Una lunga e impegnativa settimana ha visto gli Houston Rockets di coach McHale alternare 2 vittorie e 3 sconfitte, per un totale di 5 partite, facendo scivolare quest’ultimi nella 5 posizione delle Western conference a cavallo tra Dallas e Clippers.
Incontri
Le 2 vittorie sono arrivate rispettivamente al Toyota Center, prima contro i rivali Thunder – carichi in seguito alla vittoria contro i Jazz e pronti a riscattarsi dopo le amare sconfitte a Oakland e Sacramento – battuti per 112 a 101 e contro gli Indiana Pacers di Roy Hibbert per 110-98.
Nonostante i 24 punti e i 10 rimbalzi del MVP della scorsa stagione abbiano cercato in tutti i modi di tenere a galla gli sbandati Thunder e sebbene Oklahoma sia stata quasi sul punto di riagguantare i Rockets prima della pausa (conclusasi per 64-53), l’impressionante parziale rifilato da Houston di 40-18 del primo periodo ha dato modo a Harden e compagni di controllare e gestire sempre la gara. Per quanto infatti le percentuali dei compagni non siano state delle migliori, i 31 punti di Harden e l’apprezzabile prova di Josh Smith da 13 punti in 19 minuti dalla panchina sono stati sufficienti per ottenere un’importante vittoria in chiave playoff.
Quattro giorni dopo contro gli Indiana Pacers: stesso campo, storia simile. Lunedi notte Hibbert e compagni rimanevano tutto sommato a contatto dei texani fino alla pausa, che vedeva Houston condurre per 55-45 il risultato. Dopo l’intervallo però è stato ancora una volta l’idolo di casa – il Barba, che ha chiuso con 45 punti la sua gara – a spezzare la partita rifilando al 30esimo minuto 2 triple dall’arco in due possessi consecutivi. Queste ultime, seguite da altrettanti 2 possessi – prima una tripla di Brewer e poi una transizione ben eseguita da Smith – che hanno fatto letteralmente esplodere i tifosi del Toyota Center e hanno permesso di assestare un parziale di 15-8 che sarebbe stato ancora più cruciale se la tripla realizzata da Harden da ben 8 metri un’istante dopo la sirena del terzo periodo fosse stata messa a referto. A questo punto il margine ha dato modo a coach McHale di estendere le rotazioni anche alle seconde linee fino a condurre, senza troppi imprevisti e difficoltà, il risultato sul 110-98.
Tuttavia, tanto soddisfacenti paiono le vittorie quanto difficili da digerire le 3 pesanti sconfitte rimediate rispettivamente a Orlando e contro la capolista Golden State. Se nella prima gara nulla hanno potuto fare i 23 punti e 8 rimbalzi di Howard contro un monumentale Oladipo da 32 punti e 63% dal campo, molto più complessi da accettare sono i risultati della seconda e terza partita avvenute a Houston ed Oakland. Nella prima, apparentemente in bilico fino all’inizio della ripresa del 3 periodo – dopo la quale i Warriors di Stephen Curry, pigiando sul pedale dell’acceleratore, hanno de facto chiuso i conti e le porte di una possibile rimonta – i rockets sembrano aver risentito dei tanti minuti che li hanno visti protagonisti nel corso della settimana,oltre ovviamente a pagare dazio a causa della bassa precisione al tiro del loro leader. La seconda invece, fuori casa, è di fatto durata ancora meno. Dopo il parziale del secondo periodo di 30 a 13 a favore degli Splash Brothers e compagni nulla è servito il tardivo tentativo di rientrare in partita nell’ultimo periodo da parte dei Rockets. Ancora una volta è praticamente il solo Harden, eccezion fatta anche per la discreta prestazione dalla panchina di un Corey Brewer da 20 punti e 6 assist, ad essere intenzionato a portare un risultato utile a casa ed immolarsi per la squadra, realizzando 33 punti e 6 assist nella sua serata.
Resoconto:
Le 5 gare dei texani hanno evidenziato quello che è oramai un dato di fatto: la dipendenza dal loro leader James Harden che, oltre ad aver incantato da inizio stagione i tifosi del Toyota Center, fa ormai parte del palcoscenico dei contendenti al titolo di MVP della lega. Il Barba, oltre a viaggiare a 27,2 PPG e 6,7 APG è il metro di misura dell’intera squadra. Lo evidenzia la statistica che vede gli Houston Rockets quasi imbattibili con Harden oltre i 30 punti e invece addirittura insuperabili con lo stesso oltre i 10 assist e gli 8 rimbalzi. Non c’è quindi da stupirsi che due delle tre sconfitte della settimana abbiano visto registrare un tabellino da parte della shooting guard di Houston ben al di sotto la sua media.
Tuttavia, com’è ben risaputo, aggiudicarsi con certezza un posto ai playoff è tutto fuorché un passeggiata nell’amata e odiata west coast; basti pensare che gli ex campioni NBA, i San Antonio Spurs, sono al settimo posto di questa classifica. Le inseguitrici, ormai dietro l’angolo, sembrano difatti avere tutte le intenzioni di riconquistare le posizioni dell’annata passata e non è certo un caso che nelle ultime 10 gare i Mavericks, Clippers, Oklahoma, San Antonio e Phoenix abbiano macinato 7 o ben 8 vittorie, meglio delle precedenti Portland, Memphis e la stessa Houston(record 6-4). Proprio alla luce di tutto ciò i texani, che hanno registrato diverse pesanti sconfitte dopo l’utopica pausa di Natale, non potranno più permettersi ulteriori grossi errori se l’obiettivo è quello di aggiudicarsi un posto tra le top five della Conference.
Futuro:
8th attacco della lega e 13th difesa, è ancora difficile ipotizzare la forza reale di una squadra che ha visto da poco giungere rinforzi, prima da Minnesota con Brewer e soprattutto da Detroit con Josh Smith. Se da un lato il reparto si è quantomeno rinforzato è inoltre da tener presente che, nella lista infortuni, è ancora segnato il nome di Terrence Jones, molto atteso dai tifosi, che potrebbe rivelarsi molto utile alla causa pur considerando, ovviamente, una sua totale riabilitazione e la possibilità di ritrovare un posto lasciato nelle rotazioni e ben sostituito per adesso dall’ala grande Motiejunas e dal nuovo arrivato Josh Smith.
Nel frattempo, durante la prossima settimana, Houston dovrà incontrarsi con i Dallas Mavericks, Los Angeles Lakers e con i Phoenix Suns. Proprio con questi ultimi, come oramai quasi ogni scontro che vada dalla seconda alla nona posizione della Western Conference, sarà di vitale importanza portare a casa un risultato positivo da aggiungere al proprio bagaglio di vittorie.
Per NBA Passion,
Davide Freschi

