Gli Houston Rockets vincono l’ultima gara della regular season tra le mura amiche, imponendosi con un netto 149-111 contro i modesti Phoenix Suns, ormai da tempo immemore senza obiettivi (eccezion fatta l’ormai imminente Draft Lottery) e privi degli infortunati Devin Booker e DeAndre Ayton, rimpiazzati rispettivamente da Elie Okobo e Ray Spalding in quintetto, oltre che di Richaun Holmes. I Razzi mantengono il terzo posto con 53 vittorie e 29 sconfitte, ma si giocheranno il proprio piazzamento nell’ultima giornata, in cui potrebbero scivolare al quarto posto, blindare il terzo o addirittura salire al secondo.
Dopo un primo quarto in cui gli ospiti ci tengono a farsi valere nonostante l’indubbia inferiorità tecnica (34-24 per i Rockets), i padroni di casa mettono le cose in chiaro nel secondo e vanno alla pausa lunga con un piuttosto largo +30 (77-47). Nel terzo quarto, poi, Houston aumenta di ulteriori dieci punti il proprio vantaggio già confortante, rifilando ai Suns un parziale di 40-30, per poi dare spazio alle seconde linee nell’ultimo quarto, conclusosi sul 36-32 per Phoenix.
Serata speciale, l’ennesima della sua stagione, per James Harden, che mette a referto 30 punti, 13 rimbalzi, 9 assist e 2 palle recuperate col 71% al tiro (10/14) e l’83% da dietro l’arco (5/6) in appena 29′, diventando il secondo giocatore nella storia dopo Michael Jordan a far registrare almeno 2700 punti, 500 rimbalzi e 500 assist in una sola stagione. Oltre al Barba, si mettono in luce anche Eric Gordon e Clint Capela: il primo si rende autore di 26 punti col 64% dal campo (9/14) e il 61.5% dalla lunga distanza (8/13), mentre il secondo fa registrare la doppia doppia numero 44 della stagione, chiudendo a quota 22 punti, 13 rimbalzi, 4 assist, un recupero e una stoppata col 78% al tiro (7/9).
Record di triple per gli Houston Rockets, Harden come Jordan

I Rockets segnano 27 triple contro i Suns e ritoccano il proprio record di triple in una singola partita, Harden ancora nella storia.
Bene anche gli ex di turno P.J. Tucker, che in difesa dà il solito contributo a dir poco utile e si fa valere anche in attacco, mettendo a referto 12 punti, 2 rimbalzi, 2 assist e un recupero col 44% da tre (4/9), Danuel House, autore di 13 punti, 6 rimbalzi, un assist, una palla recuperata e una stoppata col 71% dal campo (5/7) e il 75% dalla lunga distanza (3/4) in 22′, e Austin Rivers, che chiude con 10 punti, 5 rimbalzi e un recupero col 44% dal campo (4/9) e il 40% da tre (2/5) in 23′ in uscita dalla panchina. Questi ultimi due ormai sono sempre più indispensabili per gli Houston Rockets, le cui rotazioni sono tornate ad essere profonde e efficienti.
Nella second unit, si mettono in luce Nenê, Kenneth Faried, Gary Clark e Iman Shumpert, che portano punti pesanti: 10 punti, 3 rimbalzi, 3 assist e una stoppata col 57% al tiro (4/7) in 15′ per il centro brasiliano classe ’82, 7 punti, 3 rimbalzi e una stoppata col 75% dal campo (3/4) in 8′ per l’ex Nuggets e Nets e 6 punti e 4 rimbalzi col 50% da dietro l’arco (2/4) in 8′ e 5 punti e un rimbalzo col 40% al tiro (2/5) in 21′ per l’ex Knicks, Cavs e Kings. Gli Houston Rockets stabiliscono il record di triple segnate da una squadra in una singola partita, segnandone 27 col 47% al tiro (27/57).
Tra le file dei Suns, invece, ben 6 i giocatori in doppia cifra, tra cui spicca il sempiterno Jamal Crawford, che mette a referto ben 27 punti, 4 rimbalzi, 6 assist e un recupero col 53% dal campo (9/17) e il 50% da dietro l’arco (4/8) in 27′ in uscita dalla panchina. 12 punti, 9 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi e una stoppata per Josh Jackson, 12 punti, 3 rimbalzi, 4 assist e un recupero per Elie Okobo e 19 a testa per Dragan Bender e Mikal Bridges (il primo fa registrare anche 8 rimbalzi e una steal, il secondo cattura 6 rimbalzi e smazza 2 assist). L’altro ex di turno, il rookie De’Anthony Melton, si ferma a 12 punti, 4 rimbalzi e 6 assist in 22′.

