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Utah Jazz-Derrick Favors, il ritorno è possibile?

di Gabriele Bozzetti

La free agency NBA 2020 dovrebbe iniziare a novembre, dopo il draft del 18, manca dunque poco più di un mese e si iniziano a delineare le strategie delle varie franchigie e, anche se questa off-season non si preannuncia “rovente”, si sta già assistendo a qualche mossa in questa partita a scacchi. La scacchiera è pronta a veder muovere le sue pedine.

C’è un tavolo che sembra particolarmente attivo: seduti ci sono gli Utah Jazz, i New Orleans Pelicans e il protagonista, il big man della franchigia della Luisiana, Derrick Favors.

Il futuro di Derrick Favors

Sono insistenti le voci che parlando di un “back home” del prodotto di Georgia Tech a Salt Lake City. Derrick Favors era stato scambiato via sign and trade tra le due franchigie in cambio di alcune scelte al secondo turno.  Sembra infatti concreto, come riportato da Tony Jones di The Athletic, un interesse reciproco tra gli Utah Jazz e il giocatore.

Appare difficile, anche se non improbabile, un rinnovo da parte dei Pelicans visto la buona crescita e l’ottimo rendimento di Jaxson Hayes. L’ottava scelta al draft dello scorso anno si sta rivelando sicuramente più futuribile rispetto al 29enne di Atlanta. Anche se la prospettiva di giocare con Zion Williamson e company, in un roster pieno di talento, con possibilità forse più concrete di essere una contender rispetto a Utah, potrebbe essere un’idea allettante per il talento dei Pelicans.

Favors ha già disputato con i Jazz ben 9 stagioni, questo quindi potrebbe essere un ritorno in quel di Utah più che gradito. Mettendo a referto una media di 9 punti, quasi 10 rimbalzi e più 1 assist a partita, ha dimostrato di essere un fattore su due lati del campo, cosa che farebbe sicuramente comodo ai Jazz.

Perché gli Utah Jazz hanno bisogno di Derrick Favors?

Il motivo è essenzialmente uno, la difesa.

“Abbiamo perso un po ‘di integrità difensiva”, ha detto recentemente ai giornalisti, tra cui Eric Walden del Salt Lake Tribune, Dennis Lindsey, GM degli Utah Jazz. “… Chiunque abbia integrità difensiva nella propria posizione, può essere un difensore attivo e atletico, sarà qualcuno che potrebbe interessarci, soprattutto se non compromette lo spazio salariale.”

Le problematiche difensive sono state particolarmente evidenti nella serie contro Denver al primo turno di playoffs, dove i Nuggets sono riusciti a ribaltare un 3-1 imposto in precedenza da Mitchell e compagni. Nonostante uno dei difensori più forti della lega come Rudy Gobert, Difensore dell’anno in back-to-back delle stagioni 2018\19, i Nuggets hanno avuto vita facile, soprattutto Murray e Jokic sono sembrati troppo forti per la difesa dei Jazz, i quali hanno concesso troppo spazio all’attacco di Denver.

La 3° scelta al draft del 2010 sembra quindi un buon pezzo da inserire nel puzzle dei Jazz.

Alcune difficoltà per gli Utah Jazz

Una difficoltà potrebbe trovarsi nella convivenza con il centro titolare, impossibile infatti un utilizzo ridotto di Gobert, troppo importante per la franchigia dello Utah.

Un’ulteriore difficoltà potrebbe rivelarsi nello stipendio del giocatore, Favors ha percepito nel 2019\20 un ingaggio da 17 milioni e mezzo di dollari. Gli Utah Jazz già al di fuori del salary cap possono riottenere i suoi servigi grazie alla Mid Level Exception (eccezione grazie alla quale una franchigia può ingaggiare un giocatore nonostante superi il salary cap, tetto massimo per gli stipendi imposto dalla NBA).

A questo punto però la domanda è: vale la pena utilizzare un’eccezione per un giocatore che non potrà essere titolare e giocare tra i 15 e 20 minuti a partita?

Ai posteri l’ardua sentenza.

In attesa dello “scacco matto” che deciderà il futuro di Derrick Favors, ciò che è certo è che il 29enne giocherà dove “Jazz” fa parte del nome della formazione oppure nella città dove il Jazz è una religione.

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