Myers “Tutto quello che so oggi è che qui siamo dedicati solo a vincere, come abbiamo sempre fatto. Personalmente mi ritengo fortunato di fare parte di un’organizzazione che crede in questo principio. Le prove ormai non mancano“.
I Golden State Warriors non sono l’unica squadra NBA in grado di accollarsi luxury tax sempre più imponenti. LA Clippers, Brooklyn Nets e in parte Milwaukee Bucks, Boston Celtics e Los Angeles Lakers hanno sborsato cifre superiori ai 45 milioni di dollari (Lakers). Warriors, Nets e Clippers hanno “chiuso” in tripla cifra. Tra queste, è quasi consolatorio notare come ci siano 3 campioni NBA (Bucks, Warriors e Lakers) e una finalista (Celtics), dopo gli anni degli sprechi di New York Knicks e Brooklyn Nets
Golden State vedrà però in una sola stagione la tassa di lusso lievitare dai 170 milioni del 2022-23 ai 480-500 del 2023-24, salto che non ha precedenti nella storia della NBA, in un periodo di inizio di trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro tra lega, sindacato giocatori e proprietari.
La dimostrazione che davvero i Golden State Warriors, team NBA pioniere anche come proprietario unico del proprio impianto, il Chase Center, non badano a spese è stata la decisione di rinnovare il contratto di Wiggins già oggi, con un anno di anticipo sulla scadenza. Bob Myers ha raccontato di aver deciso di “prendere la palla al balzo” dopo aver raggiunto l’accordo con Poole, e dal canto suo Wiggins ha accettato una leggera ma significativa riduzione del ricco ingaggio attuale (33 milioni nel 2022-23, dal preceene contratto, ai 26 a partire dalla stagione successiva).
Un premio all’impegno e alla buona volontà del giocatore canadese, che da ex prima scelta assoluta al draft a Minnesota ha saputo sfruttare la sua seconda occasione, diventando un giocatore di ruolo di super lusso (anche per il costo) e incidendo persino su partite importanti di playoffs. Non male per un giocatore considerato solo coemun accumulatore fine a sé steso di statistiche in square perdenti.
Dal 2023 toccherà al prossimo giro di contratti. James Wiseman, lanciatissimo già dalla preseason, poi Jonathan Kuminga e Klay Thompson sono idealmente in fila per il rinnovo.
Scenario in cui Draymond Green è diventato un convitato di pietra. Difficile non leggere nel doppio rinnovo Poole-Wiggins anche un messaggio rivolto a Dray, all’indomani del pugno rifilato a Jordan Poole in allenamento dopo quello che dalle immagini era parso un banale alterco verbale. Anche Green sarà free agent nel 2023 o 2024 (ha una player option) ed è eleggibile per un’estensione.
Discorso quantomeno da rimandare a 10-12 mesi. Prima, il 4 volte campione NBA dovrà fare ammenda el suo comportamento e riconquinstare la fiducia in parte persa del gruppo, al di là delle belle parole e delle scuse pubbliche. Draymond Green è considerato, con tante ragioni, giocatore imprescindibile per il sistema offensivo e soprattutto per la difesa Warriors, e in ogni caso sia Steph Curry che Thompson sono una garanzia per il suo status in squadra.
E’ pur vero che con il rinnovo di Wiggins e la crescita di Kuminga e Wiseman, giocatori dal potenziale difensivo ancora tutto da esplorare, il “vecchio” Dray potrebbe quasi diventare di troppo, e la tentazione di sondare il mercato ed evitare un altro rinnovo di contratto che proietterebbe la luxury tax verso il miliardo di dollari (sembra un’esagerazione, ma neppure tanto), irresistibile.
Bob Myers ha dichiarato, anche in chiave Green pur senza nominarlo, di voler pensare “un anno alla volta. Se un anno fa mi aveste detto che avremmo pagato così tanto per Poole e Wiggins, non vi avrei creduto“. Ciò che alla vigilia della stagione NBA 2022-23 è chiaro è che Draymond Green non può più permettersi errori, che almeno un paio di suoi compagni giocheranno per contendergli minuti e spazio e che a 32 anni l’ideale “pagliuzza corta” potrebbe toccare a lui.

