Home NBA, National Basketball AssociationLeBron JamesLeBron spegne 37 candeline, ma rimane sempre a caccia di nuovi traguardi

LeBron spegne 37 candeline, ma rimane sempre a caccia di nuovi traguardi

di Giacomo Brogi
lebron james vogel

Come passa il tempo quando ci si diverte eh? Da appassionato di basket, mi sembra ieri quando i Miami Heat dei big three avevano conquistato per 4 volte consecutive le finals NBA, vincendone due nel 2012 e nel 2013 o quando i Cleveland Cavs portarono a casa il loro primo storico anello nel 2016 al termine di una delle serie più belle di sempre, culminata con la clamorosa rimonta da 1-3 a 4-3 ai danni dei Golden State Warriors capaci di vincere 73 partite in regular-season durante quell’annata. Il protagonista di tutti questi successi è stato naturalmente quel ragazzino di Akron, che a 16 anni aveva già gli occhi di mezzo mondo per via delle sue splendide partite alla high school, e che anche adesso, più di 20 anni dopo, continua a stupire e a regalare emozioni a tutti noi. Ebbene si, LeBron James oggi compie 37 anni, e alla sua diciannovesima stagione NBA sta viaggiando ancora a cifre decisamente assurde. E come ulteriore regalo di compleanno nella notte si è voluto concedere una super prestazione fatta di 37 punti, 11 rimbalzi e 7 assist, che non ha salvato però i suoi Lakers dalla sconfitta contro i Grizzlies di un Ja Morant a dir poco scatenato (41 punti, 10 rimbalzi, 2 assist, 2 recuperi, 2 stoppate con 6 su 7 dall’arco).

Giocatore completo e che mette sempre d’accordo tutti

Nel corso della sua lunga carriera il re ha dovuto affrontare sfide non banali, la più difficile delle quali è stata riportare una squadra a terra come i Cavs nell’olimpo del basket mondiale. Ma in ogni situazione in cui si è ritrovato è riuscito sempre a riportare entusiasmo e vittorie ai suoi team, giocando con una mentalità e uno spirito di squadra che lo ha contraddistinto nel corso degli anni. Ovunque mette piede, e ovunque riscuote successo. Nonostante l’annata dei  Lakers quest’anno non sia cominciata granché bene, LeBron sta viaggiando ad oltre 27 punti, 7 rimbalzi e 6 assist di media a partita, trascinando la sua squadra comunque in zona playoffs e dimostrando un atletismo e una costanza davvero inimmaginabili per uno della sua età.

Che dire, è un robot. Qualsiasi cosa dice di fare, la ottiene” dichiara Malik Monk. Per Jason Kidd invece LeBron incarna la perfetta rappresentazione del successo.

E il fattore infortuni?

Nel corso della sua carriera, sono sempre stati un problema minore per lui, abituato a giocare quasi tutte le partite di regular-season e i playoffs a pieno ritmo. Tuttavia sia in questa che nella scorsa stagione, il re ha dovuto fare i conti, forse per le primissime volte in carriera, con questa fastidiosissima grana.  Perché si, anche un uomo apparentemente indistruttibile come lui può spezzarsi. Anno scorso, con la sua assenza causa infortunio alla caviglia subito a fine marzo, per via del quale il re ha dovuto saltare ben 20 partite, i Lakers sono scivolati dal primo al settimo posto in classifica e hanno disputato una stagione al di sotto delle aspettative. Lo stesso è accaduto in alcuni momenti dell’attuale. Per evitare di ricadere in questo gioco, LeBron dovrà stare molto attento e monitorare il suo corpo. E lo sta facendo grazie a una serie di fattori molto importanti, che sono innanzitutto un’energia atletica che probabilmente nessun altro grande campione NBA sognava di poter avere, e poi investendo tempo e denaro negli allenamenti individuali, nella prevenzione della forza,  nel recupero e nella salute generale. Con tutto ciò a disposizione, anche a 37 anni può ancora competere ad alti livelli in NBA. Perché a quell’età un giocatore solitamente o si è già ritirato o ha aspettative molto basse, e non certo quella di poter trascinare ancora la propria squadra al titolo. Ma LeBron sa che non può permettersi tutto ciò, in una lega in cui hanno cominciato a giocare quest’anno anche due ex-compagni di high school di suo figlio Bronny (Ziaire Williams e Brandon Boston Jr).

 
 
 
 
 
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E adesso la mente del numero 6  è anche verso il record di punti realizzati in NBA. LeBron si trova al terzo posto in questa speciale classifica, e già quest’anno, se in salute e in condizione,  potrebbe superare Karl Malone. Deve realizzare circa 20 punti nelle prossime 45 partite. Per raggiungere Kareem Abdul-Jabbar invece, che naviga al comando, dovrebbe realizzare 20 punti in circa 120 partite. Se così fosse nel 2024, anno in cui raggiungerebbe il mitico traguardo delle 40 candeline, potrebbe finalmente coronare il sogno di una vita e dimostrare a tutti la sua immensa forza.  Nonostante sia un giocatore che privilegia il gioco di squadra, avendo sempre un occhio di riguardo verso i suoi compagni, (“non devo per forza segnare per aver impatto ed essere efficace, ma contare anche sulla squadra” ha dichiarato recentemente) il re è molto affezionato agli innumerevoli traguardi che ha raggiunto, immortalando sempre i suoi successi nei suoi profili social.

LeBron James parla del suo ritiro: “Capirò quando sarà il momento”

LeBron non vuole pensarci, anche se è consapevole di non essere più un ragazzino e di essere ormai arrivato a un punto focale della sua carriera. L’obiettivo sarà, a mio avviso, quello di aspettare l’ingresso di suo figlio Bronny nella NBA, giocare almeno un anno insieme a lui, e poi lasciargli il testimone. In una recente dichiarazione ha affermato: “Onestamente non ci penso troppo, perché sto giocando ancora ad un livello molto alto. Sono al mio diciannovesimo anno nella lega e sicuramente non potrò giocarne altri 19. Sono dall’altra parte della collina, vediamo dove mi porterà il gioco, il mio corpo, la mia mente. Finché sono freschi, sani e rimangono connessi posso giocare. Poi me lo diranno quando sarà il momento. E quando arriverà, mi andrà bene.”

Un giocatore unico, che passa una volta ogni 50 anni, ma che ha saputo mescolare esplosività, forza, energia e intelligenza, dando vita ad un nuovo corso nella lunga e gloriosa storia della lega. Tutto ciò lo rende uno spettacolo sia dentro che fuori dai campi. Al momento sono 62000 i minuti disputati in totale tra regular season e playoffs e saranno destinati nuovamente ad aumentare. Ed anche se la fine probabilmente si avvicina ed ogni giorno il suo ritiro sarà più vicino, godiamoci, finché ancora ce lo abbiamo, tutta la sua straordinaria personalità e il suo immenso talento. Perché LeBron si può amare o odiare, ma quando arriverà il momento dell’addio sono convinto che mancherà a tutti. Intanto tanti auguri King!

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