29 aprile 2015. Al Fed-ex Forum di Memphis il pubblico di casa esulta per la vittoria dei propri beniamini, che chiudono 4-1 una serie di playoff mai apparsa realmente in bilico. Il merito è sicuramente della straordinaria difesa dei Grizzlies, in grado di spazzare via dei Portland Trail Blazers irriconoscibili, falcidiati dagli infortuni e quasi consapevoli in anticipo del loro destino. Ma in una serie che finirà per stabilire la fine del ciclo di Lamarcus Aldridge a Rip City, si pongono già le fondamenta per il successivo, il tutto grazie a un ragazzotto col numero 3 che corrisponde al nome di Christian James McCollum.
Alla vigilia del draft NBA 2013 i dubbi su McCollum erano principalmente due: ruolo (bloccato a metà tra il ruolo di point-guard e quello di guardia tiratrice) e soprattutto infortuni, avendo saltato metà della sua ultima stagione a causa di un piede rotto. Quest’ultima “red-flag” era particolarmente preoccupante per una franchigia storicamente sfortunata nell’affidarsi ai giovani come i Blazers. Lo testimoniano i casi di Bill Walton e Sam Bowie, ma anche le più recenti storie di Brandon Roy e Greg Oden; tutti talenti cristallini, ma mai sbocciati per via di problemi fisici, dando vita a una leggenda su una “maledizione” che aleggia sulla franchigia dell’Oregon.
Nonostante tutto, rinunciare ad un giocatore come CJ alla decima scelta del draft sarebbe stata follia pura, e così la guardia originaria dell’Ohio si dirige a Rip City per dare il via alla sua carriera NBA, che partirà solo a Dicembre per via di una ricaduta dell’infortunio al piede citato precedentemente. Mentre molti scherzano riguardo una nuova vittima colpita dalla “maledizione”, il rookie fa il suo debutto, ma nonostante alcune prestazioni incoraggianti è molto chiuso nelle rotazioni da due elementi imprescindibili per coach Stotts come Damian Lillard e Wesley Matthews.

Le cose cambiano improvvisamente quando il 5 marzo 2015 Matthews si rompe il tendine d’achille nella gara casalinga contro i Dallas Mavericks. Il minutaggio del numero 3 sale vertiginosamente insieme alle sue responsabilità offensive e i risultati si vedono subito: CJ raddoppia la maggiorparte delle sue voci statistiche rispetto alla parte iniziale della stagione, e, nel primo turno dei playoffs, nonostante la bruciante eliminazione subita, è uno dei pochi a tenere testa agli avversari, mantenendo 17 punti ad allacciata di scarpe nei 5 incontri disputati.
Con le partenze di giocatori fondamentali come Aldridge, Batum e lo stesso Matthews durante l’off-season 2015 CJ ha finalmente spazio per mettersi in mostra. Risultato? Innanzitutto 21 punti a partita, il triplo rispetto alle prime due stagioni, a cui vanno aggiunte un’intesa strabiliante con Lillard e, soprattutto, una sicurezza nei propri mezzi quasi contagiosa per i suoi compagni.
Attualmente il premio di Most Improved Player (il giocatore più migliorato rispetto all’annata precedente) ha già il suo nome sopra, e difficilmente cambierà entro la fine della stagione.
A soli 24 anni, CJ McCollum è già una delle migliori guardie di tutta la lega, e continua a migliorare giorno dopo giorno, partita dopo partita. Viene da chiedersi dove possa arrivare continuando di questo passo.
In tutto questo, un certo Neil Olshey, il GM che ha scommesso su McCollum un paio di stagioni fa, se la ride di gusto. E come biasimarlo? Non è da tutti riuscire a sfuggire alla “maledizione” dei Blazers al draft NBA.

