Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiCorsa finita per i Clippers griffati Kawhi: anamnesi di un fallimento tutt’altro che annunciato

Corsa finita per i Clippers griffati Kawhi: anamnesi di un fallimento tutt’altro che annunciato

di Lorenzo Brancati

Quello che i Los Angeles Clippers di Kawhi Leonard si stanno trovando a fronteggiare è uno scenario che ad inizio stagione, così come fino a poche settimane fa, sarebbe stato difficilmente pronosticabile. E a giudicare dall’orgogliosa e superba sicurezza con cui i membri stessi della squadra hanno sempre parlato, e sparlato, deve essere stato davvero un fulmine a ciel sereno.

La saga dei losangelini ha inizio più di un anno fa, durante la free-agency 2019, quando si assicurarono proprio Leonard: il fresco MVP delle Finals tenne tutto il mondo con il fiato sospeso, per poi abbandonare la squadra che aveva appena portato al titolo, i Toronto Raptors. La costruzione del roster è poi proseguita rispondendo ad una sua richiesta specifica, secondo alcuni condizione fondamentale per la firma stessa sul contratto: Paul George.

L’allora membro degli OKC Thunder veniva da un corposo rinnovo di contratto firmato nel 2018, che nonostante le deludenti prove playoffs lo aveva reso un idolo cittadino. Letteralmente, ad Oklahoma City si era istituito il 7 luglio come “Paul George Day”. Nonostante l’affetto ricevuto e le promesse fatte, poi evidentemente non mantenute, il numero 13 rispose prontamente alla chiamata di Kawhi richiedendo uno scambio verso i Clippers.

L’affare sembrò già all’epoca sbilanciato e pericolosamente simile ad altri terminati in disastro nel passato, chiedere ai Brooklyn Nets, ma fu generalmente visto come lecito per una squadra che diventava così una delle due o tre candidate assolute per il titolo. Per farla breve, da Los Angeles partirono Shai Gilgeous-Alexander, Danilo Gallinari e ben cinque scelte future al Draft. Ma andiamo con ordine.

I Clippers, da favoriti chiassosi a flop assoluto

Agguantate così le due stelle tanto agognate, rinunciando allo stesso tempo alle proprie scelte future, sicuri di avere davanti diverse stagioni di successi, i Clippers hanno iniziato ad approcciare la stagione 2020. Oltre a Leonard e George, il roster poteva vantare uomini d’esperienza come Patrick Beverley, una panchina profonda capitanata da Lou Williams e Montrezl Harrell e diversi giocatori di rotazione interessanti.

Los Angeles Clippers

I Los Angeles Clippers al media day 2019

Tra gli uomini chiave nominati, di certo, i caratteri sobri e semplici da gestire sono apparsi subito pochi. Non a caso, fin dalle primissime settimane i “nuovi Clippers” presero personalmente d’assalto i social, millantando una posizione privilegiata verso il titolo ancora prima dell’inizio dei training camps. In effetti, sulla carta, la costruzione del roster era stata di quelle importanti, e i nomi senza dubbio altisonanti. Eppure, tra una chiacchiera di troppo e l’altra, la squadra non è mai decollata del tutto. Le vittorie in stagione regolare sono sempre arrivate, ma senza convincere con continuità e soprattutto trovandosi pochissime volte a pieno organico. Le giustificazioni per una squadra che in maniera così rumorosa si era affacciata tra le prime posizioni della Western Conference, comunque, non mancavano. E seppur rimanendo sempre un passo indietro, i Clippers di Kawhi non perdevano di vista i Lakers.

Il debry cittadino è poi proseguito anche negli affari della trade deadline, quando si sono assicurati Marcus Morris e Reggie Jackson in una corsa a due per migliorare la propria squadra. Se però abbiamo parlato di uno spogliatoio già di per sé di non semplice gestione, l’arrivo di un personaggio come Morris non può di certo aver aiutato.

In ogni caso, i ranghi sembravano serrati e, ancora carichi di parole da affidare ai social, Kawhi e compagni apparivano pronti ad assaltare il titolo. Ma poi è arrivato il lockdown, che a marzo ha messo tutto in pausa.

I Clippers, la costruzione della figura di antagonisti e la disfatta

L’impressione fin qui profilata, ma non esplicitamente professata, è che i Clippers si siano volutamente ritagliati il ruolo di antagonisti della lega. Tra l’attitudine social già citata e l’atteggiamento spesso dimostrato, le teste più calde del roster hanno fatto sì che il mondo li identificasse in tal modo. E se la cosa si era un po’ persa nella miriade di partite giocate e nella frenesia propria della stagione regolare, una volta che la NBA è giunta ad Olrando a ranghi ridotti e con i giocatori praticamente sempre esposti ai media è diventata impossibile da non notare.

montrezl harrell clippers

Morris e Harrell in azione

E si parla anche di fatti, ad esempio, nelle giocate difensive molto al limite di Morris ai danni di Luka Doncic, addirittura seguite da commenti, sempre social, di scherno. Ma lo sloveno non è stato l’unico bersaglio degli aspiranti “Bad Boys 2.0”: anche i Portland Trail Blazers erano diventati oggetto delle scorrazzate social di Beverley e George. E davanti a comportamenti del genere, le idee che ci si può fare sono due: grande sfacciataggine dovuta ad immensa sicurezza nei propri mezzi, o, al contrario, incredibile incoscienza che porta a parlare ben prima di dimostrare di poterlo fare.

Fatto sta che, dopo aver faticato al primo turno contro i Dallas Mavericks del sopracitato Doncic, anche orfani di Kristaps Porzingis, la corsa dei Clippers si sia interrotta in disastro al secondo turno contro i Denver Nuggets, dopo una rimonta subita da un vantaggio di 3-1 e in seguito ad una gara 7 giocata in modo a dir poco orribile da parte delle loro due stelle.

Il rischio di cucirsi addosso il vestito di antagonisti, di duri e di “cattivi” è di diventare davvero antipatici agli occhi dei più. E magari questo i Clippers lo avevano anche messo in conto, e, anzi, la loro intenzione era proprio quella di vincere e rinfacciarlo poi a tutti quegli “haters” inevitabilmente creati. Uscire però in questa maniera, dopo essersi venduti come tipi tosti, salvo poi sbriciolarsi davanti a due rimonte ed una gara 7, quasi ridicolizza quanto cercato di costruire.

Si è conclusa così la stagione della tanto superba franchigia che in molti hanno ribattezzato “the most unlikable NBA team”, la squadra meno apprezzabile della NBA. Con buona pace di quanto millantato per più di 12 mesi.

I Clippers di Kawhi dopo il 2020, quale futuro?

Al netto di quanto affrontato fin qui, i Clippers targati Kawhi ora dovranno riprendersi in fretta. L’impostazione data alla stagione non ha pagato, e anche le più recenti dichiarazioni di George riguardo “la posizione del guidatore” in gara 7 si sono rivelate dolorosi boomerang. Alcune scaramucce interne in campo e un sistema in evidente difficoltà hanno mostrato tutte le debolezze di una squadra che tanto squadra non ha dimostrato di essere.

“Non si trattava di una situazione da campioni o fallimento assoluto.” ha detto sempre George, dopo la partita stavolta. In effetti il roster verrà probabilmente riconfermato in larga parte, anche perché i margini di manovra non sono ampi. Eppure, per quanto vere possano essere le parole del numero 13, il futuro incombe sui Clippers. O meglio, il futuro al quale hanno rinunciato.

media day clippers paul george

La presentazione in pompa magna di Kawhi Leonard e Paul George

Non vincere un titolo con questo gruppo, o peggio, continuare a non sfatare il tabù delle finali di Conference, sarebbe una vera tragedia. I losangelini non possiedono una prima scelta al Draft fino al 2027, tutte sacrificate. E mentre sembra che anche Coach Doc Rivers verrà confermato, al netto di un finale di stagione tanto deludente quanto quello dei suoi uomini, l’impressione è che già la prossima annata sarà di quel tipo che George ha oggi allontanato: o si arriva in fondo o si fallisce miseramente.

E si dovrà ripartire, nel bene ma soprattutto nel male, dalla gara 7 appena persa. Perché due stelle del calibro di Kawhi e PG13 non possono permettersi di segnare 24 punti in due, senza guadagnare nemmeno un tiro libero e senza segnare nemmeno un punto nel quarto periodo.

Ora la sedicente “L.A. our way”, L.A. a modo nostro, dovrà davvero trovare un modo per scrollarsi di dosso il 2020 e cercare di dimostrare quanto annunciato per mesi e a parole.

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