Inizia nel secondo quarto della partita tra Lakers e Timberwolves il nuovo capitolo della carriera NBA di Isaiah Thomas, richiamato in tutta fretta dalla G-League da LA per coprire le assenze di Avery Bradley, Talen Horton-Tucker e Austin Reaves, tutti fermati dal protocollo NBA anti Covid.
Thomas aveva appena fatto in tempo a esordire con 42 punti con i Grand Rapids Gold di G-League, la squadra satellite dei Denver Nuggets. Quindi la chiamata dei Lakers con un contratto di 10 giorni, e l’esordio in stagione.
I Los Angeles Lakers hanno poi perso la partita (110-92) e rischiano di aver perso purtroppo anche Anthony Davis per un periodo ancora da stabilirsi, a causa di un infortunio al ginocchio sinistro. Una partita giocata in condizioni particolarissime per entrambe le squadre, mentre la NBA fa la conta dei giocatori che si debbono fermare per Covid ogni giorno.
Russell Westbrook non avrebbe ad esempio dovuto giocare, fermato appena 24 ore prima e quindi “liberato” a seguito di altri test, così come Malik Monk. L’eroe di Dallas Austin Reaves era invece pronto per giocare a Minneapolis, salvo poi essere stoppato a poche ore dalla palla due.
In un clima del genere, Isaiah Thomas ha giocato 22 minuti e segnato 19 punti con 5 su 12 al tiro. I primi due punti sono arrivati dalla lunetta, gran parte del bottino è invece arrivata nel quarto quarto con la partita già in controllo dei Timberwolves e con i Lakers con il pensiero rivolto alle condizioni di Anthony Davis.
“Il momenti più strano è stato quando sono entrato, e il pubblico mi ha salutato e applaudito. Ed eravamo in trasferta” così Thomas dopo la partita “Sono momenti che per me contano in modo particolare, più di ogni altra cosa perché vedo che la gente rispetta ciò che sono e l’impegno che ci metto“.
Lakers, Vogel: “Situazione pazzesca con i protocolli”
Per Isaiah Thomas è dunque iniziata la seconda volta in maglia Lakers in carriera, dopo la parte di stagione 2017\18 giocata a LA a seguito della trade con i Cleveland Cavs. L’esordio di IT è stato solo uno degli eventi particolari di una serata che coach Frank Vogel ha definito “pazzesca” per via dei protocolli anti Covid.
“Mai visto nulla del genere prima, mai vissute situazioni così da quando alleno, arrivare alla partita e scoprire chi c’è e chi invece è fuori, così. I protocolli sono delicati e complessi, la NBA si perita di esaminare caso per caso e poi ti dice che cosa puoi o non puoi fare. Malik Monk ad esempio era stato autorizzato a viaggiare con la squadra, ma non è ancora fuori dai protocolli del tutto e quindi non ha potuto giocare. Pensavo avrebbe potuto, ma così non è stato“.
“Sappiamo che nel mondo dello sport c’è chi preme sul fatto che un giocatore positivo ma vaccinato e senza sintomi potrebbe giocare (…) ma la realtà è che sappiamo tutti perché non è possibile, Ma c’è frustrazione, questo si, ed è anche comprensibile ed è solo voglia di giocare, esserci“.


1 commento
Bentornato campione!