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Adam Silver: “I Knicks? Ruolo del Commissioner non è aiutarli”

di Michele Gibin

Il ruolo del Commissioner NBA non è quello di risolvere la crisi dei New York Knicks, come spiegato da Adam Silver durante un’intervista a WFAN Radio.

Come riportato da Stefan Bondy del New York Daily News, Silver ha dichiarato come sarebbe impossibile per lui intervenire sulla attuale e disastrosa situazione dei Knicks, avviati verso l’ennesima stagione fallimentare di una crisi di risultati e di gestione ormai ventennale: “Non è il mio ruolo, non lo farei. Io lavoro per il bene di tutte e e 30 le squadre, e quindi questo vuol dire che ci saranno sempre 29 squadre ce cercano di battere questa o quella squadra. Noi, come NBA, facciamo le regole, e non è certo detto che io sappia cosa fare (con i Knicks, ndr) più di chi se ne occupa. Certo, il nostro obiettivo è avere un campo di squadre competitive sempre più largo“.

I New York Knicks sono tutt’oggi una delle franchigie NBA più famose e riconoscibili. Dalla stagione 2001\02 i Knickerbockers di James Dolan hanno giocato i playoffs NBA sole quattro volte, fallendo senza appello oggi tentativo di instaurare un ciclo competitivo in un turbinio di cambi al vertice tra dirigenza (Isiah Thomas, Donnie Walsh, Phil Jackson) e panchina (Mike D’Antoni, Mike Woodson, Jeff Hornacek, Derek Fisher, David Fizdale).

Dei New York Knicks di nuovo stabilmente competitivi farebbero le fortune della NBA dal punto di vista di marketing e visibilità, cosa di cui Silver è ovviamente consapevole: “Certo, sarebbe meglio avere una squadra vincente in uno dei mercati più grossi del Paese (New York, ndr). Quel che credo oggi però, è che con i nuovi mezzi di fruizione del prodotto, tra App, League Pass e TV nazionale, è che il mercato sia meno preponderante di un tempo. Tutti vorremmo vedere le squadre delle grandi città vincere“.

Clippers-Sterling e Hornets i precedenti

Nella NBA esistono dei precedenti in cui la lega si fosse trovata costretta ad intervenire sulla gestione di una franchigia. Nel 2014, a seguito dello scandalo Donald Sterling, storico proprietario dei Los Angeles Clippers ed inchiodato da un audio in cui manifestava i suoi pregiudizi razzisti, la NBA ed il board of governors della lega tolsero a Sterling la squadra, e condussero le operazioni di vendita all’attuale proprietario Steve Ballmer.

Nel dicembre 2010, la NBA rilevò per mancanza di acquirenti gli allora New Orleans Hornets dalle mani dell’ex proprietario George Shinn, e l’allora Commissioner David Stern agì per alcuni mesi come proprietario della squadra, gestendo la richiesta di trade della star Chris Paul e la cessione a Tom Benson, owner dei New Orleans Saints della NFL.

La “gestione Stern” degli Hornets divenne famosa nel 2011 per il rifiuto di autorizzare la trade a tre team che avrebbe portato Chris Paul ai Los Angeles Lakers di Kobe Bryant, e che avrebbe coinvolto anche Pau Gasol, Luis Scola, Lamar Odom, Goran Dragic e Kevin Martin. Paul sarebbeo poi stato ceduto ai Los Angeles Clippers in cambio di Eric Gordon, Al-Farouq Aminu e Chris Kaman.

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