La buca da cui i Los Angeles Clippers si sono tirati fuori aveva le dimensioni di un abisso, dopo gara 2 del primo turno di playoffs contro i Dallas Mavericks.
Sotto 0-2 dopo aver perso le prime due partite in casa, i giochi per i Clippers sembravano fatti. Almeno su Twitter dove era già tornato trend topic “Pandemic P” Paul George e persino il trasferimento della squadra a Seattle, lontano dalla maledizione di essere la seconda squadra di Los Angeles.
Esagerazioni. I Clippers hanno reagito, tirato meglio, cavato finalmente del basket utile dai giocatori di contorno al duo Leonard-George (Marcus Morris, Nic Batum, Reggie Jackson, Terance Mann, persino Luke Kennard), Kawhi Leonard dopo gara 1 è tornato quello del 2019 a Toronto, o quello candidato MVP ai San Antonio Spurs.
I Mavs hanno nel frattempo visto le loro percentuali al tiro abbassarsi, anche grazie agli aggiustamenti difensivi di coach Tyronn Lue che ha scelto quintetti più piccoli e mobili, senza Serge Ibaka (ancora KO) e Ivica Zubac.
Ne è uscita una rimonta da 0-2 e da 2-3, perfetta per lasciarsi alle spalle il crollo della bolla di Orlando e un’uscita al primo turno che avrebbe avuto effetti devastanti. Ora per gli LA Clippers ci sono gli Utah Jazz e una semifinale di conference tutta da giocare.
Tyronn lue, dal canto suo, ha vinto la sua quarta gara 7 in carriera da allenatore, il suo record è di 4-0: “Lo scorso anno non conta, la bolla non c’è più, finiamola di guardare al passato“.
Nicolas Batum, uno dei tanti veterani che ha saputo dare il suo contributo nella serie, ha visto in gara 3 il momento di svolta: “Eravamo sotto 30-11 e con una buona possibilità di finire spazzati via. E lì ci siamo dimostrati resilienti e abbastanza tosti da resistere, non potevamo proprio uscire così, siamo una squadra troppo buona per permetterlo. Lo abbiamo dimostrato“.
“I Mavs ci hanno costretto a giocare 48 minuti su 48 in 7 partite, ci hanno spinto al limite. Al contrario dello scorso anno abbiamo resistito perché sapevamo che cosa avremmo dovuto fare per vincere“, così Paul George “Kawhi Leonard è stato grandissimo, Reggie Jackson, Marcus Morris sono stati grandissimi, tutti abbiamo giocato duro e in modo altruista. E l’abbiamo spuntata“.
Clippers, Reggie Jackson: “Parte tutto da Kawhi Leonard”
Ai Los Angeles Clippers va dato atto di aver rispettato con i fatti i loro proclami di “serenità”, anche con le spalle al muro nella serie. Il mantra “non è la bolla”, quasi imposto da coach Lue, ha funzionato, assieme alle scelte dopo gara 2 di lasciare in panchina Pat Beverley e Rajon Rondo per affidarsi a Jackson (39% al tiro da tre su 8 tentativi), Morris e Terance Mann. In gara 7 Lue ha anche azzeccato la scelta di gettare nella mischia Luke Kennard, per lui due triple importanti tra terzo e quarto quarto e buon playmaking secondario per una squadra priva di una point guard (Rondo a parte) di ruolo.
“Tutto è partito da Kawhi Leonard“, riconosce Reggie Jackson “Dalla sua mentalità e da come è entrato in campo oggi. Ci ha guidati da subito ed è partito forte, attirando tutta la difesa su di sé“.
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