La presenza di Stephen Curry, LeBron James, e di Golden State Warriors e LA Lakers ha aiutato, ma il commissioner NBA Adam Silver si augura che i play-in possano tornare anche per la prossima stagione.
Silver intende impegnarsi nei colloqui che attendono NBA, board of governors e NBPA per mantenere i play-in, adottando i correttivi che squadre e sindacato giocatori vorranno proporre, e si dice ottimista a riguardo: “Non è un segreto che il mio desiderio sarebbe mantenerli a lungo. Per farlo occorrono due fattori: convincere tutte e 30 le squadre, e so che per la maggior parte sono già d’accordo. L’altro sono i giocatori. Ad esempio un membro del consiglio direttivo della NBPA mi ha detto di recente che i play-in sono un’ottima idea, ma che potrebbero essere un formato un poco ingiusto. In effetti, per una squadra che arrivi settima con tanto vantaggio sull’ottava potrebbe essere punitivo dover giocare uno spareggio, così come rischiare di essere eliminata perdendo due partite“.
“Sono consapevole di questi timori ma so che al tempo stesso le squadre riconoscono che (i play-in, ndr) rendono più interessante l’ultimo mese di stagione regolare, torneo compreso. Ne vale la pena“.
Sul campo, l’obiettivo della NBA è aggiungere partite di qualità in calendario e ridurre al minimo fisiologico il numero di squadre che a un certo punto della stagione “decidano di gettare la spugna“, come detto da Silver. Una stagione 2021\22 da 82 partite, play-in e playoffs con serie al meglio delle 7 partite è estenuante al solo pensarla, ma il commissioner non si spinge a parlare di riduzione del numero di gare, argomento annoso e molto delicato perché interessa direttamente contratti TV e salari medi dei giocatori.
“La pandemia ci ha costretto alle 72 partite e a un calendario compresso (…) ma della riduzione di ben 10 partite si è parlato poco. I play-in hanno funzionato anche come incentivo per limitare le assenze dei giocatori, con più squadre interessate a giocarsela. Questo ha fatto per lo più la differenza“.

