In una trade a tre team di quelle destinate a far parlare per anni, Luka Doncic lascia i Dallas Mavs e passa ai Los Angeles Lakers in cambio di Anthony Davis, nello scambio coinvolti anche gli Utah Jazz.
Doncic, Maxi Kleber e Markieff Morris passano dunque ai Lakers, che spediscono ai Mavericks Anthony Davis, Max Christie e la prima scelta al draft NBA 2029 dei gialloviola. Gli Utah Jazz ricevono nello scambio Jalen Hood-Schifino dai Lakers, una seconda scelta al draft NBA 2025 proveniente dagli LA Clippers e una seconda scelta sempre allo stesso draft dei Mavs.
Una trade che nessuno aveva visto arrivare nei circoli NBA, e che il Gm dei Dallas Mavs Nico Harrison ha motivato con la necessità di aggiungere a roster un difensore d’elite come Anthony Davis: “Sono convinto che sia la difesa a vincere i titoli e noi volevamo aggiungere con Davis un difensore da All-NBA che ci darà le chance maggiori di vincere. Stiamo costruendo per vincere ora e in futuro“. Secondo quanto riportato da ESPN, a Dallas erano diventati forti i timori per la tenuta fisica a lungo termine di Luka Doncic, che è al momento infortunato e rienterà forse prima della pausa per l’All-Star Game di metà febbraio, a causa di uno stiramento al polpaccio.
Preoccupazioni e “frustrazione” per la mancanza di disciplina mostrata da Doncic nel seguire una dieta e una preparazione adeguata, scrive sempre ESPN. Anche prima di farsi male in questa stagione, i Mavs sarebbero stati preoccupati per lo stato di forma del fuoriclasse sloveno che quest’anno ha giocato sole 22 partite a causa dell’infortunio rimediato a Natale.
Solo nel 2024 con Doncic e Kyrie Irving i Mavs avevano giocato e perso per 4-1 le NBA Finals contro i Boston Celtics. Doncic sarebbe diventato eleggibile a partire dal 2025 per un’estensione al supermassimo salariale che potrebbe toccare i 350 milioni di dollari complessivi, altro fattore evidentemente di preoccupazione a Dallas. Ora Luka farà coppia con LeBron James ai Lakers, un tandem di giocatori per certi versi simili per caratteristiche come lo stile e la creazione di gioco, sicuramente un’accoppiata da seguire con attenzione. E senza Anthony Davis i Lakers si ritrovano senza un lungo di ruolo, elemento che fa pensare come il mercato per i gialloviola possa non essere finito qui. Coi Lakers, Doncic potrà firmare “solo” un’estensione al massimo salariale che lo terrà sotto i 300 milioni complessivi in 5 anni, per via delle regole salariali NBA: Luka era il designated core player dei Mavs, che dava allo sloveno la possibilità del cosiddetto supermax contract.
Anthony Davis si trasferisce invece ai Mavs dove farà coppia con Kyrie Irving in una squadra profonda, ma che ha dovuto incassare in questa stagione le notizie degli infortuni di Kleber stesso, di Dereck Lively II e di Doncic. E che ora, dopo una trade così scioccante per certi versi, potrà puntare di nuovo in alto nella Western Conference. Il contratto di Davis prevedeva anche una cosiddetta trade kicker che avrebbe innalzato del 15% il valore del suo restante contratto in caso di scambio, clausola a cui il giocatore avrebbe invece rinunciato per favorire lo scambio. A conti fatti, i Mavs scenderanno così al di sotto della soglia della luxury tax di circa 600mila dollari, altro fattore da considerare.
Al momento della trade i Los Angeles Lakers sono quinti in classifica a Ovest con 28 vittorie e 19 sconfitte dopo il successo per 128-112 in trasferta contro i New York Knicks, partita in cui Davis non ha giocato per infortunio. I Mavs (26-23) sono invece ottavi a Ovest e stanno giocando dal Christmas Day senza Doncic, come sopra citato.
Nelle ultime due stagioni i Dallas Mavericks, va ricordato, hanno cambiato in gran parte proprietà con l’arrivo della famiglia Adelson-Dumont che nel 2023 ha acquisito il pacchetto di maggioranza della squadra dalle mani di Mark Cuban. E quindi in parte recidendo i legami col management e soprattutto il proprietario – Cuban appunto – che avevano fatto di Luka Doncic il nuovo volto e simbolo della franchigia. Nel 2022 i Mavs avevano promosso Nico Harrison come nuovo Gm. Come riportato da ESPN, sarebbero stati i Mavs a contattare i Lakers e a proporre la trade, e i gialloviola col presidente della squadra Rob Pelinka avrebbero deciso che sarebbe stato Doncic – e non Davis – il volto della franchigia negli anni a venire. E che Dallas sarebbe stata una destinazione gradita per Anthony Davis. Né LeBron James né lo stesso Davis sarebbero stati avvertiti prima della trade, della trattativa in corso e che è stata condotta in gran silenzio dai due front office.
Una trade che i Mavs hanno portato avanti e chiuso in tempi brevi con molta decisione, quasi cinismo nei confronti di un giocatore come Luka Doncic che era diventato il simbolo della franchigia e l’erede ideale di Dirk Nowitzki. E che potrebbe incoraggiare altre squadre a non considerare così incedibili giocatori che fino a un giorno fa erano ritenuti tali, per anticipare quando possibile dei “mal di pancia” di superstar scontente che possano chiedere di essere cedute al momento sbagliato, come ad esempio ha fatto Jimmy Butler con i Miami Heat. Col risultato di danneggiare il valore di mercato di questi tipi di giocatori, con lo status di star e superstar. Colpisce soprattutto come, una volta deciso che Luka Doncic non sarebbe stato il giocatore giusto per il futuro, i Mavericks non abbiano voluto aprire un’asta al rialzo mettendolo chiaramente sul mercato ma abbiano approcciato subito e solo i Los Angeles Lakers. Il front office di Dallas ha evidentemente individuato nel solo Anthony Davis il giocatore più adatto alle necessità attuali della squadra.
La trade Doncic-Lakers come sarà ricordata, rappresenta inoltre un altro capitolo della “guerra fredda sportiva” tra franchigie e proprietari, e i grandi giocatori che negli ultimi anni hanno acquisito e si sono resi conto del grande potere contrattuale che detengono. Le nuove regole salariali, in vigore dal 2024 e che hanno introdotto una forma più rigida di hard cap (il temuto second tax apron), hanno inoltre modificato il panorama e reso ancor più oneroso e complesso per le franchigie accettare di pagare a lungo delle cospicue tasse di lusso per mantenere dei roster di alto livello.

